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Infrastrutture: Italia peggio di Kenya e Botswana

Confesercenti, rete Tav metà di Spagna. Investimenti,-25%da 2009

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Infrastrutture: Italia peggio di Kenya e Botswana



ROMA. Italia ottantaduesima nelle classifiche mondiali per la qualità delle infrastrutture dopo il Kenya, l'Uruguay e il Botswana.
Uno schiaffo per un Paese che un tempo fu la quinta potenza mondiale del mondo (ora è la nona superata dalla Russia). Il paragone con i paesi europei, poi, è ancora più pesante: la Francia è al quinto posto, la Germania al nono, il Portogallo all'undicesimo, la Spagna al diciottesimo e la Grecia al sessantunesimo.
Un quadro allarmante, denunciato nel rapporto Confesercenti-Ref sulle infrastrutture. Il rapporto punta il dito sul progressivo calo della spesa pro-capite per le infrastrutture, scesa dal 2009 ad oggi del 25% (da 160 a 120 euro) per effetto della crisi che taglia investimenti e blocca cantieri. Ma accanto alla crisi c'é anche lo spreco di opere iniziate e mai terminate.
«L'unico elenco di opere ad aumentare: dalla Metro C di Roma, alla Salerno Reggio Calabria, al mancato completamento delle infrastrutture stradali previste per l'expo 2015 di Milano» commenta polemicamente Confesercenti. Emblematico il ritardo sullo sviluppo dell'Alta Velocità ferma a Salerno e inesistente sulle linee adriatica e tirrenica. Al quale corrisponde una marcata e inquinante preferenza per il trasporto su gomma. Con soli 923 chilometri l'Italia ha meno della metà delle linee ad alta velocità di Francia (2.036 chilometri) e Spagna (2.144). Non solo, mentre Spagna e Francia ogni anno aumentano la lunghezza della loro rete (dal 2009 al 2011 la Spagna è passata da 1.604 ai 2.144 chilometri e la Francia è passata dai 1.872 ai 2.036). L'Italia dal 2009 è ferma a 923. 

Fra gli altri ritardi infrastrutturali segnalati dal rapporto Confesercenti-Ref si segnalano: lo spreco d'acqua (il 43% dell'acqua trasportata dalle reti in Italia va perduta dal punto in cui viene prelevata fino al raggiungimento delle aree urbane) e lo smaltimento dei rifiuti con un 50% non riciclato (cioè smaltito in discarica o con inceneritori) mentre la media nella Ue a 27 è del 40%.
«Dal nostro rapporto - commenta Confesercenti - emerge un quadro preoccupante. Bisogna assolutamente invertire la rotta: più infrastrutture vogliono dire un Paese più unito ed efficiente, ma anche un volano per il turismo, uno dei settori economici più importanti d'Italia, il cui peso arriva a sfiorare il 6% del Pil».
Secondo Confesercenti, con un'oculata spending review si possono risparmiare 50 miliardi, parte di questi, almeno 16 miliardi, dovrebbero essere usati per rilanciare l'investimento infrastrutturale.