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Abruzzo. Doping: Di Luca recidivo, la Procura del Coni chiede lo stop a vita

La reiterate cadute di un astro abruzzese

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Abruzzo. Doping: Di Luca recidivo, la Procura del Coni chiede lo stop a vita

Danilo Di Luca

ROMA.  Bandito a vita dal ciclismo. Danilo Di Luca, che pure un Giro d'Italia lo ha vinto nel 2007, passerà tristemente alla storia come il primo ciclista italiano positivo e squalificato due volte alla stessa sostanza: il Cera, Epo di ultima generazione. Recidivo per la giustizia sportiva, e per questo la Procura del Coni lo ha deferito chiedendone la squalifica a vita.
Il secondo caso di doping nella carriera del corridore abruzzese piombò nel cuore dell'ultima corsa rosa, prima della 19/a: Di Luca era ancora in albergo, dovette fare in fretta e furia le valigie e lasciare la carovana. Per la Vini Fantini-Selle Italia, il nuovo team di Di Luca fu uno choc.
Specie dopo lo stop dopo la prima tappa di Mauro Santambrogio, il corridore che venerdì scorso ha ammesso di aver pensato perfino al suicidio. Di Luca era stato trovato positivo ad un controllo fuori competizione dell'Uci del 29 aprile scorso, alla vigilia del via del Giro 2013.
 La procura del Coni ricorda che si tratta della «seconda violazione della normativa antidoping Wada» (dopo i due anni di stop rimediati nel 2010) e oltre alla «squalifica a vita» ne chiede quindi «l'invalidazione dei risultati agonistici conseguiti successivamente al prelievo biologico».
 Ma Di Luca mentalmente (e non solo) ha già voltato pagina: «Restare nell'ambiente? Sto già facendo altro» disse dopo l'audizione.
Lui a Spoltore, la sua cittadina, già gestisce un negozio di bici. Di Luca era stato condannato nel 2007 (dopo il trionfo al Giro) per le frequentazioni con il discusso medico Carlo Santuccione (radiato dal Coni), era entrato nell'operazione denominata 'Oil for Drugs', avviata nel 2003 dopo la morte sospetta di alcuni dilettanti. 

Nel 2009 aveva cercato il rilancio, contendendo fino agli ultimi metri la maglia rosa al russo Denis Menchov. Ma il 22 luglio dello stesso anno Di Luca risultò positivo al Cera, in due diversi controlli: il 20 e il 28 maggio. Le controanalisi dell'8 agosto confermarono tutto e l'abruzzese venne licenziato dalla Lpr Brakes-Farnese Vini.
Il primo febbraio 2010 scattò la squalifica (due anni) del Tribunale nazionale antidoping, che gli inflisse anche una multa di 280 mila euro. La sanzione doveva finire il 21 luglio 2011 ma il Tna, grazie alla collaborazione dell'atleta nell'inchiesta di Padova, gli condonò nove mesi. Il resto è storia recente, ed è ancora una brutta storia. Per la recidività il minimo di squalifica previsto in base al regolamento Coni, è di otto anni. Ma la procura per Di Luca vuole una sentenza esemplare, per cui ha chiesto lo stop a vita. Comunque vada, considerato anche che a gennaio Di Luca compirà 38 anni, è già un ex corridore. E per il 'killer' abruzzese mai soprannome fu più azzeccato: con atleti così il ciclismo rischia davvero di morire.