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Concorsi università truccati, la paura dei "baroni". Indagati prof e "saggi"

Indagini Bari verso chiusura, verifiche anche su nomi eccellenti. Perquisizioni anche a Teramo

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Concorsi università truccati, la paura dei "baroni". Indagati prof e "saggi"

BARI.  Avrebbero pilotato decine di concorsi universitari dal 2006 al 2011 creando una sorta di circoli privati all'interno dei quali si decideva il destino degli aspiranti docenti attraverso accordi, scambi di favori, sodalizi e patti di fedeltà.
 L'inchiesta della Procura di Bari è ormai alle battute finali dopo l'informativa conclusiva depositata dalla Guardia di Finanza nel maggio scorso e ora al vaglio dei pm Renato Nitti e Francesca Romana Pirrelli.
Negli atti dei finanzieri spuntano i nomi di noti costituzionalisti, di un ex ministro, dell'ex garante della Privacy e di cinque dei 'saggi' incaricati di supportare il governo nella definizione delle riforme costituzionali.
Il loro coinvolgimento emergerebbe dal contenuto di alcune intercettazioni telefoniche.
Nel dettaglio, risulterebbero coinvolti l'ex ministro Anna Maria Bernini, l'ex Garante della Privacy, Francesco Maria Pizzetti, e i 'saggi' Augusto Barbera, Beniamino Caravita, Giuseppe De Vergottini, Carmela Salazar e Lorenza Violini.
Sono 38, complessivamente, i docenti universitari di cui parla l'informativa della Gdf con riferimento a decine di concorsi per docenti di prima e seconda fascia in diritto ecclesiastico, costituzionale e pubblico comparato. 

Nel fascicolo, aperto nel 2008 e vicino alla chiusura - l'ultima proroga delle indagini risale al 21 dicembre 2012 - la Procura di Bari ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, corruzione, abuso d'ufficio, falso e truffa.
Nell'ambito di questa indagine, nel marzo 2011 sono state eseguite perquisizioni in 11 città (Milano, Bari, Roma, Napoli, Bologna, Firenze, Piacenza, Macerata, Messina, Reggio Calabria e Teramo), a carico di 22 docenti.
Gli accertamenti della Gdf si sono, però, avvalsi soprattutto di intercettazioni telefoniche. Da alcune di questa sarebbe emersa persino l'intenzione, da parte di alcuni indagati, di esercitare pressioni sull'allora ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, per ostacolare la riforma dell'Università, poi approvata in via definitiva nel dicembre 2010.
 Dell'opportunità di 'convincere' il Governo a rivedere quella riforma, i docenti avrebbero parlato tra di loro al telefono, ignari che ad ascoltarli ci fossero i militari della Guardia di Finanza. La riforma universitaria cui si fa riferimento è quella che riguardava, tra le altre cose, l'adozione di un codice per evitare incompatibilità e conflitti di interesse legate a parentele. La riforma modificava, inoltre, le procedure di valutazione degli aspiranti professori universitari di prima e seconda fascia e dei ricercatori attraverso l'introduzione di criteri di sorteggio per i membri delle commissioni esaminatrici, con lo scopo -dichiarato - di impedire la rideterminazione dell'esito dei concorsi.
Gli accordi tra i 'baroni' sarebbero avvenuti, stando sempre alle intercettazioni telefoniche, anche durante congressi nazionali in cui i referenti di ciascun ateneo potevano incontrarsi e dare indicazioni su svolgimento ed esito delle prove. Non un'unica cabina di regia, dunque, ma una rete di favori incrociati.