LA PROTESTA

Crisi, partita la protesta dei "forconi": «300 mila tir fermi»

Ma a Pescara e Lanciano è flop

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Crisi, partita la protesta dei "forconi": «300 mila tir fermi»




ROMA. Il fermo dell'autotrasporto è scattato a mezzanotte e rischia di provocare la paralisi sulle strade.
Più di 300.000 tir fermi, annuncia il sindacato Trasportounito, «un’adesione al 90% delle aziende di trasporto merci, fra i 15 e i 20.000 uomini già presenti nei punti di concentrazione “autorizzati”. Queste le prime indicazioni sul blocco dei servizi di trasporto merci scattato dalla mezzanotte in tutta Italia.
L’iniziativa si chiama "Fermiamo l'Italia" meglio nota come la protesta dei Forconi - movimento populista neoreazionario - con volantinaggi e presidi che, almeno in Sicilia, secondo le assicurazioni del leader locale Mariano Ferro, non dovrebbero sfociare in blocchi stradali per i quali, comunque, il Garante degli scioperi ha promesso sanzioni e il Viminale tolleranza zero. Per evitare qualsiasi tipo strumentalizzazione e segnare con forza la sua autonomia Trasportounito ha invitato tutti i suoi associati al pieno rispetto delle indicazioni delle Prefetture.
La giornata clou sarà proprio quella di oggi: autotrasportatori ma anche lavoratori di altri settori e cittadini sono pronti a scendere in strada per protestare contro la crisi e i poteri forti, chiedendo di fatto l’uscita dall’euro e il ritorno alla lira ma soprattutto le dimissioni di tutta la classe politica nazionale, presidente della Repubblica compreso.
Dalle ventidue di domenica sera - secondo le informazioni raccolte sul web dai siti dei promotori dell'agitazione che potrebbe paralizzare l'Italia - ci saranno manifestazioni in tutta Italia: a Udine a Piazzale Osoppo, Pordenone Statale inferiore, Zoppola Orcenico, Parma Svincolo Autostrada A1, Napoli Casello Napoli, Caserta, Mazara del Vallo, Santa Ninfa, Castelvetrano, a Ragusa in Piazza Libertà, a Genova in Piazza De Ferrari, a Milano in Mazzo di Rho e in Piazza San Magno.
E il governo gioca d'anticipo. Con una mossa a sorpresa l'esecutivo ha deciso di sbloccare il divieto domenicale di circolazione dei tir che dalle diciotto - anziché dalle 22 - possono marciare e guadagnare ore preziose per portare a destinazione soprattutto i carichi deperibili dei mercati ortofrutticoli e i rifornimenti più urgenti. Alza la voce il ministro Maurizio Lupi che avverte gli autotrasportatori sul piede di guerra«che non hanno tra le loro ragioni nessuna richiesta presentata al governo che sia rimasta inevasa e che li giustifichi», e che «il governo si opporrà con fermezza a ogni forma di violenza per garantire sicurezza ai cittadini e tutela dei loro diritti». «Basta menzogne», replica il presidente di Trasportounito Maurizio Longo - l'anima più ultracobas dei padroncini - che addossa al governo i danni che saranno prodotti dal fermo che avrà, pronostica, un consenso «maggiore delle aspettative. La verità è che il Governo non ha voluto concedere quattro regole certe che Trasportounito ha chiesto per la sopravvivenza del imprese italiane di autotrasporto. Al contrario, il Governo ha preferito erogare 330 milioni di euro (che non finiranno certo nelle casse delle imprese di autotrasporto); ha preferito pagare, anziché fissare regole certo scomode per qualcuno, ma comuni e normali in qualsiasi paese evoluto dell’Europa».
Una manifestazioni per la giornata di oggi si terrà anche a Pescara, in piazza Duca D’Aosta, a partire dalle 8, hanno aderito ‘virtualmente’ 300 persone per vedere quante ne scenderanno veramente in strada bisogna aspettare ancora un po’. Disagi potrebbero esserci anche agli snodi ferroviari, portuali e autostradali di Reggio Calabria e Messina. Fuori dalla protesta è la Sardegna, dove il movimento dei pastori sardi prevede iniziative autonome. In tutto sono circa un centinaio i punti caldi attorno ai quali si dovrebbero radunare i forconi e le piccole galassie di malcontento antigoverno e antieuropa che li affiancano, come quella di parte degli allevatori contrari alle quote latte e degli imprenditori del Life.
Intanto però qualora si dovessero verificare violazioni della legge nel fermo dell'autotrasporto, l'Autorità garante degli scioperi avverte che «non esiterà ad applicare le sanzioni».

