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Coni incoerente: tenero con Aracu, spietato con la tesserata “qualunque”

L’ex allenatrice: «io sospesa per una condanna ma il presidente sta ancora lì»

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Coni incoerente: tenero con Aracu, spietato con la tesserata “qualunque”

ABRUZZO. Ogni volta che si parla di Aracu scoppiano polemiche e malumori ma anche incoerenze e domande senza risposte.
Di recente Aracu, che oggi è a capo della federazione di pattinaggio del Coni (come da più di 15 anni), è stato oggetto di interrogazioni parlamentari perché il Coni non vuole sollevarlo dall’incarico di responsabilità e di gestione della federazione.
L’ex parlamentare di Forza Italia è stato condannato in primo grado a 4 anni nella Sanitopoli abruzzese ed ha un contenzioso aperto con la Corte dei Conti per un ammanco di 380mila euro creato da un «uso disinvolto» dei soldi della stessa federazione sportiva.
I parlamentari abruzzesi del Movimento 5 stelle hanno chiesto a Malagò in visita a L’Aquila perché non sospenda il presidente condannato e quelle che sono scaturite sono state dichiarazioni di circostanza ispirate dal più profondo e genuino garantismo.
Genuino sì ma non coerente perché lo stesso Coni e la stesa federazione hanno invece trattato in maniera molto diversa una tesserata qualunque, che non è stata deputata ma risulta semplicemente iscritta alla federazione.
Il sospetto di incoerenza sfocia in sospette vendette e ripicche tutte interne all’organismo sportivo. Come dire: chi è potente deve essere salvato chi rompe le scatole può pagare.
A denunciare la discriminazione e la differenza di trattamento è Maria Cristina Piccioni, allenatrice di pattinaggio della Fihp di IV livello europeo Coni e appartenente alla associazione sportiva Castrum di Giulianova.
Aracu lo conosce «troppo bene» dice anche perché proprio con l’ex onorevole ha anche un trascorso giudiziario che è valso a quest’ultimo una condanna per diffamazione.

Dunque a conti fatti Aracu ha due sentenze di condanne non definitive. Lei una.
«Ma allora mi chiedo come mai io, in relazione ad una condanna di primo grado (due anni e 6 mesi per furto e ricettazione per fatti estranei al suo lavoro, ndr) sono stata squalificata per due anni e sei mesi in data 18 febbraio 2013 in base all’ articolo 17 dello statuto federale ed agli articoli 1 e 6 del regolamento di giustizia e disciplina F.I.H.P. e violazione dell’ articolo11 Coni codice deontologico. L’articolo 17 menzionato risulta però errato e riguarda altra questione, l’articolo 11 Coni risulta invece sospeso dalla giunta nazionale Coni con delibera del 4 settembre 2012 l’altra differenza fondamentale è che per me il ruolo di allenatrice è un lavoro oltre che un onore eppure con me non si è avuto alcun rigurgito di garantismo… Eppure per me lo sport è l’unica fonte di reddito ma non si è avuto alcun riguardo per questo e dunque vi lascio immaginare cosa comporta per me una squalifica che probabilmente coinciderà con la fine della mia carriera.
Mi chiedo inoltre come mai alle molteplici richieste di chiarimenti circa la disparità di trattamento non mi è stato mai fornita né una spiegazione e nemmeno un incontro».