IL FATTO

Stamina: sperimentazione ferma anche dopo sentenza Tar

Lorenzin, già chiesti curricula esperti europei e Usa

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Beatrice Lorenzin

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ROMA. La sperimentazione del metodo Stamina, che si fonda sull'utilizzo di cellule staminali, «non può ripartire».
Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin - all'indomani dell'ordinanza del Tar del Lazio che ha sospeso la bocciatura del metodo da parte del comitato scientifico nominato dal ministero - spazza il campo dai dubbi, pur sottolineando la necessità di dare ai malati e alle famiglie risposte certe al più presto. Per questo, il ministro nominerà in «tempi brevi» un nuovo comitato, e sono stati già avviati contatti con i maggiori istituti statunitensi ed europei.
A fare chiarezza è la stessa Lorenzin, mentre il mondo scientifico contesta il pronunciamento dei giudici amministrativi che rischia di portare, affermano i ricercatori, ad una «delegittimazione del metodo scientifico». Una cosa è la sperimentazione, ha spiegato il ministro, che «deve rispettare dei parametri» e, dunque, «non può ripartire»; altra cosa sono i malati già in trattamento con Stamina presso gli Spedali Civili di Brescia: queste persone, ha chiarito Lorenzin, «già per legge possono continuare» le infusioni del metodo Stamina. Ma quale scenario si apre a seguito del pronunciamento del Tar?
Una possibilità, rilevano alcuni, sarebbe la presentazione di una richiesta di appello da parte dell'Avvocatura dello Stato, dal momento che il ricorso del presidente di Stamina Foundation, Davide Vannoni, riguarda il ministero e la stessa Avvocatura. Intanto, però, il ministro ha deciso di procedere: «Ho già attivato i maggiori istituti negli Stati Uniti e in Europa per avere curricula di scienziati autorevoli disponibili a far parte» del nuovo comitato scientifico per la valutazione del metodo, ha affermato sottolineando che «non si possono aspettare mesi perchè ci sono persone che, per le loro gravi patologie, sono condannate a morte». 

Quindi una riflessione: Vannoni, tre giorni fa, «è stato rinviato a giudizio per truffa. Quindi ho, da una parte, la giustizia penale che dice che Vannoni forse è un truffatore, mentre dall'altra ho il Tar che dice che gli scienziati, siccome hanno già espresso un'opinione, sono prevenuti».
Dunque, «a questo punto - ha concluso il ministro - non mi resta che appellarmi agli scienziati all'estero. Rifacciamo il comitato scientifico e vediamo l'evolversi».
La dibattuta vicenda del metodo Stamina e del suo ideatore sembra così riaprirsi, mentre lo stesso Vannoni avverte: il pronunciamento del Tar «apre anche a tutta una serie di richieste di risarcimento danni da parte dei pazienti che avevano perso i ricorsi, chiedendo le cure compassionevoli presso i tribunali, proprio a causa del giudizio negativo del comitato scientifico che aveva parlato di pericolosità del metodo».
Intanto, il rischio - in attesa degli sviluppi - è però quello di un inasprirsi delle posizioni. Come dimostrano le ultime rivelazioni della stessa Lorenzin: «Ho ricevuto anche minacce di morte, ma credo sia normale di fronte alla disperazione di genitori straziati dalla morte del figlio».
Quando una famiglia «attraversa tragedie del genere - è la riflessione del ministro - ci si deve interrogare anche sui drammi di solitudine che attraversano queste persone».