IL PIANO SEGRETO

Abruzzo. Piano sanitario, scarsa attenzione ai problemi dei farmaci

Trascurata la “lotta” dei cittadini per risparmiare sulle medicine

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FARMACI MEDICINE




ABRUZZO. C’è un capitolo del Piano sanitario 2013-2015 che spiega meglio di ogni altro aspetto il “taglio” economicistico delle scelte del Commissario Chiodi.
Si tratta del capitolo “Assistenza farmaceutica” che si sviluppa da pagina 70 a pagina 83, quando cede il posto alle azioni da mettere in campo per il controllo dei Mmg (i medici di famiglia), cioè i prescrittori delle medicine che sono i veri titolari del blocchetto di assegni (le ricette rosse) firmati per conto della Regione.
Non si tratta naturalmente solo di un problema di impaginazione, visto che questo capitolo viene dopo quello su “Beni e servizi” e dopo le “Gare centralizzate”, ma di una diversa visione dell’argomento “farmaci”, che forse avrebbe meritato una posizione a ridosso dell’Assistenza ospedaliera.
 Perché in realtà e quotidianamente l’impatto del cittadino con la sanità avviene certamente con la visita medica o con il ricovero e la prestazione in ospedale (pensiamo agli accessi al Pronto soccorso o alle prestazioni da Cup che tante polemiche sollevano per le liste di attesa), ma avviene soprattutto in farmacia, quando la risposta alla malattia è la confezione con le pillole o lo sciroppo.
E allora sono sicuramente importanti le azioni di sviluppo, di contenimento o di coordinamento, come vengono classificati gli argomenti trattati che vanno dall’approvvigionamento dei farmaci alla commissione terapeutica, ai farmaci alto-spendenti e a quelli in ospedale e così via.

ESERCIZIO STILISTICO SENZA ADERENZA CON LA REALTA'
Ma il tutto rischia solo di essere un’esercitazione scolastica di chi ha scritto il testo, senza conoscere la realtà vera di quello che succede al cittadino quando cerca una medicina o forse solo sottovalutando i disagi a cui va incontro il malato per colpa di regole che funzionano solo sulla carta o sui Piani sanitari.
Allora le regole non servono? Non è questo il problema: le regole servono, anzi sono decisive. Ma debbono essere calate nella realtà. Altrimenti diventa una presa in giro – ad esempio - il capitolo a pag. 80 sul monitoraggio e sugli incentivi per il consumo dei farmaci generici (qui più tecnicamente chiamati “equivalenti”), con tanto di specchietti a pag. 82 e 83 sui possibili risparmi possibili con l’uso di queste medicine (circa 6 mln di euro).

FARMACI GENERICI NEUTRALIZZATI
In Abruzzo non è così: dopo anni e anni di promozione pubblicitaria dei farmaci generici da preferire perché equivalenti a quelli di marca, ma meno costosi e senza ticket, adesso invece su molti di questi generici il ticket si paga. Il che fa venir meno sia l’interesse a cambiare farmaco sia l’abitudine che stava crescendo verso questa scelta di risparmio. E’ nota la difesa: il ticket dipende dalla lista nazionale di trasparenza, per cui se un farmaco generico costa di più scatta il ticket. E così avviene in tutta Italia.
Esempio: il Bisoprololo a 3,11 euro costa 0,29 centesimi più del prezzo di riferimento, il che fa scattare la quota ricetta (come un ticket) da 0,50 euro, come per il farmaco non generico. Come scatta il ticket quando in farmacia non si trova la medicina generica e si è costretti a prendere quella di marca (il che potrebbe essere anche per l’interesse di qualche farmacista che non ordina i generici…).

NORMA CANCELLATA, CITTADINO BEFFATO
In questa vicenda però si dimentica un particolare: la Regione aveva istituito una norma di salvaguardia a vantaggio degli cittadini utenti: quando in farmacia non c’è il generico, si può prendere il farmaco di marca senza ticket, con l’aggiunta dell’annotazione “gnr”, generico non reperibile.
Questa norma di salvaguardia è stata cancellata, il cittadino con scarse disponibilità economiche non viene difeso e “deve” pagare, ma si continua a parlare di incentivi all’uso dei farmaci equivalenti.
Detto in altri termini: una cosa sono le belle parole e le intenzioni, un’altra è la realtà, dove i disagi dei cittadini sono continui e ripetuti, a dimostrazione della scarsa attenzione che nel Piano sanitario c’è su questi problemi.
Forse sarebbe stato più aderente ai problemi dei cittadini affrontare e cercare di risolvere le difficoltà per i farmaci in Adi (assistenza domiciliare) o quelle per la distribuzione delle medicine all’atto delle dimissioni dall’ospedale (spesso la farmacia ospedaliera è sprovvista di queste medicine).
Oppure chiarire perché si paga il ticket sull’ossigeno (l’Abruzzo è l’unica regione italiana dove si paga questo balzello su un farmaco che è aria compressa e liquefatta ed è senza fustella) o essere più attenti al funzionamento degli uffici farmaceutici (il servizio farmaceutico della Asl di Chieti è senza titolare da mesi) o al ritardo dei concorsi per le nuove sedi di farmacie (mancano ancora le nomine dei commissari d’esame) ecc. ecc.

Sebastiano Calella