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Abruzzo. Fondi hockey e pattinaggio, chiesto il giudizio per Sabatino Aracu

L’accusa è quella di appropriazione indebita

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Sabatino Aracu

Sabatino Aracu

ROMA. Il presidente della Federazione hockey e pattinaggio (Fihp), Sabatino Aracu, già parlamentare e coordinatore del Pdl in Abruzzo, è stato citato a giudizio dalla procura di Roma per appropriazione indebita.

L'accusa, contestata dal pm Roberto Felici, fa riferimento alla gestione di fondi attribuiti alla federazione.
Alla base delle accuse ci sarebbero anche alcune dichiarazioni di Maria Maurizio, ex moglie di Aracu. Le accuse sono sempre state respinte dall'indagato che ha più volte parlato di una vendetta immotivata  da parte di una donna che non avrebbe accettato la separazione. I loro strascichi personali sono arrivati anche in Tribunale, nel corso del processo Sanitopoli, tra accuse di guerre personali, problemi di origine psichiatrica e querele reciproche.
La prima denuncia dettagliata e motivata sui soldi della Federazione risale al maggio del 2009 e fu proprio la signora Maurizio a documentare presunti comportamenti illeciti dell'ex marito, mentre la donna aveva già avviato un sempre più frequente rapporto con i magistrati di Pescara che indagavano sulle maxi tangenti della sanità. Il Coni, però, non ha mai ritenuto di ‘sanzionare’  il parlamentare e nella relazione finale dell’indagine interna si chiarì che il lavoro di ricerca era finalizzato «all'accertamento della conformità, legittimità è congruità delle spese». 

Si disse pure che «l'attività è stata fortemente limitata» e che «non è stata necessariamente condotta un'analisi di dettaglio» ed inoltre che «la documentazione già predisposta dagli uffici Fihp o fornita non può dirsi completa» per cui lo stesso Coni non è stato in grado di fornire «garanzie sui risultati emersi in ordine alla completezza e alla integrità».
Insomma un'inchiesta interna che per stessa ammissione di chi ha indagato era parziale e non esaustiva.


Si contestò, tra le altre cose, l’aumento per le spese per «l'acquisto di materiale sportivo» passate da 41.000 euro del 2005 a 222.000 nel 2007.
L'assenza di documenti giustificativi di spesa per le carte di credito della federazione pattinaggio intestate ad Aracu e Gasbarrone per un importo di oltre 43.000 euro. Si parlò poi di irregolare ed ingiustificata erogazione di oltre 60.000 a titolo di rimborsi a rendiconto privi di motivazione in alcuna delibera.
A parlare di una gestione poco trasparente dei fondi destinati alla Fiph era stato, nel 2012, anche il procuratore generale della Corte dei Conti del Lazio, Raffaele De Dominicis, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Ora anche la Procura romana vuole vederci chiaro e arriva una nuova grana per l’ed deputato che il 22 luglio scorso è stato condannato a 4 anni di reclusione a conclusione del processo sullo scandalo sanità celebratosi a Pescara.

M5S CAMERA: «INACCETTABILE MANCATO COMMISSARIAMENTO FIHP»

«Ci domandiamo cos’altro debba accadere per far sì che il Coni e il ministero competente escano dall’attuale immobilismo e adottino la misura del commissariamento della Federazione di Pattinaggio». Lo dichiarano i deputati abruzzesi del M5S Vacca, Del Grosso, Colletti e i deputati della VII commissione. 

«Assistiamo, ancora una volta, l’ennesima, allo sviluppo di vicende giudiziarie che coinvolgono il presidente della Fihp Sabatino Aracu. Per questo chiediamo che il Coni e il Ministero intervengano per fare in modo che la credibilità dello sport italiano non venga ulteriormente intaccata a causa della continua invadenza della politica nella società italiana. La citazione a giudizio di Aracu per appropriazione indebita - ricordano i deputati - è l’ennesimo tassello di un quadro che si va delineando e che nulla dovrebbe avere a che fare con lo sport: ci domandiamo come possa continuare ad essere presidente una persona che fa lavorare nella e per la federazione sportiva ex mogli e figli, che ha ricevuto due condanne, che è interdetto dai pubblici uffici e che ora è indagato per le spese della Federazione. Oltretutto, ironia della sorte, la stessa federazione ancora presieduta da Aracu usa due pesi e due misure: sospende una tesserata condannata in primo grado per un reato minore, mentre il presidente è intoccabile».

«Rinnoviamo quindi l’invito al Ministro Delrio e, soprattutto, al presidente del Coni Malagò affinché intervengano subito per porre fine a questa ennesima vergogna italiana che alla luce degli incarichi internazionali di Aracu, discredita non solo il mondo dello sport, ma l'immagine internazionale di tutta l'Italia. Se - concludono i deputati del M5S - chi ne ha facoltà non prenderà gli adeguati provvedimenti, vorrà dire che si assumerà la responsabilità di essere connivente».