SANITA'

Abruzzo. Polemica per i dati sull’efficienza degli ospedali: ora non vanno bene

Agenas: «nessuna classifica». Resta che l’Abruzzo non ha eccellenze

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Abruzzo. Polemica per i dati sull’efficienza degli ospedali: ora non vanno bene

ABRUZZO. Le classifiche degli ospedali non vanno bene così arriva una precisazione dell’Agenzia sanitaria nazionale poi fatta propria dalla Regione Abruzzo.
«L’Agenas disconosce le classifiche, frutto di un’elaborazione della Regione Toscana, pubblicate nei giorni scorsi da varie testate giornalistiche nazionali sulle performance degli ospedali italiani» ha detto Giovanni  Bissoni presidente dell’Agenas che aggiunge «fare tabelle e classifiche dei migliori e peggiori ospedali è un esercizio complicato se non impossibile. Fare un uso improprio dei dati è pericoloso».
Nell’articolo di PrimaDaNoi.it, un giorno prima della pubblicazione sugli altri quotidiani, si legge: «questi dati non producono classifiche, graduatorie e giudizi: sono solo i risultati di un’analisi statistica a livello nazionale, che ha interessato circa 1500 ospedali e cliniche private di cui sono state analizzate le attività attraverso 114 indicatori.
Resta però il fatto che se il Piano indica una riduzione dei parti cesarei a livello nazionale o le dimissioni entro 3 giorni dopo una colecistectomia, questi indicatori servono a capire dove la sanità funziona meglio e dove invece c’è ancora molto da lavorare».

 Giuseppe Zuccatelli, sub commissario alla sanità abruzzese, completa e chiarisce la precisazione: «i dati del Pne sono ricavati dalle Sdo (schede di dimissione ospedaliera) che molto spesso contengono errori di compilazione (mancanza e completezza delle comorbosità) che inficiano l’elaborazione delle conclusioni. Pertanto il Pne serve come confronto clinico e non come giudizio sulla qualità degli ospedali. Quindi le classifiche sono prive di qualunque evidenza scientifica in ordine agli  indicatori del Pne per i quali gli ospedali abruzzesi si collocano mediamente  tra quelli che offrono buone prestazioni».
In realtà la tentazione di utilizzare i dati del Pne come spunto per stilare classifiche per gli ospedali è di vecchia data e di certa attribuzione.
E’ stata infatti la Giunta regionale a cavalcare questi dati per celebrare alcune eccellenze teramane e sono stati proprio alcuni operatori della sanità a vantare alcuni risultati.
Correttamente, invece, Giovanna Baraldi, quando per la prima volta si parlò di questo Pne, utilizzò questi dati per svelare le criticità della sanità abruzzese su cui si doveva intervenire.

Allora, come già scritto, queste tabelle di dati anticipate dal Quotidiano sanità servono a conoscere quali sono gli ospedali dove certe prestazioni (vedi l’intervento al femore fratturato, le colecistectomie laparoscopiche o le valvulopatie) sono più rapide o meno a rischio mortalità. Da cui deriva un quadro della sanità italiana a due velocità: il nord più attrezzato, il sud che arranca.
E «gli ospedali abruzzesi si collocano mediamente  tra quelli che offrono buone prestazioni», commenta Zuccatelli.
Definizione accettabile, se viene dal sub commissario che è un tecnico chiamato a far quadrare tagli del Piano di rientro e qualità dell’assistenza.
Meno accettabile se questa è la linea politica della sanità regionale perché sottende una scelta di campo a favore dei sostenitori della sanità come spesa e non come investimento. Perché anche solo soffermandosi sull’assistenza ospedaliera (che secondo le nuove ripartizioni si dovrebbe attestare sul 45% della spesa), in Abruzzo la sanità di questi ultimi anni si connota più per i tagli che per gli investimenti, più per la chiusura dei piccoli ospedali e di tanti reparti ospedalieri che per la politica di sostegno alle eccellenze, più per l’aumento della mobilità passiva che per l’incremento di quella attiva.
Il che ha fatto registrare uno speculare fenomeno di riduzione degli occupati che ha inciso negativamente sull’economia abruzzese, a fronte di Regioni per le quali la sanità è una voce attiva e non passiva (Emilia Romagna, Lombardia, Toscana ecc.). Quello che è mancato in Abruzzo è stato, dunque, il sostegno alla sanità che porta ricchezza, cioè proprio quella che i tagli lineari hanno distrutto. Ora è vero che le classifiche non si possono fare con i dati delle Sdo, ma sarebbe tutta un’altra musica se ci fossero più ospedali abruzzesi in grado di trattare la frattura del femore entro 48 ore o di effettuare senza grossa mortalità la sostituzione di una valvola cardiaca.

Sebastiano Calella

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