CARTE E PETROLIO

Abruzzo. Ombrina, la Medoilgas fa ricorso e i Comuni tirano fuori l’asso dalla manica

Udienza di questa mattina rinviata al 24 ottobre

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Abruzzo. Ombrina, la Medoilgas fa ricorso e i Comuni tirano fuori l’asso dalla manica

ABRUZZO. La battaglia del petrolio si combatte all’interno delle stanze del potere e sempre più spesso in quelle della giustizia amministrativa.
Oggi era fissata l’udienza del ricorso promosso dalla Medoilgas che contesta il mancato rilascio del permesso a perforare qua e là al largo delle coste abruzzesi. L’udienza è stata rinviata al prossimo 24 ottobre perché il tribunale ha ritenuto di dover attendere la costituzione in giudizio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che ora dovrà necessariamente diventare parte del giudizio.
Si tratta di una specie di colpo di scena perché in sostanza i Comuni di Fossacesia, Torino Di Sangro, San Vito Chietino nell’essere trascinati nel contenzioso hanno scoperto dalle carte una serie di pesanti irregolarità che chiamano in causa direttamente il Ministero. Ecco spiegata dunque la ragione del rinvio dell’udienza di oggi. Resta ora da capire come intenderà difendersi il Ministero dalle pesanti accuse che emergono dalle memorie dei Comuni della costa dei trabocchi.
Lo scorso luglio in seguito ad un fiume di polemiche e rivelazioni il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare aveva chiesto di avviare la procedura Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) prima del rilascio del decreto di Via (Valutazione d'Impatto Ambientale).
Una decisione contro cui Medoilgas Italia ha proposto ricorso al Tar Lazio perché «contraddice la decisione precedentemente assunta» dal Ministero il 24 ottobre 2012 «senza che sia intervenuto alcun elemento nuovo - di carattere progettuale, normativo o riguardante il contesto ambientale - a giustificare tale decisione».
Il 24 ottobre 2012, infatti, lo stesso Ministero aveva comunicato formalmente a Medoilgas che la procedura di Via avrebbe potuto essere completata senza lo svolgimento della procedura Aia, la quale avrebbe dovuto essere avviata solo in un secondo tempo (nel caso si presenti la necessità di procedere alla re-immissione nel sottosuolo delle acque prodotte associate al greggio e provenienti dallo stesso giacimento).
La storia dei permessi concessi alla Mediolgas è lunga di un decennio ed è probabile che la storia sarà ancora lunga viste le numerose richieste in cantiere per attingere alle plurime ricchezze del sottosuolo.

NEL 2002 LA PRIMA RICHIESTA
Il 30 agosto 2002 la società Gas della Concordia spa chiedeva al ministero per lo sviluppo economico un permesso di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi nel mare adriatico “zona b”.
Succede però che il 26 aprile 2005 la società cede il ramo d’azienda alla Intergas più srl di Roma per 11,2 milioni di euro, praticamente tutto il ramo d'azienda riguardante 17 permessi di coltivazione e 5 permessi di ricerca.
Otto giorni dopo, il 4 maggio, la Intergas Più è stata acquistata per soli 10.000 euro dalla Medoil .
Il giorno dopo, il 5 maggio, il Ministero conferisce alla società Gas della Concordia il permesso di ricerca BR269GC (Ombrina) esteso per 271km per la durata di sei anni.
Nel 2011 il Ministero ha poi disposto la sospensione di un anno del permesso di ricerca.

«I PERMESSI DATI ALLA MEDOILGAS SONO TUTTI ILLEGITTIMI»
Secondo quanto si legge nelle memorie dei Comuni chiamati in causa, firmati dagli avvocati Claudio e Matteo Di Tonno, tale permesso poi confluito all’attuale Medoilgas sarebbe nullo perché secondo la legge «il permesso di ricerca è esclusivo e può essere accordato a persona fisica o giuridica che dimostri la necessaria capacità tecnica o si impegni a costruire in Italia strutture tecniche ed amministrative adeguate alle attività previste».
La norma, sostengono gli avvocati, prevede specifici requisiti che l’amministrazione pubblica (il Ministero) deve controllare e verificare.

«GAS SENZA REQUISITI»
«E’ evidente che la società Gas della concordia spa al momento del rilascio del titolo non era in possesso di tali requisiti avendo dismesso il ramo d’azienda relativo alla ricerca e alla coltivazione mineraria. Pertanto il provvedimento di concessione deve ritenersi illegittimo poiché conferito a soggetto sfornito dai requisiti soggettivi ed oggettivi»
Con il decreto ministeriale del 28 luglio 2005 tuttavia lo stesso ministero viene a conoscenza che la Gas della Concordia fin dal momento del rilascio del titolo non era in possesso dei requisiti oggettivi ma invece di proporre la decadenza del titolo il Ministero fa una cosa «del tutto atipica: procede al cambio di intestazione del permesso di ricerca», ricostruiscono i legali.

«CAMBIAMENTO SOSTANZIALE»
«Non si tratta di un mero cambiamento della denominazione sociale ma con tale provvedimento dei fatti si attribuisce ad una società diversa dalla richiedente un permesso di ricerca laddove tale ultimo atto non poteva esplicare alcuna efficacia. Dunque era nullo. E’ come se ad un soggetto lo Stato rilasciasse la patente», spiega meglio l’avvocato Claudio di Tonno, «e poi accortosi che la persona è cieca invece di annullare quella patente procedesse semplicemente a scrivere sopra il nome di altra persona».
Dunque a conti fatti la Medoilgas intenta il ricorso al Tar per presunti torti subiti, i Comuni nel difendersi scoprono quelle che appaiono profonde illegittimità nell’intera procedura amministrativa di concessione ed ora è il Ministero sotto accusa che dovrà spiegare l’ennesima incongruenza in una vicenda che ha mobilitato una intera regione e sollevato dubbi e misteri ancora non chiariti in ambito governativo.
Il Wwf ed il M5s sempre sulle concessioni della Medoilgas avevano individuato altre presunte irregolarità da parte del ministero che, anche in quel caso, invece di chiudere la procedura viziata ne dispose semplicemente «la sospensione.

Alessandro Biancardi