LA SENTENZA

Quote latte, indagine archiviata Cospa: «documenti schiaccianti e prove inequivocabili»

Lo sconforto degli allevatori

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Quote latte, indagine archiviata Cospa: «documenti schiaccianti e prove inequivocabili»




ABRUZZO. C’è grande delusione tra gli allevatori dopo la notizia del nulla di fatto per l’inchiesta sulla truffa delle quote latte.

La notizia anticipata da PrimaDaNoi.it e ieri pubblicata sul Corriere della Sera sta facendo il giro dello stivale ed è probabile che il malumore crescerà. Ma è la giustizia e bisogna accettarla.
Di fatti il gip dopo 5 anni dalle denunce ha deciso di archiviare una complessa inchiesta perché mancherebbe la prova della volontarietà degli atti (dolo) e anche il soggetto eventualmente colpevole.
Il giudice di Roma archivia nonostante le opposizioni delle parti interessate come il Cospa e altri allevatori che pure avevano fatto notare come nella corposa relazione dei carabinieri ci fossero moltissime prove e spunti per approfondire quantomeno i fatti.
Ma si tratta di questioni molto vecchi ed in parte già prescritte mentre le altre prove non sono state ritenute sufficienti.
Si vedrà se ci saranno appelli o impugnative di sorta. Di sicuro lo stesso giudice non è affatto tenero nei confronti di alcuni dipendenti della Agea che hanno avuto un ruolo nella vicenda delle quote latte e “consiglia” al pm di iscrivere nel registro degli indagati quelli che hanno dimostrato la volontà di cambiare l’algoritmo della discordia e dunque hanno commesso un falso in atto pubblico.
Mastica amaro il Cospa Abruzzo con Dino Rossi che attacca la macchina della giustizia e si rammarica che «le mucche di 83 ani non si chiamano Ruby ed il toro Silvio, altrimenti i processo sarebbe andato spedito per arrivare a sentenza».
«Due pesi e due misure la giustizia italiana, va spedita quando tratta le vicende politiche», dice Rossi, «mentre quando riguarda i problemi dei comuni mortali, la lumaca a confronto è una Ferrari. Nonostante ci fossero documenti schiaccianti come una inequivocabile mail con la quale il dirigente Andrea Cerquaglia chiede di allungare l’età alle mucche, chiaramente quelle sulla carta».
E’ stato grazie a questo escamotage informatico che le mucche si sono viste allungare la vita fino ai famosi 83 anni continuando a sfornare latte in over-quota rispetto ai limiti stabiliti dall’Europa. Limiti che hanno generato multe salatissime per gli allevatori.
«La piaga delle quote latte», dice ancora Rossi, «hanno colpito tutto il mondo zootecnico, da nord a sud, allevatori che devono pagare milioni di euro di multe perseguitati da Equitalia che entra nelle aziende con le ganasce fiscali, bloccando l’economia agricola, volano di tutta l’economia. Altri allevatori, che non hanno pagato le multe, comunque sono stati danneggiati. Gli allevatori onesti, come li chiamano Cia, Coldiretti e Confagricoltura, per non incorrere in sanzioni, sono stati indirizzati all’acquisto delle quote a caro prezzo, soldi che potavano essere risparmiati per investirli per la salute degli animali. Questi dati gonfiati hanno fatto in modo di introdurre latte in Italia dai paesi dell’est, facendolo diventare italiano, con marchi noti e così il latte è arrivato sulle tavoli degli italiani. In sostanza hanno penalizzato tutta la produzione di latte nazionale, facendo crollare il prezzo del latte alla stalla, generando una crisi, che oggi tutti ne risentono, meno che i politici. Quindi, una mega truffa sul mercato del latte, che si allarga a livello comunitario».
Le mucche che hanno prodotto latte sulla carta, sempre secondo Dino Rossi, avrebbero anche acquisito i titoli Agea, acquistati da alcune associazioni, costituitesi di proposito e per accedere ai fondi europei.
«Per accedere ai titoli, queste associazioni hanno bisogno di superficie, che hanno pensato bene all’utilizzo degli usi civici su tutto il territorio nazionale», conclude il Cospa Abruzzo, «una vera e propria macchina mangia soldi che ha agito dietro le spalle degli allevatori, che ogni mattina si alzano un’ ora prima di tutti, al fine di garantire agli italiani un latte fresco, che gli altri hanno alterato con latte estero italianizzato, proveniente da zone dove i controlli sono blandi».