L'APPELLO

Omicidio Melania, papà Rea: «Salvatore è indifendibile»

Lunedì arriverà probabilmente la sentenza

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Salvatore Parolisi

Salvatore Parolisi

L'AQUILA. «Mi aspetto giustizia piena quindi con la conferma dell'ergastolo».
Sono le parole pronunciate, anche con un pizzico di emozione, da Gennaro Rea, padre di Melania all'uscita dall'aula dove ieri si è tenuta la seconda udienza del processo d'appello a Salvatore Parolisi condannato in primo grado all'ergastolo per l'omicidio della moglie Melania Rea.
Gennaro Rea che ha assistito al dibattimento a porte chiuse insieme al figlio e ai due zii di Melania, ha sottolineato che «è rimasto indifferente rispetto a quello che ha detto Parolisi».
L’uomo ha ammesso che tradiva la moglie ma ha sostenuto che le voleva bene. Ha infine ringraziato i parenti di Melania perché in questi due anni si stanno prendendo cura della figlia.
Sono stati molti i commenti alla deposizione spontanea del caporalmaggiore per il quale il procuratore generale nella requisitoria ha chiesto la condanna al carcere a vita.
Secondo quanto si è appreso Parolisi che ha parlato per la prima volta rivolgendosi alla famiglia sarebbe stato richiamato dal presidente della Corte perché in molti frangenti indugiava nel guardare i famigliari della moglie e non indirizzare lo sguardo verso la Corte.
Per l'avvocato della famiglia Rea Mauro Gionni «la dichiarazione è durata pochi secondi ed è stata la solita cosa, un piagnucolare senza lacrime con Parolisi che dice sono un traditore ma non sono un assassino e che chiede scusa a tutti, un intervento irrilevante processualmente».
Di parere opposto uno dei due difensore di Parolisi, l' avvocato Walter Biscotti per il quale il caporalmaggiore «ha parlato con il cuore dicendo quello che sente, si è rivolto ai parenti con un'emozione fortissima parlando al cuore soprattutto per la bambina alla quale tiene moltissimo».

«NON ERA SUL LUOGO DEL DELITTO»
Per i difensori Salvatore «non era lì, sul luogo dell'omicidio, la ricostruzione del giudice dopo le 14:55 non regge». Dal punto di vista processuale, riferisce Walter Biscotti, «abbiamo dimostrato, proprio attraverso la documentazione di orari, di celle, di testimonianze, di telefonate, che non può aver commesso né l'omicidio, né il depistaggio, non era presente sul luogo dell' omicidio perché non c'è niente sul luogo dell' omicidio che può ricondurre a Parolisi". Ma per Gionni "ogni indizio fa sempre capo alla stessa persona».
La lunga giornata si è conclusa alle 19.30 dopo circa cinque ore di arringa difensiva dell'avvocato Nicodemo Gentile che ha chiesto l'assoluzione.
«Abbiamo fatto tutto il possibile - ha detto - per ingenerare un dubbio nella corte: è un grande risultato, speriamo ora nel convincimento totale sull'innocenza di Parolisi».
Il pg Romolo Como, all'uscita dall'aula, ha sottolineato che «le difese hanno insistito su quanto si sapeva, niente di nuovo, ma certamente rifletterò».
La risposta lunedì 30 settembre, con l'ultima udienza d' Appello in calendario dove, con ogni probabilità, si andrà a sentenza.