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Ulivi uccisi da batterio killer: l’Italia rischia il contagio

Abruzzo pronto ad un eventuale problema del genere?

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Ulivo




ABRUZZO. Un batterio killer provoca bruciature nelle parti finali dei rami degli ulivi.
Nel Salento è scattata l’emergenza. Migliaia di alberi si sono ammalati e presto potrebbero essere sradicati perchè irrecuperabili. Ma quel che è peggio è che il fenomeno, che per ora sembra circoscritto alla Puglia, potrebbe allargarsi.
Nessuno sa dire se e quando avverrà ma sono queste le domande a cui stanno tentando di rispondere gli studiosi del Cnr e l’Università di Bari.
Dopo il punteruolo rosso che ha colpito le palme di mezza Italia c’è ora da temere anche per le piante di ulivo? E in questi anni anche i castagneti di tutta la penisola stanno combattendo con un batterio killer, la ‘vespa cinese’ ovvero il cinìpide del castagno.
I problemi che oggi interessano la Puglia e che rischiano di mettere in ginocchio la fiorente attività della produzione olearia potrebbe arrivare anche altrove? Le altre regioni si stanno preparando a questa eventualità? L’Abruzzo è pronto in caso di emergenza?
Non si può dire che la risposta sia stata esemplare, per esempio, nel caso del punteruolo rosso che ha attaccato le palme dell'intera costa abruzzese: il risultato è stato centinaia di piante tagliate e sparite per sempre e centinaia di migliaia di euro spesi inutilmente. Le cose sono andate diversamente per esempio nella vicina San Benedetto del Tronto...
Intanto nessuno si sente in grado di scongiurare il rischio che il parassita si sposti dalla Puglia. Il Ministro per l’Agricolutra, Nunzia Di Girolamo, ha spiegato che è stata costituita una task force ad hoc ed ha coinvolto anche il commissario europeo per la Salute, Tonio Borg, «che ci ha dato la disponibilità per l’attivazione del Fondo di solidarietà comunitario per le emergenze fitosanitarie».
Si tratta di una patologia del tutto nuova per l’Italia: il batterio killer infesta la pianta che subisce un rapido disseccamento a seguito di un imbrunimento del sistema vascolare. A trasmetterla sono differenti organismi nocivi come agenti fungini xilematici, lepidotteri rodilegno e il batterio Xylella fastidiosa. Quest’ultimo rientra nella lista nera dei batteri da quarantena, necessariamente da isolare, a causa della sua portata infettiva.

Seconbdo il ministro Di Girolamo potrebbe essere arrivato in Italia attraverso l’importazione di materiale vegetale non certificato.
Secondo Antonio Guario, a capo dell’Osservatorio fitosanitario regionale pugliese, contattato dal Fatto Quotidiano «un’intera fetta dell’arco ionico-leccese vedrà cancellata quasi completamente la sua pianta simbolo: gli alberi malati vanno sradicati. Sono infetti. E il contagio nel resto dell’Italia e dell’Europa è un rischio troppo alto, tanto da richiedere l’adozione di durissime misure concordate tra Regione e ministero dell’Agricoltura».
A rischio sradicamento, solo nell’areale già compromesso, sono circa 600mila alberi. «Si sta valutando se espiantarli tutti», ha confessato Guario. «Su quelli stroncati a metà, si procederà, nel frattempo, con drastiche potature e con pesanti trattamenti fitosanitari sulle erbe infestanti intorno. Nessuna possibilità, invece, di interventi chimici diretti».
Xylella è molto nota in California dove ha fatto incetta di vitigni. Ma pare che il ceppo pugliese non sia in grado di colpire viti e agrumi. Ha la forza di attaccare, però, anche oleandri, mandorli e soprattutto le querce, un altro degli alberi più diffusi nel Leccese. E’ per questo che ai vivai della zona è stato sospeso il passaporto di queste piante e imposto il divieto di commercializzarle.