SANITA'

Ministro Salute ferma sperimentazione Stamina. Nasuti: «sono allibito»

«Metodica pericolosa»; Vannoni: «vero pericolo è ministro»

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Ministro Salute ferma sperimentazione Stamina. Nasuti: «sono allibito»





ABRUZZO. Un annuncio che «non avrei mai voluto dare».
E' con queste parole che ieri il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, ha aperto la conferenza stampa, convocata d'urgenza, per annunciare la decisione di bloccare la sperimentazione del metodo Stamina messo a punto da Davide Vannoni. Una decisione presa sulla scorta del parere del comitato scientifico che doveva presiedere alla sperimentazione e che si fonda su un punto in particolare: il metodo, che utilizza cellule staminali, presenta «potenziali rischi» ed è dunque «pericoloso» per la salute dei pazienti.
Lo 'stop' è stato duramente contestato da Vannoni, che ha rilevato come «ad essere pericoloso non è il metodo di cura, bensì il ministro Lorenzin e chi sta gestendo così male questa situazione. Ora l'obiettivo - ha annunciato - è attuare la sperimentazione all'estero, possibilmente in Usa».
Le parole del ministro hanno però sancito, di fatto, la fine di una vicenda travagliata: «Questa è una conferenza stampa che non avrei mai voluto fare - ha detto Lorenzin - perché sarei stata felice che questa vicenda avesse avuto un epilogo diverso, soprattutto per dare risposte a tantissime famiglie che si sono aggrappate alla possibilità di avere una cura che, purtroppo, non c'è».

TRE PUNTI CRITICI
Ma come si è arrivati a questa decisione, a fronte del via libera del Parlamento alla sperimentazione? Centrale è stato il parere espresso, a settembre, dal comitato scientifico, che ha bocciato la metodica affermando che «mancano i presupposti di scientificità e sicurezza per avviare la sperimentazione», ed ha evidenziato tre punti: la «inadeguata descrizione del metodo», la «insufficiente definizione del prodotto» e i «potenziali rischi» per i pazienti. A questo punto, ha precisato il direttore generale del ministero Marcella Marletta, è stato richiesto un parere all'Avvocatura generale dello Stato in merito ai 'passi successivi'. Il 26 settembre la pronuncia dell'Avvocatura, secondo cui il ministero «in seguito alla relazione del comitato, non può ulteriormente promuovere la sperimentazione già avviata».
Da qui il documento di 'presa d'atto’ del dicastero, che blocca la sperimentazione. Quanto ai pazienti già in trattamento a Brescia, su questi «pende il giudizio del Tar della Lombardia. Attenderemo - ha detto Lorenzin - la decisione della magistratura». Lorenzin ha anche annunciato di aver chiesto di avere accesso alle cartelle cliniche dei pazienti per una «ulteriore valutazione».

C’E’ CHI E’ SODDISFATTO
Riferendosi poi al fondo di 3 mln stanziato per la sperimentazione Stamina, ha espresso l'intenzione di destinarlo alla sperimentazione sulle malattie rare. Plaude allo stop del ministro la senatrice Elena Cattaneo, direttrice del Laboratorio cellule staminali dell'università di Milano: lo stop, ha detto, «tutela le famiglie da un'operazione guidata da altri interessi». Anche per il genetista Angelo Vescovi si tratta di una decisione «assolutamente giusta». E per l'Associazione Coscioni, la decisione era «l'unica che poteva essere adottata da un ministero che deve farsi garante della salute dei cittadini».

RICORSO ALLA CORTE EUROPEA
Intanto, Sandro Biviano, portavoce dei malati che dal 23 luglio presidiano piazza Montecitorio chiedendo libertà di cura, ha annunciato ricorso alla Corte Europea dei Diritti umani di Strasburgo. E oggi, sempre davanti Montecitorio, sarà celebrata una messa in ricordo dei bimbi autorizzati dai giudici alla cura e morti in attesa di ricevere la metodica Stamina.

DALL’ABRUZZO, NASUTI: «PERPLESSO E ALLIBITO»
«Resto perplesso e allibito, credo che il ministero si sia basato sul parere, non vincolante, del Comitato scientifico di esperti, anche se speravo che venissero sentiti i malati che avevano riscontrato dei miglioramenti oggettivi», ha commentato invece il consigliere regionale d'Abruzzo, Emilio Nasuti, promotore, nella scorsa estate, di una risoluzione bipartisan del Consiglio d'Abruzzo - la prima a livello nazionale - in cui si chiedeva al Governo di permettere l'accesso alle cure staminali, con il metodo Stamina, a tutti i pazienti che ne avessero fatto richiesta.
«La cura o c'è o non c'è - aggiunge -, se non funziona, non funziona per tutti e andava fermata in termini perentori: pertanto la scelta del ministero di aspettare il Tar per i malati in cura a Brescia mi sembra una contraddizione. Mi auguro che il ricorso al metodo Stamina possa essere comunque rivalutato, monitorando soprattutto i malati che ormai da diverso tempo lo stanno attuando per verificare gli eventuali riscontri di miglioramento, così come attestato dai famigliari».
«Per quanto riguarda il mio impegno - spiega - ero promotore di una battaglia a supporto per evitare discriminazioni nei confronti degli ammalati, non certo per far prevalere presunti millantatori».