ARRESTI

Crac da 70 mln per 'Centro Giotto', arrestato commercialista pescarese

Ai domiciliari anche 4 imprenditori romani

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Crac da 70 mln per 'Centro Giotto', arrestato commercialista pescarese




ROMA. Cinque persone sono finite ieri agli arresti ai domiciliari per bancarotta fraudolenta per il crac da 70 milioni di euro della Mediasonicroma srl.
La società era la proprietaria della nota catena di distribuzione ''Centro Giotto'', specializzata in elettronica di consumo, dichiarata fallita nerl 2010. I provvedimenti sono stati emessi dalla Procura della Repubblica di Roma e notificati dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza.
Ai domiciliari sono finiti quattro imprenditori romani (padre e tre figli, rispettivamente amministratore e soci) ed un commercialista di Pescara, con l'accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.
Si tratta di Giovanni Battista Coiante, 78 anni (amministratore), i suoi tre figli Alessandro, Vincenzo e Stefano (soci) e il pescarese Riccardo De Luca, 52 anni, che nel 2010 aveva presentato la domanda di concordato preventivo. Il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pm Paolo D’Ovidio li accusano di avere cagionato con dolo il fallimento della società 'Mediasonicroma Srl', dichiarato dal Tribunale di Roma il 15 dicembre 2010.
Le indagini, eseguite dal Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale sono state avviate a seguito del fallimento della Mediasonicroma Srl, capogruppo di un complesso di società, tutte riconducibili alla medesima famiglia di imprenditori, che da quasi trent'anni figurava tra i leader della distribuzione di elettronica di consumo, gestendo oltre 30 megastore con l'insegna 'Centro Giotto', diffusi soprattutto nel centro Italia.
Secondo quanto accertato dai finanzieri nel corso delle indagini, la famiglia di imprenditori, consigliati dal commercialista abruzzese, ha dapprima costituito una serie di nuove società, cui sono state apportate liquidità e merci di magazzino per circa 30 milioni di euro, che sono poi state trasferite all'estero (Portogallo), incorporandole in altre società di diritto lusitano, amministrate da soggetti prestanome. Lo scopo, secondo gli investigatori, sarebbe stato «creare nuovi soggetti giuridici privi di debiti che, grazie a simulati contratti di affitto d'azienda con la Mediasonicroma Srl, sono di fatto subentrati nella gestione dei numerosi punti vendita della catena Centro Giotto, distribuiti sul territorio nazionale».
Per effetto di tali operazioni «la società capogruppo che fino ad allora era stata a capo di un florido progetto di capillare distribuzione commerciale», hanno spiegato gli inquirenti, «è stata spoliata di tutte le merci in magazzino e si è ritrovata "piena" di passività, che hanno finito per condurla all'inevitabile fallimento».

IL CONCORDATO PREVENTIVO
Gli indagati, inoltre, nel tentativo di sottrarsi alle conseguenze del fallimento della holding di famiglia, hanno anche presentato al Tribunale di Roma una domanda di concordato preventivo con proposta di liquidazione dei creditori, mediante ricorso ad un residuo attivo del tutto inesistente, risultato, all'esito degli approfondimenti delle Fiamme Gialle, essere costituito da liquidità indisponibili, crediti inesigibili, valore di magazzino gonfiato e beni immobili non di proprietà. Ad esempio, hanno indicato una inesistente massa di beni materiali per quasi 1,5 milioni di euro che avrebbero dovuto trovarsi in un magazzino di Città Ducale (RI), risultato in realtà essere un deposito di materiale di risulta o da discarica.
Tra quelle che vengono definite «condotte distrattive» accertate dagli investigatori, è stata individuata persino una fittizia compravendita di un complesso immobiliare costituito da una villa di tredici vani catastali, con annesso terreno di oltre due ettari in località Formello (Roma), già di proprietà della fallita e del valore di due milioni di euro (prezzo mai corrisposto), in favore della moglie di uno degli arrestati, avvenuta dopo una quanto meno "sospetta" separazione legale dei coniugi. I due, dicono gli inquirenti, vivevano insieme nella stessa villa, sottratta alla garanzia dei creditori.

ASSENZA DI DOCUMENTI CONTABILI
L'attività d'indagine e di ricostruzione delle vicende societarie è stata resa oltremodo difficile, ha spiegato la Finanza, dall'assenza di libri e di scritture e documenti contabili, sottratti alla procedura fallimentare e solo in parte rinvenuti dagli investigatori nel corso delle indagini. Il deficit patrimoniale fin qui accertato è pari a circa 70 milioni di euro, di cui oltre 24 milioni nei confronti dell'Erario e circa 2,5 milioni di spettanza dei dipendenti (stipendi ed altri emolumenti).