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Cancellazione Province: l’appello dei costituzionalisti: «confusione ed errori»

Il richiamo dei 44 professori, anche Onida; Ministero: «no conservatorismi»

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Cancellazione Province: l’appello dei costituzionalisti: «confusione ed errori»

Enrico Letta



ROMA. Atteso da settimane, è poi arrivato l'appello dei costituzionalisti sul processo di riforma degli enti locali. Sono in tutto 44, compreso Valerio Onida, i professori che hanno pensato bene di muovere rilievi al ddl messo a punto dal ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Graziano Delrio, tenendo bene nel mirino le mosse messe in atto sulle Province. Ma in termini generali il nutrito drappello di docenti ha evidenziato - in un lungo documento intitolato 'Per una riforma razionale del sistema delle autonomie locali', indirizzato significativamente 'alle Commissioni Affari Costituzionali e ai gruppi parlamentari di Camera e Senato' - il fatto che «il sovrapporsi disordinato di provvedimenti di 'riforma' del sistema delle autonomie locali lascia disorientati».
 Ferma la replica del Ministero: in una nota il consigliere giuridico di Delrio, Franco Pizzetti, ha spiegato in sostanza che i costituzionalisti firmatari dell'appello sarebbero attenti solo alla difesa dell'esistente. L'iniziativa dei 44 professori ha ricevuto naturalmente il plauso delle Province, le quali, per bocca del presidente dell'Upi Antonio Saitta, hanno chiesto «la difesa delle regole» e non «un'operazione di populismo massmediatico».
 L'appello dei 44 prof non lascia margini di interpretazione e proprio sulle Province attacca: «riteniamo che non si possa comunque con legge ordinaria sopprimere le funzioni di area vasta delle Province e attribuirle a Regioni e Comuni - scrivono - né trasformare gli organi di governo da direttamente a indirettamente elettivi, né rivedere con una legge generale gli ambiti territoriali di tutte le Province».
 Mostrano poi «perplessità» sulla strada della revisione costituzionale, «scelta dal governo all'indomani della pronuncia della Consulta (la n.220/13), nonché da un opinabilissimo provvedimento di commissariamento fino a giugno 2014 di tutte le Province con organi in scadenza prima della prossima tornata elettorale-amministrativa», elemento che ai professori «appare per molti versi una scorciatoia, fonte di ulteriori complicazioni per il rischio di un mancato rispetto del principio autonomistico sancito in Costituzione».

 Al contrario sarebbe necessario «tracciare una linea di riforma delle autonomie locali condivisa ed efficace, con un approccio coerente e di sistema, senza strappi, senza operazioni di pura immagine, destinate a produrre danni profondi e duraturi sulla nostra democrazia locale».
 Pronta la risposta del dicastero guidato da Delrio, il quale, attraverso una nota del professor Franco Pizzetti, consigliere giuridico del ministro, afferma: «Spiace vedere che molti colleghi continuano a considerare il ruolo del costituzionalista in una visione strettamente legata alla difesa della lettera delle norme e alla conservazione dell'ordinamento esistente, mentre al contrario - ha evidenziato - è storicamente compito della scienza costituzionale accompagnare i cambiamenti dell'ordinamento assicurando la gelosa difesa dei valori costituzionali».
 Il ddl Delrio, ha proseguito, «è in linea con la Costituzione, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale, ed è perfettamente in asse con le proposte formulate dalla Commissione dei 35 Saggi e con le raccomandazioni in esse contenute».
 Di tutt'altro tenore il commento dell'Unione delle Province d'Italia: «I firmatari dell'appello hanno ripetuto con autorevolezza posizioni che noi andiamo ripetendo inascoltati ormai da mesi, se non addirittura anni», ha affermato il presidente Antonio Saitta.
«Noi purtroppo siamo accusati di parlare per difendere privilegi e poltrone, ma questa volta - ha attaccato - sono eminenti costituzionalisti a chiedere la difesa delle regole per dare al Paese una riforma razionale e legittima, non solo un'operazione di populismo massmediatico».