ECONOMIA E CRISI

Crisi piccole banche, Bankitalia corre ai ripari

La situazione dei gruppi più piccoli stanno arrivando al capolinea

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Crisi piccole banche, Bankitalia corre ai ripari





ROMA. L'argomento è stato affrontato nell'ultimo comitato esecutivo dell'Abi, l'Associazione bancaria italiana.
C'è ormai un discreto numero di banche con medie o piccole dimensioni in difficoltà e la loro crisi sta precipitando. E' un problema di cui, nell'insieme, si è finora parlato poco. L'attenzione è stata rivolta alle grandi banche, che a loro volta hanno attraversato, e in alcuni casi attraversano, momenti difficili. E il motivo è semplice: le scadenze dettate dall'agenda europea incalzano, dall'asset quality review sulla qualità dei bilanci agli stress test dell'anno prossimo.
Ma la crisi dei distretti e della piccola e media impresa ha finito per coinvolgere le banche locali, con situazioni arrivate al capolinea, oppure che ci stanno arrivando. In tutto, per il momento, sono stati commissariati 14 istituti, più almeno altri 5 che sono avviati sulla stessa strada. Senza contare le banche di credito cooperativo (le Bcc), anch'esse in forte difficoltà ma i cui problemi verranno risolti all'interno della categoria. Per questo, al vertice dell'Abi, se ne è discusso anche se non è certo la sede per individuare le soluzioni ai problemi degli associati. Due constatazioni hanno poi consigliato di proseguire la riunione accantonando la pratica. La prima è che non sono più tempi d'interventi di sistema da parte dei principali gruppi bancari. In passato, di fronte a situazioni analoghe, peraltro solitamente circoscritte, lo schema era classico. Banca d'Italia indicava la strada, esercitava una ferma moral suasion sulla grande banca di volta in volta individuata come salvatrice e tutto si concludeva nel modo più adatto per evitare eventi traumatici. Gli esempi non mancano.
E' stato così per le casse di risparmio calabresi, affidate alle cure della Cariplo, che all'epoca non era ancora Intesa Sanpaolo e aveva al vertice l'ex dc Roberto Mazzotta, convertito in esperto banchiere. Stesso schema per il Banco di Napoli, che vide arrivare i piemontesi dell'Istituto San Paolo di Torino, e per il Banco di Sicilia, finito alla Banca di Roma, affidata alla guida di Cesare Geronzi. Lo stesso che, risalendo nel tempo, aveva dato una mano per sistemare il Santo Spirito di Roma. Oggi sono operazioni diventate impossibili.

LE GRANDI BANCHE
Le grandi banche devono concentrarsi sui loro problemi e raschiare il fondo delle risorse patrimoniali per affrontare al meglio le verifiche imposte dall'Europa. E hanno lanciato segnali inequivocabili: nessuna disponibilità per salvataggi d'emergenza. Sia Intesa Sanpaolo sia Unicredit, in particolare, hanno altre priorità e altri obiettivi. Anche perché, nel frattempo, anche nelle banche è cambiato il mondo e le reti degli sportelli rappresentano nella maggior parte dei casi più un peso che un asset. Tanto che l'ordine di scuderia per i gruppi maggiori, quelli che hanno in Italia oltre 3-4 mila sportelli, è di alleggerirsi, non certo di aumentarli. Potrebbero essere, forse, una occasione per grandi banche internazionali interessate al mercato italiano. Peccato però, si è constatato in occasione del comitato esecutivo dell'Abi, che non se ne vedano all'orizzonte. Di conseguenza, anche la speranza che arrivino gruppi esteri a togliere le castagne dal fuoco si è dissolta. Nessuno ci conta più. Il risultato è che, nella riunione citata, i banchieri presenti si sono guardati negli occhi e hanno concordato che la scelta migliore era di rimandare il confronto a data da destinarsi. Nel frattempo l'attualità incalza e le crisi tendono a precipitare. Per questo servono soluzioni in tempi rapidi e Bankitalia sta studiando gli interventi necessari cercando di coinvolgere le banche di medie dimensioni, che a loro volta per resistere devono aumentare di taglia. L'abruzzese Banca Tercas è stata affidata alla Banca popolare di Bari. Per Banca popolare di Spoleto le indiscrezioni più affidabili indicano che possa finire al Banco di Desio, mentre la Popolare vicentina sembra destinata ad essere coinvolta come aggregante in altre operazioni d'emergenza di maggior peso pur essendo disponibile anche ad avere un ruolo nella soluzione del caso Banca Marche, per esempio acquistando la controllata Cassa di risparmio di Loreto e una sessantina di sportelli. La certezza è che il tempo stringe.