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Svimez, il deserto industriale del Mezzogiorno schiacciato dalla crisi

Ministro Trigilia: «urge svolta su Fondi Ue»

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Svimez, il deserto industriale del Mezzogiorno schiacciato dalla crisi




ROMA.  E alla fine il ministro della Coesione Territoriale Carlo Trigilia si trovò a dover elogiare la Cassa Per il Mezzogiorno che «negli anni Cinquanta ha fatto bene» in opere pubbliche, anzi bisognerebbe «ricominciare da lì» quando i soldi si spendevano e si costruivano dighe, autostrade e ferrovie. La presentazione dell'annuale rapporto Svimez sul Mezzogiorno ha rivelato un quadro tanto a tinte fosche da far rimpiangere l'opera della Cassa del Mezzogiorno.
Ed i dati fanno paura a cominciare dalla ripresina del 2014 che non toccherà il Mezzogiorno. Secondo le stime Svimez, il Pil del meridione resterà inchiodato allo 0,1% mentre il Centro-Nord correrà verso lo 0,9% (la Germania secondo le stime governative sarà a +1,6%). Continua la desertificazione industriale. Negli anni della crisi 2007-2012 la produzione manifatturiera è stata tagliata di un quarto (-25%), gli investimenti del 45%, i posti di lavoro sono scesi del 24%. Tutto questo a dispetto delle politiche Ue per le regioni svantaggiate che in Italia non riescono dar frutto. A questo proposito Il Ministro Trigilia ha promesso «una svolta» con la nuova Agenzia per la Coesione Territoriale che metterà «l'80% dei fondi su 3-4 obiettivi tematici» a patto di «uscire dal particulare» e valutare i progetti in un ottica di «interesse generale del Paese» tenendo chiaro che «non ci può essere una vera ripresa in Italia se non si risolve il nodo Mezzogiorno».
 Un nodo gordiano. Nel 2013 l'occupazione è scesa sotto i 6 milioni di posti, si è tornati ai livelli del 1977. Nel 2012 il tasso di occupazione in età 15-64 è stato del 43,8% mentre il tasso di disoccupazione è del 17%, ma siccome molti non cercano lavoro il tasso salirebbe al 28,4%. I consumi delle famiglie sono in netta flessione. Negli anni della crisi, dal 2008 al 2012, sono sprofondati del 9,3%, oltre due volte in più del Centro-Nord (-3,5%). Nel 2012 sono scesi del -4,8%. Crollati anche gli investimenti (-25,8%), con un peso determinante dell'industria (-47% dal 2007 al 2012). A peggiorare il quadro, l'aumento della pressione fiscale a fronte di una diminuita spesa pubblica sia corrente (per i servizi) sia in conto capitale (per gli investimenti). Negli ultimi 4 anni dal 2007 al 2011 al Sud è aumentata la pressione fiscale più che al Nord soprattutto per effetto dei piani di rientro sanitario. A pesare Irap e addizionale Irpef: la pressione fiscale derivante dai tributi regionali è aumentata dal 3,9% del 2011 al 4,6% del 2012.
Il Sud sembra sempre più un deserto industriale con i giovani cervelli in fuga verso il Centro-Nord (il 64% sono diplomati o laureati). Una piaga che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano giudica «inaccettabile» e «foriera di pesanti conseguenze».
 Perciò «la via da perseguire deve essere quella dell'avvio di un nuovo processo di sviluppo nazionale» che trovi solida base nel Sud.
Perchè, sottolinea il governatore della Puglia, Nichi Vendola, «serve innanzitutto la capacità del Sud di alzarsi in piedi, di stare a schiena diritta, di combattere in prima persona le proprie patologie, i propri nemici. Molti dei nemici del Sud sono al Sud, un pezzo di classe dirigente collusa e corrotta».
 Ma per ripartire, dice Stefano Caldoro bisogna, «riequilibrare le risorse, anche se non siamo il Mezzogiorno con il cappello in mano», visto che, incalza il governatore della Campania i dati evidenziano che «le differenze fra il Nord ed il Sud, aumentano».