«Qualora si dovessero verificare violazioni della legge», si legge in una nota,«l'Autorità non esiterà ad applicare le sanzioni, così come già avvenuto, da ultimo, lo scorso 29 marzo 2012, in riferimento ai blocchi dell'autotrasporto dal 16 al 20 gennaio 2012».
Inoltre, l'Autorità, «nella seduta del 18 novembre scorso, ha ricordato alle organizzazioni l'esercizio del 'potere-dovere' di influenza sui propri iscritti, al fine di persuaderli all'assunzione di condotte responsabili, così che l'attuazione del fermo dei servizi di autotrasporto merce - prosegue la nota - avvenga nel pieno rispetto delle norme della disciplina di settore, senza l'effettuazione di blocchi stradali o di iniziative sanzionabili ai sensi del codice della strada».
Conftrasporto sollecita l'intervento delle forze dell'ordine perché l'iniziativa «è diventata una protesta che va molto al di là dell'autotrasporto e ingloba diversi movimenti che vanno dagli agricoltori ai forconi, da Forza nuova ai commercianti».
«Il rischio è la possibile paralisi sulle strade se le forze dell'ordine non faranno il loro dovere. E questo rischio c'è», ha detto Uggè, spiegando che «l'allarme è alto e noi l'abbiamo lanciato da giorni nei confronti delle autorità preposte». Perché nonostante le maggiori associazioni dell'autotrasporto, che rappresentano il 95% del settore, abbiano revocato il fermo dopo l'accordo raggiunto con il ministro Lupi, «che soddisfa significativamente le nostre richieste», una piccola parte dell'autotrasporto ha confermato la protesta e ad essa si sono aggiunti «commercianti, agricoltori, forconi, Forza nuova, mettendo in atto questa iniziativa». «Tutti con motivazioni rispettabili, motivazioni che derivano dal malcontento, ma non è una protesta dell'autotrasporto», ha aggiunto Uggè, sottolineando che «non è possibile che per colpa di quattro disperati che hanno le loro ragioni per protestare, venga bloccata la circolazione, impedendo il movimento a persone che vogliono lavorare».

MA A PESCARA E’ FLOP

Sono alcune decine e con bandiere e striscioni manifestano a Pescara, in piazza Duca d'Aosta. Distribuiscono a passanti e automobilisti volantini con la scritta "I veri italiani si fermano". Una manifestazione da ricondursi, anche se indirettamente, a quella "dei Forconi", in atto in queste ore in tutta Italia. Una protesta «contro la globalizzazione che ha sterminato il lavoro e i sacrifici di una vita, contro l'Euro e questo modello di Europa, per riappropriarsi della Democrazia».

Polemiche anche sulle pagine Facebook dell’evento da parte di chi si aspettava una forte mobilitazione ma deve fare i conti con una piazza praticamente vuota. A Lanciano, dove era previsto un sit in davanti alla stazione, non c'è nessuno, così come si riferisce nelle pagine Facebook dedicate all'evento. «C’è solo un ragazzo in una tenda».

PRESIDI E BLOCCHI IN TUTTA ITALIA

L'onda lunga della protesta dei 'forconi', contro le tasse e in generale contro il governo, sta arrivando in tutta Italia. Questa mattina il Paese si è svegliato con blocchi e presidi un po' ovunque, dal Veneto alla Campania, dalla zona di Milano fino a Palermo, dalle Marche alla Sardegna. Al momento la situazione più critica si registra a Torino dove i manifestanti, dopo aver occupato il centro della città, con tram fermi e negozi costretti a chiudere, hanno invaso i binari delle stazioni di Porta Nuova e Porta Susa, bloccando per circa un'ora anche il traffico ferroviario. Sempre nel capoluogo del Piemonte tafferugli tra manifestanti e polizia nella centrale Piazza Castello con lanci di pietre dai primi e uso dei lacrimogeni dagli altri. Colpito anche la postazione mobile di Sky. Un po' ovunque picchetti e volantinaggi da parte degli autotrasportatori che cercano solidarietà per questa protesta che rischia di paralizzare nei prossimi giorni il Paese. Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito, informa che «la polizia sta attaccando tutti i principali presidi degli autotrasportatori. Lo Stato - accusa Longo - risponde con i manganelli a una protesta pacifica».

Mariano Ferro, tra i leader del movimento di protesta, invece lancia segnali di rassicurazione: «Ha ragione il Viminale sulle infiltrazioni, ma noi saremo i primi poliziotti».

A Roma ci sono un centinaio di manifestanti a Piazzale dei Partigiani ma per domani nella Capitale, alle 17, è previsto quello che il coordinatore del movimento, Danilo Calvani, definisce «un appuntamento importante». «Ci riuniremo e daremo notizie di prim'ordine. Se mercoledì verrà data la fiducia al governo la nostra protesta rimarrà in piedi fino a che non se ne vanno. Sarà sciopero a oltranza, nelle forme pacifiche e democratiche che si conoscono» ha annunciato Cavani in un'intervista al 'Corriere della Sera'. Uno stop alle manifestazioni di protesta è stato intimato nella provincia di Bari.

Volantinaggi anche in Lombardia, al casello autostradale di Brescia Ovest. A Bologna manifestazione davanti alla sede di Equitalia. A Catania, infine, sciopero con presidi ma per ora nessun blocco del traffico. Così in quello che negli anni scorsi è stata la sede 'simbolo' della protesta del movimento, il casello di San Gregorio dell'autostrada A18, la Messina-Catania, non ci sono stati blocchi.