MISTERI INDUSTRIALI

Abruzzo. Ex Golden Lady: la storia di un fallimento annunciato che la politica non ha saputo evitare

Dal 2011 ad oggi tutte le tappe

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Abruzzo. Ex Golden Lady: la storia di un fallimento annunciato che la politica non ha saputo evitare





GISSI. Ombre lunghe e risposte non date. Ce n’è abbastanza per far gridare a Rifondazione comunista all’ennesimo scandalo annunciato che si poteva evitare con un po’ di accortezza se solo la politica avesse voluto vedere le avvisaglie.
Ieri Rifondazione ha annunciato di aver presentato un esposto in procura a Vasto per chiedere di approfondire e verificare le procedure e magari dare risposte a moltissime domande alle quali le istituzioni non hanno voluto o saputo rispondere.
Nel documento si ripercorrono tutte le tappe che hanno portato più di 350 famiglie sull’orlo di un baratro che peraltro sta per franare sotto i loro piedi.

CHIUSURA DELLO STABILIMENTO ABRUZZESE DELLO STORICO GRUPPO: MEGLIO LA SERBIA
La brutta storia inizia nel mese di novembre 2011 quando si annuncia la chiusura dello stabilimento Golden Lady Company S.p.A. di Gissi.
L’azienda produceva calze e collant impiegando 382 lavoratori, in maggioranza donne. Il motivo è la delocalizzazione degli impianti produttivi in Serbia. Tutti i lavoratori furono così licenziati. Venne sottoscritto un accordo sindacale con il quale si prevedeva l’apertura di una procedura di Cassa integrazione guadagni straordinaria per cessata attività, della durata di 24 mesi. L’accordo venne sottoscritto anche dai sindacati Cgil, Cisl e Uil.
Nello stesso mese la triplice sindacale cercò di avviare un processo di riconversione dello stabilimento, al fine di reimpiegare i lavoratori licenziati in altre produzioni. Vennero così avviati incontri che coinvolsero anche il Ministero dello Sviluppo Economico.

GLI ACCORDI PER LA RICONVERSIONE DELLO STABILIMENTO
Per arrivare allo scopo di una completa riconversione la Golden Lady Company S.p.A. incaricò una società ad hoc, la società Wollo S.r.l. di Torino per l’individuazione di investitori che potessero subentrare con nuove produzioni.
Il 21 maggio 2012, con l’intesa stipulata presso il Ministero dello Sviluppo Economico, «è stata unanimemente condivisa la proposta di nuova industrializzazione del sito di Gissi». A seguito dell’incontro, le società New Trade S.r.l. e Holding Silda S.p.A. «si sono proposte per nuovi investimenti idonei ad assorbire complessivamente le maestranze che operano nell’unità produttiva di Gissi per la quale ‘Golden Lady S.p.A.’ ha previsto la cessazione delle attività».

NEW TRADE E SILDA SPA: RICOLLOCARE 365 DIPENDENTI
L’accordo di riconversione è stato sottoscritto dalla Regione Abruzzo, dalla Provincia di Chieti, dal Comune di Gissi, dalla Golden Lady S.p.A., da Confindustria di Chieti, dalle società New Trade S.r.l. e Holding Silda S.p.A. e dalle OO.SS. Cgil, Cisl e Uil e dalle RSU. In forza dell’accordo sottoscritto in sede ministeriale la New Trade S.r.l. doveva ricollocare 115 lavoratori mentre la Silda S.p.A.250 lavoratori.

I PROBLEMI DELLA SILDA SPA
A causa di problemi relativi agli assetti societari della Silda S.p.A., comunicati dal Ministero dello Sviluppo Economico alle parti, la sottoscrizione dell’accordo di reindustrializzazione da portare avanti con Silda S.p.A. slittò di qualche giorno rispetto a quanto previsto. L’accordo venne quindi stipulato a luglio 2012 e prevedeva per la Silda S.p.A. la possibilità di beneficiare di 2 anni di Cigs e di formazione ‘On the job’. Nessun problema venne segnalato in ordine alla società New Trade S.r.l.

COSA HA FATTO LA NEW TRADE?
I giornali hanno anche parlato di un accordo tra la Golden Lady Company S.p.A. e New Trade che prevedeva l’affitto gratuito del capannone per sette anni.
La New Trade S.r.l. ha subito disatteso gli impegni di riconversione avviando le attività lavorative il 22 ottobre 2012, con molto ritardo rispetto a quanto previsto.

50 LAVORATORI E 20 LICENZIAMENTI
I problemi però arrivano subito perché la nuova società aveva iniziato le attività impiegando solo 50 lavoratori.
Un numero minore rispetto all’impegno assunto dall’azienda che era di 75 unità. E non è la notizia peggiore perché appena pochi giorni dopo la società licenziò circa 20 lavoratori, adducendo il «mancato superamento del periodo di prova», nonostante fossero trascorsi circa 2 settimane dall’assunzione e non 30 giorni come previsto dal Contratto Collettivo Nazionale tessile applicato.

