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Più facile e veloce: lo Stato dà il via alla dismissione del patrimonio

Anche per i Comuni sarà più semplice: basteranno sei mesi

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Più facile  e veloce: lo Stato dà il via alla dismissione del patrimonio

Piero Fassino



ROMA.  I Comuni accolgono con soddisfazione i contenuti del decreto legge 69 che all'articolo 56bis prevede un sistema di semplificazione delle procedure sui trasferimenti degli immobili in possesso dello Stato.
E lo hanno ribadito oggi, alla presenza tra gli altri del ministro degli Affari regionali e delle autonomie Graziano Delrio, spiegando, per bocca del presidente dell'Anci, Piero Fassino, che fissare per legge un termine di «sei mesi per la dismissione e la valorizzazione di un bene dello Stato è un record per la pubblica amministrazione, che normalmente ha tempi biblici».
 E lo stesso Delrio, presidente fino alla primavera scorsa dell'Associazione dei Comuni, è tornato a tranquillizzare i Sindaci spiegando che «il federalismo demaniale è uno degli obiettivi del governo». L'incontro di oggi all'Anci, a cui hanno partecipato anche il viceministro dell'Economia Pier Paolo Baretta e il direttore dell'Agenzia del Demanio Stefano Scalera, è servito in sostanza per condividere tutti insieme - Comuni, Governo e Demanio - il sistema di semplificazione messo nero su bianco con il dl 'Fare'. In sostanza, secondo quanto previsto dall'articolo 56 bis, già dall'1 settembre fino al 30 novembre prossimo ogni ente locale potrà compulsare l'elenco degli immobili di proprietà dello Stato dal sito del Demanio ed esercitare la possibilità di acquisto.
Cospicuo il valore complessivo dell'operazione, che dovrebbe aggirarsi, hanno annunciato Baretta e Scalera, intorno a 2,5 miliardi euro, riguardando in tutto circa 20 mila cespiti. Nel frattempo (la legge è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 20 agosto) dai Comuni sono arrivati al Mef 22 domande e altre 5 sono già state finalizzate.
Delrio si è detto «felice e soddisfatto» per il sistema di semplificazione messo a punto da governo, Anci e Agenzia per il demanio.
«Io sono sempre particolarmente sospettoso dei meccanismi legati all'economia, soprattutto per le mie esperienze precedenti - ha affermato rivolto al viceministro Baretta - ma debbo dire che quello adottato dal decreto somiglia a un meccanismo svizzero».


 La procedura di dismissione ai Comuni, ha aggiunto il titolare di Palazzo Cornero, «dà il segno che finalmente è stato trovato un percorso importante per migliorare la vita delle città, che oltretutto può far ripartire l'economia nazionale, visto che l'acquisizione da parte dei Comuni dei Beni dello Stato contribuirà anche al ripianamento del debito dello Stato».
 Ma il governo sta già pensando di allargare il raggio di azione: «Stiamo valutando anche l'avvio di un processo di dismissione per quanto riguarda il demanio marittimo - ha reso noto Baretta - e allo stesso tempo abbiamo iniziato un confronto con il Ministero della Difesa per quello militare».
 Il provvedimento, ha detto Fassino, «ha il merito di facilitare la riqualificazione delle città; di contribuire alla riduzione del debito pubblico, visto che il 10% delle risorse nette derivanti dalla vendita andranno a quel capitolo (ma ha già fatto sapere di esser pronto a presentare un emendamento per chiedere che quelle risorse servano invece per ridurre il debito dei Comuni, ndr) e rimettere in moto il processo del federalismo fiscale, processo - ha sottolineato - fermato nel corso degli ultimi 12 anni con un sostanziale ritorno al centralismo dello Stato e un contestuale taglio delle risorse a disposizione dei Comuni». Velatamente critico l'ex segretario generale dell'Anci e ora deputato del Pd Angelo Rughetti, che chiede per il processo di dismissioni «un vero programma stabile nel tempo, con obiettivi mirati e credibili».