CRISI DI GOVERNO

Abruzzo. Di Maio (M5S): «ci temono, sanno che sbanchiamo»

Il vice presidente della Camera: «se cade governo è finita la Seconda Repubblica»

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Abruzzo. Di Maio (M5S): «ci temono, sanno che sbanchiamo»

PESCARA. «Non saranno mesi facili per i deboli di cuore».
Le ha riassunte così le prossime, caldissime, settimane politiche Luigi Di Maio, vice presidente della Camera, che ieri in piazza Salotto ha incontrato i cittadini di Pescara. Poi in serata altra tappa a Chieti.
Il doppio incontro era in programma da settimane ma a conti fatti si è tenuto in una delle giornate politicamente più calde, ovvero nel pieno della crisi di governo e a poche ore dalle dimissioni dei ministri azzurri.
L’esponente del Movimento 5 Stelle non ha risparmiato bordate a Pdl e Pd definendo quest’ultimo «perfino peggiore» del partito di Berlusconi, perché «più subdolo e falso, mentre il Popolo delle Libertà è proprio quello che sembra». Di Maio si augura che il presidente Napolitano «ci restituisca la diciassettesima legislatura: si torni al voto e noi saremo pronti a governare» anche se è convinto che «le proverà tutte per mantenere in piedi questo governo ma fallirà doppiamente».

Perché, ha sottolineato, «se cade il Governo Letta, i partiti certificano il loro fallimento ed è la fine della Seconda Repubblica così come l'abbiamo conosciuta fino ad oggi».
Per il vice presidente della Camera («il migliore che ci sia mai stato», lo ha definito il deputato abruzzese Gianluca Vacca) questa situazione non si sarebbe mai venuta a creare se «ci fosse stato Rodotà sul Colle. Ci dovranno anche spiegare perché Rodotà non andava bene, quando Pertini fu eletto dopo 16 votazioni. Se ce ne avessero dato il tempo, avremmo avuto un altro presidente della Repubblica, piano piano anche pezzi di Scelta Civica e forse Pdl si sarebbero aggregati sul suo nome», ha insistito Di Maio.
Ha ribadito che il M5S non stringerà alleanze con nessuno («noi li combattiamo democraticamente, non vogliamo averci niente a che fare») e che anche così non sarà impossibile una vittoria: «noi non dobbiamo raggiungere il 51% dei voti, ma il 51% dei seggi che è un altro concetto e si raggiunge con i premi di maggioranza».
Di Maio è tornato poi sul cavallo di battaglia del Movimento, ovvero la restituzione dei finanziamenti pubblici a cui nessun altro partito ha voluto rinunciare: «noi abbiamo restituito 42 milioni di euro», ha ribadito tra gli applausi della folla.
a.l.