SEQUESTRO PREVENTIVO DEGLI IMPIANTI DELLA NEW TRADE
Intanto, nel mese di ottobre 2012, su richiesta della Procura della Repubblica di Vasto, il Corpo Forestale ha provveduto al sequestro preventivo degli impianti della New Trade S.r.l., per carenze riscontrate nell’iter autorizzativo delle attività della stessa società, che ha comportato la fermata delle produzioni e sospensione dal lavoro dei dipendenti.
Dopo il sequestro la società non si ferma.

LA NEW TRADE SOSPENDE LE ATTIVITA’
Il 19 dicembre 2012, su propria iniziativa, senza preventivamente consultare le istituzioni ed i sindacati sospende le attività lavorative, lamentando la mancata erogazione di imprecisati contributi regionali.
Il 23 dicembre 2012 i lavoratori si riuniscono in un presidio, al quale ha partecipato anche il presidente della IV Commissione regionale, Nicola Argirò che ha confermato che la suddetta società non avrebbe presentato corretta polizza fidejussoria, ritenuta necessaria alla erogazione dei fondi previsti dai bandi.
I lavoratori naturalmente rimangono senza stipendio.
Il 7 gennaio 2013, nonostante le rassicurazioni degli amministratori della New Trade S.r.l. i cancelli non riaprono ed il girono dopo sono pronti altri licenziamenti (19).
Nel corso del tempo il numero delle maestranze impiegate dalla New Trade S.r.l. si è ulteriormente ridotto ed oggi risultano essere impiegati solo 6 lavoratori ex Golden LadyCompany S.p.A., ai quali si sono aggiunti però 4 lavoratori assunti al di fuori degli accordi di riconversione.
Nel mese di luglio 2013 la New Trade di Nicola Cozzolino e Franco Cozzolino risultano indagati dalla Dda di Firenze, perché sarebbero coinvolti in giro di traffico illecito di rifiuti plastici e abiti usati.

LE ATTIVITÀ DELLA HOLDING SILDA S.P.A.
Nella vicenda già intricata di per sé si inserisce anche l’accordo tra Golden Lady Company S.p.A. e Silda S.p.A. che prevedeva la corresponsione di 10.800 € per ogni lavoratore assunto, somma pari all’incentivo all’uscita volontaria che la originaria società pronta a traferirsi in Serbia offrì a dipendenti, per un ammontare complessivo di circa 2,5 milioni di euro, del quale nessuno ha mai fatto sapere a quale titolo siano stati offerti alla Silda S.p.A. ed in che voce di bilancio sono finiti e come sono stati impiegati.
Nel mese di gennaio 2013, le parti, in sede di Ministero del Lavoro, concordano la corresponsione,
da parte di Silda S.p.A., delle spettanze ai lavoratori già formati a seguito della loro ricollocazione;
contestualmente il Ministero assume l’impegno a concedere un periodo di Cig finalizzata alla
formazione delle maestranze non ancora addestrate.
Nonostante quest’ultimo accordo nel luglio 2013 i dipendenti dovevano digerire l’ulteriore fallimento della riconversione del sito produttivo ex Golden Lady.
Il 12 luglio 2013 tutti i dipendenti della Silda sono stati licenziati senza ricevere le spettanze.

«Alla luce di quanto finora esposto», si legge nel documento che Rifondazione ha inviato alla procura di Vasto, «non è chiaro come l’inaffidabilità delle società che si sono proposte per la reindustrializzazione dello stabilimento di Gissi ex Golden Lady Company S.p.A. non sia assolutamente emersa (se non per un attimo e solo per Silda), nel corso delle procedure di riconversione, se non quando se ne è determinato il suo fallimento. In un processo di riconversione che ha visto l’erogazione di ingenti somme di denaro pubblico, non si conoscono le procedure di scouting adottate per rintracciare le società potenziali investitrici per la reindustrializzazione del sito Golden Lady Company S.p.A. di Gissi; non è chiaro se e come siano state fatte verifiche sull’affidabilità della Silda S.p.A. e della New Trade S.r.l.; non è chiaro quali attività di controllo sia state poste in essere al fine di vigilare sul rispetto degli accordi. Inoltre, non è dato sapere, in merito ai 2,5 milioni di euro che la Silda S.p.A. avrebbe ricevuto da
Golden Lady Company S.p.A., in che modo sia stata eseguita la transazione, come sono statiutilizzati quei soldi ed in che voce di bilancio sono rintracciabili».
Riuscirà la giustizia a dare risposte?