DOPO LA PIOGGIA

Alluvioni e danni, Vigili del Fuoco: «in Italia l’83% dei Comuni è a rischio»

Carlo Frutti: «no possiamo prendercela ogni volta con la pioggia»

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Alluvioni e danni, Vigili del Fuoco: «in Italia l’83% dei Comuni è a rischio»

Dissesto geologico






ABRUZZO. Secondo le stime dei Vigili del Fuoco In Italia sono a rischio idrogeologico 6.633 comuni su 8.092 (circa l’82%).
Di questi solo 386 comuni hanno messo in opera progetti per mitigare il rischio idrogeologico in maniera sufficiente, comunque non ottimale.
«Ci sono regioni», dice l’Usb dei Vigili del Fuoco, impegnati in questi giorni in un super lavoro, «come la Calabria, l’Umbria, la Val d’Aosta con il 100% dei comuni a rischio idrogeologico, solo un terzo dei comuni compie opera di informazione ai cittadini, la metà aggiorna il piano d’emergenza, sempre la metà ha una struttura permanente di Protezione Civile e infine solo il 29% fa esercitazioni in vista di un particolare evento, un quadro drammatico del nostro Paese».
Per la “grande opera” del riassetto idrogeologico occorrerebbe stanziare almeno 40 miliardi di euro, invece si stimano investimenti nel 2014 per un ammontare di 180 milioni, «una cifra ridicola», dice il sindacato di base.
Sulla stessa linea anche Carlo Frutti, presidente dell’Associazione Nazionale Difesa del Suolo che si inserisce tra quanti in questi giorni “denunciano” la carenza di fondi per la tutela del territorio.
«Pur considerando le condizioni metereologiche estreme non si può nascondere che il dissesto idrogeologico in Sardegna, come sull’intero territorio italiano, è figlio di una gestione inadeguata del territorio, della mancanza di un attento monitoraggio».

«SI E’ COSTRUITO OVUNQUE»
«Si è costruito ovunque», denuncia Frutti, «si sono invase le aree esondabili con centri commerciali, aree industriali e artigiane, camping e centri turistici, si sono eretti centri residenziali in aree notoriamente in frana, tombati fiumi, deviati e cementificati gli alvei, salvo poi chiedere interventi urgenti alla protezione civile in caso di dissesti idrogeologici ritenuti “imprevedibili” , spesso imputati alle mutate condizioni climatiche.
Niente di più falso; nulla è imprevedibile ed i dissesti sono la conseguenza delle azioni del passato».

Per Frutti bisogna investire sul territorio comprendendo che la spesa per l’emergenza «è almeno dieci volte superiore ai costi di una attenta prevenzione e troppo spesso, nell’emergenza come nella quotidianità, gli interventi sul suolo sono realizzati sulla base di progetti “fotocopia”, con indagini geologiche e geotecniche approssimative, opere puntuali che non tengono conto del territorio nel suo complesso, frutto del clientelismo elettorale e localistico, con finanziamenti a “pioggia” e provenienti da ministeri ed enti diversi».
E poi ancora il presidente dell’associazione chiede di «sviluppare attente politiche di tutela ambientale, protezione civile e difesa del suolo in Italia significa intervenire su un sistema territoriale complesso caratterizzato da un intenso sviluppo urbano, economico, turistico e culturale e dalla presenza di elementi significativi di fragilità idrogeologica e ambientale, dai fiumi alle coste, dai versanti in frana alle infrastrutture di comunicazione».

MANCA LA FORMAZIONE
Per Frutti mancherebbe una adeguata formazione degli stessi tecnici, pubblici e liberi professionisti, e delle imprese «troppo spesso, gli uni e le altre, con competenze e conoscenze generaliste, non specialistiche; manca troppo spesso l’approccio ai problemi del territorio con studi multidisciplinari, che vedano a fianco geologi, ingegneri, paesaggisti, tecnici e specialisti di tecnologie innovative nel settore, per soluzioni realizzabili in tempi brevi e costi ridotti».

E poi ancora: «i fiumi che sono lasciati spesso al quasi totale abbandono in carenza di normative che stabiliscano le competenze tra regione, province e comuni, sulle aste fluviali principali e secondarie ed a causa di veti ambientalisti ideologici e che vietano la ripulitura degli alvei, il consolidamento strutturale degli argini e il prelievo di inerti, tutti elementi che nel tempo, in assenza di adeguata manutenzione, determinano pericolose esondazioni. Fondamentale, infine, che il cittadino torni ad occuparsi, in prima persona, del controllo del territorio, del monitoraggio, per individuare le piccole e grandi criticità ambientali, non delegando solo a politici, amministratori e funzionari pubblici la migliore gestione dell’ambiente, ma contribuendo con una attenta e costante “vigilanza” ad una corretta e coerente programmazione degli investimenti».