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Abruzzo. De Fanis, l’assessore arrestato che sostituì Venturoni finito ai domiciliari

La bufera politica fa più paura di quella meteorologica

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Abruzzo. De Fanis, l’assessore arrestato che sostituì Venturoni finito ai domiciliari

Luigi De Fanis




ABRUZZO.  A sei mesi dal voto aria di tempesta nella giunta di Chiodi.
 
La maledizione degli arresti colpisce ancora la politica abruzzese, questa volta a pochi giorni dalla scadenza naturale dell’amministrazione azzurra (dicembre) e a pochi mesi dal ritorno alle urne.  
La Forestale di Pescara stamattina ha arrestato (domiciliari) l’assessore regionale  Luigi De Fanis (Pdl), entrato nella squadra del Governatore a febbraio del 2011. Per lui l’accusa è quella di concussione.
Tangenti, dice la procura, per garantire finanziamenti pubblici per eventi legati alla cultura. Un colpo per la maggioranza di centrodestra che stamattina si è mostrata sorpresa per questa notizia nell’aria da mesi, contraddistinta anche da qualche fuga di notizia.
De Fanis era entrato in giunta dopo un rimpasto necessario a riequilibrare la squadra di governo a seguito di altre due inchiesta che sconvolsero la Regione: quella dei rifiuti conosciuta come ‘Re Mida’  che portò l’allora assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, ai domiciliari, e quella sul gruppo Stati che coinvolse Daniela Stati.
Così, dopo una mediazione politica difficilissima, trascinata per settimane,  Gianfranco Giuliante prese le redini della protezione Civile assegnata fino a quel momento alla Stati e a De Fanis vennero invece affidate le deleghe Politiche culturali, veterinaria e sicurezza alimentare.
De Fanis 53 anni, medico ortopedico, è stato sindaco di Montazzoli e assessore della Comunità montana Alto Vastese. Quando Chiodi lo chiamò era assessore alla sanità e all'ambiente del Comune di Atessa, consigliere regionale e presidente della VI Commissione consiliare "Politiche europee, internazionali e programmi della Commissione europea".
In queste ore il Pdl sta valutando cosa fare.  Il presidente Chiodi commenta: «la notizia degli arresti e le accuse formulate sono molto gravi. Nelle prossime ore credo ne sapremo di più e valuteremo il da farsi. Non ho al momento ulteriori elementi. Spero che gli accusati siano in grado di chiarire la loro estraneità».

«CHIODI SI DIMETTA»
«Il presidente Gianni Chiodi deve dare le dimissioni immediate, non si permetta di prolungare ulteriormente il suo mandato. Questa volta e' stato toccato il fondo e l'immagine dell'Abruzzo a livello nazionale e' inesorabilmente compromessa», commenta invece la presidente della Commissione di Vigilanza e Garanzia del Consiglio provinciale dell'Aquila, Lucia Pandolfi. «Un fatto gravissimo - dichiara la Pandolfi - esprimo l'indignazione di tutti i cittadini rispetto a questa politica che e' diventata ormai un mero strumento di potere, uno sdegno che cresce visto il momento di crisi economica e sociale che stiamo vivendo».
«Esprimo l'indignazione - prosegue - anche di tutte quelle associazioni che lavorano sui territorio, che affrontano problemi economici e lavorano sempre piu' spesso solo grazie alle loro forze e volonta', e che se e' vero quello che si legge sulla stampa, potrebbero essersi viste rifiutare l'erogazione dei contributi solo perche' non entrate in un determinato 'sistema'. Chiodi deve prendersi le sue responsabilita' e dimettersi immediatamente», conclude Pandolfi. 

PD: «CULTURA E' PRECIPITATA NEL BARATRO»
«Siamo dispiaciuti sul piano umano per la vicenda dell'assessore De Fanis, e ci auguriamo possa spiegare fatti e circostanze e uscire dalla vicenda a testa alta. Ma sul piano politico non possiamo che evidenziare che la cultura abruzzese e' precipitata nel baratro e non da oggi: dall'addio a eventi internazionali come il festival di Dacia Maraini alla crisi strutturale delle sistema bibliotecario, la cultura abruzzese sta vivendo uno dei suoi momenti piu' critici. Noi siamo mobilitati perche' si scriva presto un'altra storia: si voti non oltre marzo perche' questa nuova storia inizi presto». Lo afferma il segretario regionale del Pd Silvio Paolucci. «Ora ci attendiamo che Chiodi non minimizzi di nuovo - sottolinea Paolucci - perche' la verita' e' che la sua giunta e' stata nuovamente travolta. Siamo a pochi giorni dalla fine della legislatura e non sappiamo ancora quando si votera' per calcoli di opportunismo del centrodestra: l'Abruzzo, con Chiodi, sta vivendo una stagione buia che non merita assolutamente. In questi mesi, almeno si abbia il coraggio di scegliere un nome autorevole per guidare l'assessorato alla cultura, che deve tornare ad essere uno dei motori dello sviluppo economico e sociale della nostra regione con l'augurio che De Fanis torni ad essere l'apprezzato operatore medico che e'»

