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Abruzzo. Giustizia, i dipendenti di ruolo contro i precari: «e a noi chi ci pensa?»

«Da 22 anni aspettiamo in silenzio la riqualificazione»

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Abruzzo. Giustizia, i dipendenti di ruolo contro i precari: «e a noi chi ci pensa?»




ABRUZZO. I precari della giustizia hanno manifestato nei giorni scorsi a Roma.
Da quasi 3 anni, oltre 3400 precari operano quali tirocinanti in tutta Italia, con un rimborso spese di 240 euro al mese. Ora chiedono di essere assunti a tempo determinato sebbene dalla Capitale sia stato chiarito che non ci sono soldi.
In queste ore a scalpitare sono però anche i dipendenti di ruolo del Ministero della Giustizia che rivendicano il loro lavoro all’interno dei Tribunali: «Il ministero non ha i fondi per retribuire i dipendenti di ruolo ed assume altro personale?» Secondo il comitato ‘Lavoratori della Giustizia’ si starebbe facendo passare il messaggio che «la soluzione dei mali della giustizia è nel personale Asu e che disperdere la loro professionalità sarebbe peccato mortale: va ribadito», insistono i dipendenti, «che si tratta di personale ausiliario, commessi e addetti alle fotocopie spesso utilizzati impropriamente e illecitamente dai dirigenti locali per mansioni cui non possono essere adibiti con conseguente possibili nullità o annullabilità degli atti da essi, mentre la professionalità del personale di ruolo viene essere candidamente sottostimata.
«Il funzionamento degli uffici giudiziari», insiste il comitato, «è quotidianamente assicurato dai dipendenti di ruolo che nonostante i sacrifici economici e lavorativi che da anni subiscono non si sono mai sottratti ai propri doveri nell’assicurare i servizi. Non abbiamo avuto alcuna riqualificazione da 22 anni e il Ministero alle richieste ed alle sentenze di condanna dei vari Giudici del lavoro aditi risponde di non avere i fondi necessari per adempiere. Noi abbiamo anche il divieto di svolgere lavoro straordinario perchè il ministero dichiara di non avere fondi per i loro pagamento».
I dipendenti denunciano inoltre che l’attività di lavoro straordinaria che comunque viene svolta per assicurare le udienze penali pomeridiane, le urgenze, le scorte ai magistrati e tutte le attività improcrastinabili previste dalla legge penale «non viene retribuita da anni per carenza di fondi (parliamo di 6 euro l’ ora) ma mai si sono sottratti dall’adempiere sempre e comunque il loro dovere».
Alcuni dipendenti del Ministero della Giustizia hanno obbligo (a turno) di reperibilità nei giorno domenicali e festivi e da anni non vengono retribuiti (10 euro a giornata di reperibilità) per carenza di fondi».
«I fondi con cui dovevano essere retribuiti dipendenti di ruolo del Ministero della Giustizia», denuncia il Comitato, «sono stati invece utilizzati per finanziare il percorso formativo degli Asu pur sapendo che non potevano essere assunti»

«NESSUN ARRETRATO E NESSUNA CARENZA DI ORGANICO»
I dipendenti spiegano inoltre che sui loro tavoli non c’è arretrato: «non è a causa nostra se le udienze vengono rinviate per anni o se non arrivano a sentenza entro i termini di prescrizione, le ragioni del malfunzionamento e della lentezza del sistema giustizia sono ben altre ed in altre sedi vanno risolte».
Inoltre dopo la soppressione delle sedi distaccate «non vi è alcuna carenza nell’organico degli Uffici Giudiziari ma addirittura un soprannumero di 1616 unità che sono state poste in disponibilità del ministero di giustizia per essere poi trasferite discrezionalmente di ufficio nelle sedi scoperte e disagiate».