L'INCHIESTA

Baby prostitute, gli sms che incastrano il militare abruzzese: «dammi foto dove sei nuda»

Ieri davanti al gip Nunzio Pizzacalla ha dato una versione ‘edulcorata’

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ROMA. Hanno respinto le accuse, ma non hanno convinto piu' di tanto i pm, le cinque persone coinvolte in un giro di prostituzione a Roma ai danni di due studentesse di 14 e 15 anni.
Davanti al gip Maddalena Cipriani, che ha svolto in carcere gli interrogatori di garanzia, soltanto il commercialista Riccardo Sbarra, sospettato dalla procura di essere tra i clienti delle due baby prostitute, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere.
Gli altri quattro, come l’abruzzese caporal maggiore dell'esercito Nunzio Pizzicalla, Mirko Ienni, Mario De Quattro e la mamma di una delle due minori, hanno cercato di fornire una versione dei fatti più edulcorata, allo scopo di sminuire la portata delle proprie responsabilità. Scelta che però non avrebbe convinto gli inquirenti.
Su Pizzacalla gli investigatori hanno trovato degli sms che parrebbero inequivocabili. Secondo l’ipotesi accusatori era lui, insieme a Ienni, ad aver ‘reclutato’ le due studentesse ed erano loro, insieme agli altri indagati, a spartirsi parte dei guadagni.
Pizzacalla istruiva le baby prostitute, anche con messaggi telefonici, come quello inviato il 17 maggio scorso ad una delle due: «mi servono foto dove si vede tutto il corpo se hai anche sexy». Pochi minuti più tardi aggiunge: «Mi servono le altre foto. Il video mi serve per vedere come ti sai muovere e presentare così domani se riesco a trovare un cliente so già come sei». Due settimane dopo chiede «foto sexy con anche il seno di fuori».
Secondo la Procura un incontro sessuale poteva costare fino a 500 euro, 5 mila euro per un weekend. Il giro di cliente conterebbe uomini facoltosi che si sono difesi sostenendo di non sapere che le due fossero minorenni. Le indagini sono iniziate a ottobre ma le due ragazzine si prostituivano da maggio scorso.