VENTURONI: «NON CI CREDO»
«Non ho i dettagli ma conoscendo De Fanis stento a pensare che possa aver preso soldi per sè, altre cose non le so», ha commentato il capogruppo del Pdl in Consiglio regionale, Lanfranco Venturoni. Dal tono delle parole di Venturoni si capisce che questa per il Pdl e il centrodestra regionale è una giornata nera alla luce del fatto che la nuova bufera giudiziaria che si abbatte sull'Abruzzo arriva con il Popolo della libertà a fortissimo rischio scissione e con una campagna elettorale che sta per iniziare con le elezioni regionali fissate per il 25 e 26 maggio del prossimo anno. Anche se Venturoni sottolinea che il Consiglio regionale, previsto proprio nella giornata di oggi, dopo due sedute improduttive per l'assenza dei consiglieri del Pdl, si farà regolarmente. In relazione alle vicende interne al Pdl Venturoni evidenzia il fatto che «spera fino in fondo che non ci si divida, spero Berlusconi ci ripensi, a livello umano credo abbia ragione perché é una vittima del sistema giudiziario, ma far cadere il governo e andare alle elezioni con il Porcellum é politicamente un suicidio».

MASCIA: «PESCARA NON C’ENTRA»
«Mi dispiacerebbe se inopportunamente la vicenda fosse associata a Pescara che, per le celebrazioni dei 150 anni dalla nascita di D'Annunzio, non ha ricevuto alcun finanziamento regionale, nonostante le sollecitazioni», ha detto invece il sindaco di Pescara, Luigi Albore Mascia.
Il sindaco, che dice di non conoscere «ancora i dettagli della vicenda giudiziaria», nell'ultimo anno, assieme all'amministrazione comunale, ha organizzato, seppur «con risorse esigue», numerose manifestazioni ed iniziative per i 150 di D'Annunzio. «Abbiamo celebrato l'anniversario con poche risorse, ma mai sottotono - sottolinea -, riuscendo a far parlare di noi anche in nazionale».

PAGANO: «BRUTTA GIORNATA MA ABRUZZO E’ ALTRO»
«È ovvio che è un'ennesima, brutta pagina per la Regione Abruzzo e proprio per questo mi auguro che chi è coinvolto dimostri la sua innocenza», ha detto invece il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano. «Non me lo aspettavo ovviamente, sono molto preoccupato - ammette - la giustizia faccia il suo corso, spero che in questo caso De Fanis possa dimostrare la propria estraneità ai fatti che gli sono stati contestati». Pagano rifiuta, tuttavia, l' etichetta di una Regione "maledetta" dopo i due arresti di assessori in questa legislatura, le manette al presidente e due componenti della Giunta in quella precedente e l'arresto dell' intero esecutivo negli anni Novanta. «I problemi giudiziari non sono presenti solo in questa regione. Per la verità a fronte di questi episodi ci sono tante altre notizie che invece pongono l' Abruzzo come regione di riferimento rispetto ad altre. Non è il caso di parlarne in questo momento ma in questi anni molti obiettivi sono stati raggiunti dalla Regione Abruzzo anche in termini di immagine pubblica», controbatte. Sulle possibili ripercussioni a livello politico, Pagano si augura «che non ce ne siano. Se si tratta di un episodio singolo non bisogna mai far travolgere l'operato di un'intera maggioranza, di un presidente di Regione, di un Consiglio regionale, che si sono a mio giudizio molto ben comportati», conclude.

«UFFICIO SULMONA COINVOLTO SOLO PER PARTE CONTABILE»
«L'ufficio di Sulmona é stato coinvolto per la parte amministrativo-contabile ma non mi sembra che siano state commesse infrazioni. Sono tranquilla del nostro lavoro e convinta che anche la giustizia alla fine ci darà ragione», ha detto invece l’indagata Rosa Giammarco questa mattina a Sulmona, la responsabile dell'agenzia di promozione turistica del capoluogo peligno è arrivata in ufficio alle 11.30 per presenziare la perquisizione ancora in atto da parte del corpo forestale. Alla richiesta più particolare se avesse in mente qualche spettacolo o qualche iniziativa che avrebbe potuto creare secondo gli inquirenti qualche violazione, ha risposto che «non mi sembra che ci siano particolari episodi se non uno spettacolo che è stato allestito in occasione della Fiera del libro di Torino al quale ha partecipato anche Michele Cucuzza». Rosa Giammarco ha quindi precisato che potrà recarsi regolarmente sul luogo di lavoro e che l'obbligo di dimora ha effetto solo nelle ore notturne.

