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Abruzzo. La presunta truffa dei buoni vacanza: a processo dopo la denuncia

Commerciante di Cupello vince il primo round. Nel 2014 inizia il processo a Roma

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Abruzzo. La presunta truffa dei buoni vacanza: a processo dopo la denuncia




CUPELLO. Una lettera di un avvocato che intima il pagamento di una cifra per l’acquisto di alcuni buoni vacanza mai acquistati.
Il destinatario prima pensa ad un errore, poi ad uno scherzo poi si convince sempre più che si tratti di una truffa. E la storia finisce in Tribunale.
Comincerà  il 12 febbraio 2014 davanti al giudice ordinario di Roma la causa contro Vincenzo Antonio Lammoglia, 48 anni di Viggiano (Potenza) e Antonia Pedà, 53 anni di Motta San Giovanni. I due sono accusati di tentata truffa in concorso.
A denunciarli è stato Fernando Costantini titolare di una carrozzeria di Cupello. Il commerciante nel 2010 è stato vittima di una presunta truffa: come lui, nella stessa rete, sono caduti centinaia di altri commercianti, sparsi in tutta Italia. Qualcuno probabilmente ha pagato la cifra richiesta per evitare contenziosi ma Costantini, certo di non aver mai acquistato nulla e di non dover pagare alcunchè, ha deciso di opporsi e di capire cosa ci fosse dietro così ha firmato la denuncia che il pm ha verificato con le indagini di pg.

LA LETTERA DELL’AVVOCATO
Il 27 gennaio 2010 era un mercoledì. Costantini stava lavorando tranquillamente nella sua officina della zona artigianale di Cupello quando alle 17.01 arriva un fax di tre pagine. Il documento è firmato dall’avvocato Serafina Vaccaro di Roma (che oggi difende nel processo la Pedà): il legale dice di operare per conto della Fcs 2000 Viaggi di Roma e chiede il pagamento di 245 euro per l’acquisto di un ‘Kit biglietti buoni vacanza’. L’uomo si rifiuta di pagare, risponde all’avvocato, tramite raccomandata, spiegando di non aver mai ordinato nulla. A febbraio viene citato in giudizio davanti al giudice di Pace da Pedà con l’offerta di rinunciare alla causa in cambio di un pagamento entro 15 giorni di 385 euro tramite vaglia postale.

IL SONDAGGIO TELEFONICO
L’uomo dapprima non capisce poi collega tutto ad una telefonata «singolare» ricevuta qualche mese prima: «l’operatore», racconta Costantini, «si qualificò come addetto di una agenzia di sondaggi per la Regione Abruzzo. Mi chiese il consenso per un’intervista per verificare la rispondenza dei dati aziendali di ditte presenti sul mercato, con particolare riferimento alle autocarrozzerie».
L’operatore cominciò dunque a formulare alcune domande, molto semplici, alle quali il commerciante avrebbe dovuto rispondere solo con un sì se in caso di risposta affermativa.
Da qui un triplo sì per confermare nome e il cognome, il numero di partita iva e la titolarità del negozio.

IL PLICO
In realtà quella telefonata sarebbe servita all’agenzia per avere conferma dei dati dell’uomo e spedirgli «4 buoni vacanza relativi a quattro settimane di soggiorno pernottamento validi per quattro persone in una qualunque strutture alberghiere convenzionate, il tutto per 245 euro».
I buoni vengono effettivamente recapitati, per il commerciante è semplice pubblicità e cestina tutto.
Secondo il pm Francesco Polino sono stati Lammoglia e Padà a telefonare a Costantini facendo la finta telefonata. Sono stati sempre loro a registrare i suoi dati e ad inviargli il materiale pubblicitario. Inoltre i due avrebbero anche chiesto il pagamento di 250 euro e invitato a chiudere la vicenda velocemente sborsando 385 euro.

LA DENUNCIA
Ma Costantini non cede e ad aprile si presenta alla stazione dei carabinieri di Cupello e sporge la denuncia.
Da una ricerca sul web appare evidente come siano stati centinaia gli utenti finiti nella stessa truffa. Qualcuno probabilmente ha scelto la strada del carrozziere di Cupello e non pagare un servizio mai richiesto.
Ma, come raccontano alcuni consumatori in rete, c’è anche chi, a fronte della certezza di non aver acquistato nulla, ha pagato per evitare i costi dell’avvocato per difendersi a chilometri di distanza. In questo modo la pratica commerciale scorretta ha omunque
raggiunto il suo scopo.
«Avendo scoperto che anche altri hanno avuto la stessa vicissitudine», ci spiega Costantini, «è mio desiderio far sapere che la Procura della Repubblica di Roma (per il mio caso) ha emesso decreto di rinvio a giudizio per i presunti truffatori: le indagini hanno individuato un giro di chi intenta questi atti criminosi a danno di ignari cittadini lavoratori».

Alessandra Lotti