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Governo, dopo gli F35 si spenderanno 7 miliardi per navi da guerra della Marina

Protesta la Uil Funzione Pubblica

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Governo, dopo gli F35 si spenderanno 7 miliardi per navi da guerra della Marina

ABRUZZO. «Governi di destra, di sinistra, tecnici, di larghe intese : tagliano sul sicuro e lasciano indenni i poteri forti, le corporazioni, i santuari del potere finanziario».
Queste le parole del segretario generale della Uil Pubblica Benedetto Attili, il quale commenta il ddl di stabilità messo a punto dal governo e contesta la mancanza, anche nei titoli, «di qualsiasi riferimento alla lotta all'evasione ed alla corruzione, di qualsiasi accenno alla lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione, di qualsiasi allusione al sistema degli appalti per lavori e forniture che notoriamente è fonte ed alimentazione di fenomeni corruttivi e di infiltrazioni criminali».
Per Attili si ripropongono le solite ricette: «tagli alle retribuzioni del personale pubblico, blocchi contrattuali, sospensione per altri tre anni del turn-over, blocchi degli straordinari, riduzioni dei fondi integrativi». E andando a spulciare nei meandri del Ddl di stabilità si trova pure, sotto la voce “risorse per lo sviluppo e finanziamento di esigenze indifferibili", ingenti finanziamenti (7 miliardi) per il programma di ammodernamento della marina militare.
Il denaro servirà in particolare per l’acquisizione di dodici nuovi pattugliatori d’altura ‘dual-use’.
Come scrive questa mattina Il Fatto Quotidiano per giustificare queste nuove spese militari «tutti tirano in ballo l’emergenza immigrazione e l’operazione umanitaria ‘Mare Nostrum’» e infatti queste navi potrebbero servire «nella protezione civile», dice il senatore membro della commissione Difesa Vito Vattuone, «per far fronte all’annoso problema dell’immigrazione, causa di tante tragedia umanitarie».

«Per comprendere la cifra di cui si sta discutendo», fa notare il segretario generale, «i 7 miliardi sono esattamente quelli che servirebbero per rinnovare il CCNL triennale di tre milioni e mezzo di lavoratori pubblici»
Attili non discute «del sicuro impatto che questo sforzo potrà avere sull'industria del settore cantieristico, ma siamo veramente convinti che non si sarebbe raggiunto un risultato più efficace per innescare la ripresa economica andando ad iniettare 7 miliardi di liquidità nel mercato interno, attraverso il rinnovo dei CCNL dei dipendenti pubblici? Rinnovo che comporterebbe anche la soluzione di problemi di ordine sociale che si stanno chiaramente delineando a seguito dei continui ed incessanti tagli alla P.A. ed a chi ci lavora. Ma, per far questo serve una cosa che sicuramente manca al Governo Letta: serve coraggio».
«In questa situazione – conclude Attili - le quattro ore di sciopero annunciate da CGIL, CISL e UIL per il mese di novembre rappresentano un doveroso primo passo, per nulla affrettato, cui dovranno seguire ulteriori, più incisive azioni al fine di ottenere quei cambiamenti necessari per affrontare in modo serio e coerente i problemi del paese».