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Pdl: a Pescara prove tecniche di nuovo centrodestra, da Tosi a Lupi

«La decadenza di Berlusconi non può mettere in pericolo il governo»

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Gaetano Quagliariello

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PESCARA. Prove tecniche di grande centrodestra ieri nella sala consiliare del Comune di Pescara.
Per discutere di questa prospettiva di un centrodestra maggioritario che vada dalla Lega a Fdi alle forze del centro del centrodestra, sono arrivati infatti il sindaco di Verona, Flavio Tosi, Fabrizio Cicchitto, il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, il ministro Gaetano Quagliariello, vari esponenti politici del Pdl, e il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi.
Tosi ha detto sì ad un grande centrodestra ma ad una condizione imprescindibile: «io ad un centrodestra inclusivo ci credo perché è necessario un bipolarismo maturo, ma questo può accadere solo con delle vere primarie». Tosi ha spiegato che «non sarà un ulivo di centrodestra, ma se fai delle primarie ed individui da una parte e dall'altra quelli che sono i candidati, automaticamente hai individuato i punti netti della discussione politica». Quindi per il sindaco di Verona la necessità delle primarie viene rafforzata «anche per questioni anagrafiche», dice riferendosi ovviamente all'età di Berlusconi, perché «con le primarie si ricrea un'identità comune».
Quagliariello, invece, ha spiegato che «la linea Maginot dell'unità del Pdl sono sempre i problemi del 2 ottobre», ossia la fiducia al governo Letta, senza la quale ci sarebbe «il collasso del pese». E in previsione del consiglio nazionale del prossimo 16 novembre gli dà manforte il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: «Noi ministri stiamo lavorando per raccogliere le firme per un nostro documento, ci auguriamo che il consiglio nazionale non sia lo scontro di chi vuole avere la rivincita sul 2 ottobre e cioè sulla decisione di Berlusconi di sostenere il governo». Lupi ha ribadito che il partito crede «che la divisione faccia male a Berlusconi e al Paese, e indebolisca il progetto politico che vogliamo, di un grande centrodestra alternativo alla sinistra».

Quagliariello si augura dunque che «la discussione riparta proprio da quando il 2 ottobre fu votata la fiducia al Governo: tornare al voto ora con le stesse regole non farebbe che riproporre la stessa situazione di qualche mese fa». Oppure «la nostra è una proposta operativa forte per una prospettiva di riforma del sistema politico».
Superare 'questo' bipolarismo trova alleati anche tra i centristi: «noi di centro», ha spiegato il ministro della Pubblica Amministrazione, Gianpiero D'Alia, «siamo contro questo bipolarismo da tempo: è un sistema che ha aggravato la condizione del Paese e lo ha reso meno competitivo. Con questo sistema politico il centrodestra è finito da tempo così come lo è il cosiddetto centrosinistra».
Ma a sua volta D'Alia quando gli si chiede se questo 'nuovo' bipolarismo non sia un proporzionale mascherato ribatte di no: «non credo, i problemi del Paese non sono legati al tipo di legge elettorale». Ma se al deputato abruzzese Paolo Tancredi si prospetta l'idea di un 'ulivo' di centrodestra, la risposta è mani avanti: «La botanica la lasciamo alla sinistra: noi abbiamo sempre Berlusconi».

LA DECADENZA DI BERLUSCONI
Si è poi parlato dell’imminente decadenza di Berlusconi il cui voto al Senato dovrebbe esserci, salvo nuovi slittamenti, a fine novembre. «La battaglia legittima» contro la decadenza, ha detto Lupi, «non può mai mettere in gioco l' interesse del Paese». Della stessa opinione Fabrizio Cicchitto secondo il quale «la decadenza di Berlusconi e la tenuta del Governo sono due cose indipendenti. Noi dobbiamo essere contro la decadenza di Berlusconi, ma sarebbe un errore far cadere il governo». Il parlamentare ha detto che la soluzione per uscire dall'attuale impasse è «la razionalizzazione del bipolarismo e quindi anche la sua modernizzazione».