AMBIENTE E POLITICA

Abruzzo. «Nuovo attacco del Governo Letta al Parco della Costa Teatina»

Febbo: «Perchè non si sono attivati quando erano al Governo?»

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ABRUZZO. Lo scorso 11 settembre il Senato ha approvato la dichiarazione d’urgenza per l’approvazione di un disegno di legge che mira a riformare la Legge Nazionale sulle Aree Protette.
«Quanto approvato in Senato prevede un regime premiale per le aree protette che autorizzeranno nel proprio territorio il maggior numero di impianti aventi un impatto ambientale», denunciano gli esponenti di Rifondazione Comunista Marco Fars, (segretario regionale), Maurizio Acerbo, (consigliere regionale), Riccardo Di Gregorio, (segretario provinciale Chieti), Maria Perrone Capano, (segretaria circolo Vasto), Paola Cianci, (capogruppo consiglio comunale).
Il Ddl prevede infatti che i titolari di impianti di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile, di potenza nominale superiore a 1 MW e aventi un impatto ambientale, versino un contributo all’ente di gestione dell’area protetta che subirà l’inquinamento prodotto dall’impianto. Un impianto come quello citato nel Ddl, sarebbe ad esempio la centrale a biomasse di Punta Penna contro la quale moltissimi cittadini si sono battuti.
«Mentre migliaia di cittadini si battono per difendere la nostra terra e il Parco Nazionale della Costa Teatina», protesta Rifondazione comunista, «a Roma vogliono trasformare tutto in una questione monetaria: l'incompatibilità degli impianti con il territorio non determinerà il divieto all'installazione, ma un pagamento che autorizza ad inquinare. Non vengono tutelati gli interessi collettivi, ma quelli dei privati titolari di impianti inquinanti che possono così comprarsi un territorio. E' di fatto la privatizzazione dell'ambiente e della salute pubblica, autorizzata dal governo a guida Pd-Pdl». 


Come hanno denunciato nei giorni scorsi anche alcune associazioni ambientaliste (CTS, FAI, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Pronatura, Touring Club Italiano e WWF Italia), questa riforma si baserebbe sul «rovesciamento del principio alla base dell'esistenza stessa dei Parchi Nazionali: non sarà più prevalente la tutela ambientale e il suo interesse pubblico (che, tra le altre cose, è anche sancito dalla Costituzione) ma l'interesse privato di lobby particolari».
«Il Parco Nazionale della Costa Teatina, per il quale ci stiamo battendo ormai da 12 anni», spiega Fars, «viene quindi a subire un vero e proprio colpo al cuore prima ancora di vedere il completamento del suo iter istitutivo. Non è un caso che la proposta di dichiarare l'urgenza su questa nefasta riforma sia stata presentata dal senatore siciliano D'Alì. Lo stesso senatore che un anno e mezzo fa presentò la prima proposta di proroga dei termini entro i quali individuare definitivamente i confini del Parco Nazionale della Costa Teatina».
Non è un caso nemmeno, sempre secondo Rc, «che anche quella proposta fu votata dai fautori delle larghe intese, PD, PDL e UDC. Fu quella la prima di varie proroghe che, ancora oggi, mantengono il Parco Nazionale della Costa Teatina in una sorta di limbo e ostaggio di una politica che finge la contrapposizione, ma che rappresenta e difende gli interessi di ben precise lobby».

DOV’ERA IL PRC QUANDO A GOVERNARE C’ERA LA FILIERA ROSSOVERDE?
«Quasi regolarmente i rappresentanti di Rifondazione comunista», commenta l’assessore Mauro Febbo, «intervengono su vari argomenti, possibilmente di stretta attualità, per lanciare accuse, muovere critiche severe e intraprendere battaglie al fianco di chi lotta o comunque schierandosi dalla parte di chi, secondo loro, è la parte più debole ergendosi a paladini dei diritti negati. A loro però voglio ricordare che il Partito che rappresentano è stato un Partito di governo negli anni passati e quindi mi domando come sia possibile che solo ora insistono così veemente con questa “battaglia” ideologica. Oggi vogliono a tutti i costi il Parco ma prima quando a governare la Nazione, la Regione e la Provincia c’era una filiera tutta RossoVerde perché non è stato fatto nulla?»
«Perché non si sono attivati con altrettanta determinazione», chiede Febbo, «quando il loro partito e i Verdi erano al Governo nazionale, con Romano Prodi c’erano il Ministro Pecoraro Scanio e il  Ministro Ferrero, alla guida della Regione Abruzzo, quando il Presidente Del Turco aveva al suo fianco l’Assessore Caramanico e l’Assessore Mura, e della Provincia di Chieti con Tommaso Coletti, l’Assessore Petta e l’Assessore Nelli? Ritengo che Acerbo e i suoi compagni prima di gridare e accusare gli altri, abbiano l’obbligo di rispondere a queste osservazioni in modo da fare chiarezza sulla loro posizione e permettere così agli abruzzesi di capire». 
DOV’ERA IL PRC QUANDO A GOVERNARE C’ERA LA FILIERA ROSSOVERDE?

«Quasi regolarmente i rappresentanti di Rifondazione comunista», commenta l’assessore Mauro Febbo, «intervengono su vari argomenti, possibilmente di stretta attualità, per lanciare accuse, muovere critiche severe e intraprendere battaglie al fianco di chi lotta o comunque schierandosi dalla parte di chi, secondo loro, è la parte più debole ergendosi a paladini dei diritti negati. A loro però voglio ricordare che il Partito che rappresentano è stato un Partito di governo negli anni passati e quindi mi domando come sia possibile che solo ora insistono così veemente con questa “battaglia” ideologica. Oggi vogliono a tutti i costi il Parco ma prima quando a governare la Nazione, la Regione e la Provincia c’era una filiera tutta RossoVerde perché non è stato fatto nulla?» «Perché non si sono attivati con altrettanta determinazione», chiede Febbo, «quando il loro partito e i Verdi erano al Governo nazionale, con Romano Prodi c’erano il Ministro Pecoraro Scanio e il  Ministro Ferrero, alla guida della Regione Abruzzo, quando il Presidente Del Turco aveva al suo fianco l’Assessore Caramanico e l’Assessore Mura, e della Provincia di Chieti con Tommaso Coletti, l’Assessore Petta e l’Assessore Nelli? Ritengo che Acerbo e i suoi compagni prima di gridare e accusare gli altri, abbiano l’obbligo di rispondere a queste osservazioni in modo da fare chiarezza sulla loro posizione e permettere così agli abruzzesi di capire».