 D’ALESSANDRO: «ORA CHIODI CHIAMI DACIA MARAINI»

« Chiodi deve dirci se ha revocato l'incarico di Assessore a De Fenis e chi intende nominare , io gli propongo di chiedere scusa e  pregare Dacia Maraini di essere il nuovo assessore regionale alla cultura in Abruzzo», commenta il capogruppo in Consiglio regionale, Camillo D’Alessandro. «Le vicende giudiziarie si chiariranno nelle aule giudiziarie . Il punto è un altro, non certo di natura giudiziaria o penale  dei quali si occupano gli operatori della giustizia e gli avvocati. Io sono arrabbiato, al pari degli abruzzesi, per come sia stata maltrattata la cultura in Abruzzo a partire dallo scandalo dell'abbandono  della biblioteca De Meis a Chieti, oggi simbolo delle macerie della cultura nella nostra Regione. Io sono arrabbiato perché la Regione non ha investito un euro e nessuna energia per promuovere L'Aquila quale capitale Europea della cultura. Io sono arrabbiato perché la cultura è stata trattata peggio di un torneo di bocce . Troppi sono i casi  Dacia Maraini  in Abruzzo costretti ad arrendere  la propria passione culturale in Abruzzo».

MASCITELLI (IDV) E TOTO (FLI) «SUBITO ELEZIONI»

«Il caso dell'assessore De Fanis e' il quarto incidente giudiziario, in ordine di tempo, che ha coinvolto direttamente questa giunta regionale e non puo' essere derubricato a un fatto personale, occasionale o ad un semplice accidente di percorso». E' quanto ha dichiarato il segretario regionale IdV Alfonso Mascitelli, dopo la notizia degli arresti dell'assessore alla cultura Luigi De Fanis. «Chiodi si era presentato agli abruzzesi, sfruttando la vicenda di Del Turco, come il novello paladino della moralita' e dell'etica; in questi anni invece la sua giunta, con la media giudiziaria di un assessore ogni quindici mesi, ha saputo solo dimostrare una gestione scientifica del potere imperniata di clientelismi, favoritismi e affarismi vari. A questo punto, Chiodi non puo' piu' avere alibi o pretesti nel rinviare vergognosamente le elezioni. Il peggior danno economico e' la sua permanenza oltre i limiti consentiti dalle leggi e dalla Costituzione».

«In questa situazione», dice Daniele Toto, «come segno dell’assunzione di responsabilità politica, si provveda, perciò, a fissare la data delle elezioni regionali alla scadenza più prossima a quella naturale del mandato. Per questo, si voti subito».

MOVIMENTO 5 STELLE: «MANDARLI TUTTI A CASA»
«Questo gravissimo episodio», commenta Il Movimento 5 Stelle, «è l’ennesimo esempio di mala gestio della cosa pubblica da parte della vecchia politica, è il sintomo di una classe dirigente avulsa dalle reali necessità del territorio e tesa al mero profitto personale. E’ l’ennesimo segnale che anche in Abruzzo dobbiamo combattere contro il malcostume, la corruzione e l’indifferenza di chi ci Governa per riappropriarci delle nostre risorse naturali, paesaggistiche, culturali e turistiche. E’ ora di spezzare questa catena, è tempo di mandarli tutti a casa».

COSTANTINI: «AVEVO RISCONTRATO ANOMALIE»
«Quando la Giunta Regionale, su proposta di Chiodi, si “auto approvò″ il regolamento per la gestione di fondi destinati alla cultura», ricorda invece il consigliere regionale Carlo Costantini, «ne riscontrai la perdurante profonda inadeguatezza, soprattutto in relazione all’ampio margine discrezionale che veniva rimesso in capo all’organo politico. Così mi rivolsi al Collegio per le Garanzie Statutarie, contestando la delibera e chiedendo che ad approvare le linee di indirizzo e regolamento fosse il Consiglio regionale. Mentre il Collegio ha certificato le mie buone ragioni Chiodi e la sua Giunta hanno fatto per lungo tempo “orecchie da mercante”, limitandosi a cambiare le regole soltanto nello scorso mese di luglio; quindi a fine Legislatura, quando ovviamente non avevano più alcun interesse a mantenere intatto il proprio potere discrezionale».