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Forza Italia e Ncd, il centrodestra abruzzese si divide

Chiodi resta con Berlusconi

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Forza Italia e Ncd, il centrodestra abruzzese si divide
ABRUZZO. Consumato lo strappo all'interno del Popolo della Libertà, si dividono tra le due fazioni anche i parlamentari e politici abruzzesi, una spaccatura che coinvolge anche i due ex coordinatori regionali pidiellini.
Il deputato Filippo Piccone, per anni leader regionale del partito, segue infatti i governativi del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, che ha tra gli ispiratori nazionali il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello, campano di origine ma eletto in Abruzzo.
Alla nuova Forza Italia fedele a Silvio Berlusconi, invece, aderisce Fabrizio Di Stefano, già vice coordinatore. Per il resto i parlamentari si dividono pressappoco a metà. Restano con Berlusconi i senatori Antonio Razzi e Paola Pelino da sempre sostenitori “a prescindere” dell’ex presidente del consiglio.
Con Alfano vanno invece la senatrice Federica Chiavaroli e il deputato Paolo Tancredi. Quest'ultimo passaggio, tra l'altro, sancisce la rottura del fronte storico teramano visto che il presidente della Regione, Gianni Chiodi, ha scelto di restare con Berlusconi e dovrebbe anche ricevere compiti di coordinamento della nuova era di Fi.
«Ci eravamo posti tra coloro che hanno lavorato e cercato fino all'ultimo che questa divisione non avvenisse, ma purtroppo così non è stato - ha dichiarato Di Stefano a margine del Consiglio Nazionale del Pdl - Adesso però, come ha detto il presidente Berlusconi, deve essere nostro impegno lavorare per 'non scavare un solco' con chi ha fatto una scelta differente, ma impegnarci con questi amici a costruire una coalizione».
Con Berlusconi anche i consiglieri regionali Gianfranco Giuliante, Ricardo Chiavaroli, Luca Ricciuti, il presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, il sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, l’assessore regionale Mauro Febbo e il consigliere Lorenzo Sospiri.

Con Alfano, invece, il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, il collega aquilano Antonio Del Corvo, il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, il presidente del Consiglio provinciale aquilano, Filippo Santilli, il vice Salvatore Orsini ed i consiglieri provinciali Pasqualino Di Cristofano e Felicia Mazzocchi, il consigliere regionale ed ex capogruppo del pdl, Lanfranco Venturoni.
«Non è stato né facile, né indolore», commenta Di Primio. «Ho fatto una scelta cosciente e di intima coerenza. Mi sento libero di stare con chi è più vicino ai miei ideali, ai valori di riferimento di sempre, al mondo che vorrei per l'oggi e per il quale, da amministratore locale, lavoro quotidianamente».
Domenica il deputato Altero Matteoli, che ha aderito a Fi, è arrivato all'Aquila in quella che gli organizzatori definiscono «in assoluto la prima manifestazione, non solo in Abruzzo ma in Italia, del nuovo partito».
Una specie di timbro di aquilanità al partito azzurro che proprio nel capoluogo abruzzese ha vissuto i momenti del successo e della crisi, con la parabola dell’ex sindaco Biagio Tempesta, prima leader incontrastato di Forza Italia, poi uscito con una lettera di fuoco contro i sistemi del suo ex partito, poi tornato ancora in corsa per la candidatura alla Provincia che invece fu riservata a Del Corvo.

Filo conduttore di questa vicenda è stato però sempre Giuliante che già quattro anni fa dette vita con Matteoli alla “Fondazione delle libertà” per rivitalizzare il Pdl, così come aveva fatto il senatore Fabrizio Di Stefano con il suo “Cantiere Abruzzo”.

«Mi chiedo perché ci sia stata la scissione», ha detto Matteoli, «visto che ha riconosciuto in maniera inequivocabile la leadership di Berlusconi. Le scissioni, sia a sinistra sia a destra, non hanno mai portato fortuna agli scissionisti».

GLI ALFANIANI IN ITALIA

La "pattuglia" degli "innovatori" al momento è di 304 tra parlamentari ed esponenti degli enti locali. I deputati, si legge nella "scheda-cartina geografica" che gira tra gli "alfaniani", sono al momento 28, mentre a 31 arrivano i senatori. La quota degli europarlamentari è fissata a 9, mentre al governo i ministri sono 5. C'é un solo presidente di Regione, ma con gli assessori (anche esterni purché iscritti al Pdl) si sale a 12. Più nutrito il gruppo di consiglieri regionali: 75. Sette, invece, i presidenti di provincia. Hanno optato per il "Nuovo centrodestra" anche 4 sindaci di capoluoghi, mentre, tra i capigruppo nei consigli provinciali e i loro vice, il drappello di alfaniani è di 51. Arrivano a 19 i presidenti di gruppo dei consigli comunali delle grandi città, vice compresi, mentre quelli dei consigli comunali, capoluoghi di regione, toccano quota 8. I coordinatori regionali, insieme a vice e "vicari", sono 5. Quelli provinciali, più commissari, 17. E quelli delle grandi città 2. Venti quelli delle città capoluogo. Alla voce "membri dell'ufficio di presidenza e della direzione nazionale" si legge la cifra: 9. Mentre c'è un solo responsabile di settore e di consulte tematiche. I dirigenti nazionali del movimento giovanile sono 3. Per un totale di 304. In Abruzzo gli alfaniani sono 20; 36 in Calabria; 23 in Emilia Romagna;22 nel Lazio; 36 in Lombardia; 2 nel Molise;8 in Puglia; 10 in Umbria e 32 in Sicilia; in Basilicata 4; in Campania 14; in Friuli 9; in Liguria 7; Marche 11;Piemonte 27; Sardegna 6; Veneto 37.

SCELTA CIVICA
Intanto Scelta Civica Abruzzo conferma il suo appoggio alla linea varata dall'Assemblea nazionale di Scelta Civica che ha sancito la chiusura dell'alleanza con l'Udc e lo scioglimento dei gruppi parlamentari comuni dando il via ad un nuovo corso per il movimento che ha ribadito la sua linea politica autonoma, europeista e riformatrice nel solco dei principi e dell'agenda varata dal senatore Mario Monti. Presenti per l'Abruzzo, all'assemblea nazionale del partito, il deputato abruzzese Giulio Sottanelli, il coordinatore regionale politico Sergio Della Rocca e i coordinatori provinciali: Alessandro Casmirri (Teramo), Mattia Giansante e Gaetano Diodati (Pescara), Andrea Gerosolimo (L'Aquila) e Maria D'Alessandro (Chieti).
«Siamo contenti - spiegano Sottanelli ed i coordinatori provinciali - che il partito si sia liberato di alcuni pesi che ci hanno impedito finora di far sentire con chiarezza la nostra voce innovativa e riformatrice, sia a livello nazionale sia sul territorio, in questo senso era essenziale sancire la chiusura dell'alleanza con l'Udc che si è dimostrata solo un impedimento rispetto a tante istanze e al nostro sviluppo sul territorio».