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Movimento 5 Stelle, le domande a Scaroni (Eni): «fermerà l’assalto al Mediterraneo?»

Audizione al Senato dell’Ad della multinazionale

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Scaroni (Eni)

Scaroni (Eni)

ABRUZZO. Nei giorni scorsi nella Decima Commissione del Senato vi è stata l’audizione dell’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni.
L’incontro era stato organizzato nell’ambito della indagine conoscitiva sui prezzi dell'energia elettrica e del gas come fattore strategico per la crescita del sistema produttivo del Paese.
Il Movimento 5 Stelle ha fatto le proprie domande sul tema, sette quesiti che attendono ancora risposta.
«L'Eni perfora a 800 metri da un ospedale, a 300 da un paese, a 2 km da una diga, dentro gli alvei dei fiumi, lungo le faglie sismogenetiche», contestano i parlamentari del Movimento 5 Stelle, «non rende pubblici i piani ingegneristici, usa acidi tossici e se ne frega del rischio di inquinare la catena alimentare umana dato che perfora indisturbata lungo le aree di ricarica delle sorgenti dei fiumi»
Queste le domande che attendono risposta: «Quali studi indipendenti l'Eni vanta per giustificare l'uso di sostanze tossiche e nocive nel sottosuolo italiano; la moria di pesci nei laghi e nei fiumi; le perforazioni e la reiniezione di acqua di strato ad alta pressione in aree sismiche, in aree di ricarica dei bacini idrici del sottosuolo e in prossimità di centri abitati, attività sociali e aree coltivate?»

Seconda domanda: «Che fine fanno le migliaia di tonnellate annue di rifiuti prodotti da una piattaforma marina o da una trivella in terraferma e se esiste un registro dei fanghi e dei rifiuti petroliferi?». La terza: «perché non sono pubblici i piani ingegneristici dei singoli pozzi in terra e mare al fine di capire cosa accade, con quale tecnica e sostanze chimiche perforano e cosa si incontra nel sottosuolo pubblico?»
La quarta: «Come si spiega un costo del 33% più alto del prezzo del gas in Italia, rispetto a paesi come l'Inghilterra, la Germania e il Belgio che hanno condizioni commerciali, strutturali e di regolamentazione dei prezzi al dettaglio simili all'Italia?»
E poi ancora: «chi paga i danni delle emissioni climateranti e inquinanti? Non ritiene di dover rallentare la corsa alla perforazione selvaggia nel Mar Mediterraneo e in aree dagli ecosistemi delicati, come le pianure e l'Appennino italiani, dato che oggi è possibile abbattere l'apporto del fossile alla produzione di energia elettrica? Risponderà alla denuncia fatta dal M5S in Aula al Senato sul sospetto di costituzione di fondi neri in Basilicata nei pozzi dichiarati a gas, ma che inquinano col petrolio?»