L'APPELLO

Omicidio Melania Rea, parte il processo d’appello. Parolisi vuole il pubblico

L’ex caporalmaggiore si è diplomato in carcere

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Omicidio Melania Rea, parte il processo d’appello. Parolisi vuole il pubblico




TERAMO. Sostiene che contro di lui siano state dette cose non vere.
Per questo motivo Salvatore Parolisi, l'ex caporalmaggiore dell'Esercito condannato all'ergastolo per l'omicidio della moglie, Melania Rea, vuole affrontare un processo pubblico.
Parolisi, detenuto nel carcere teramano di Castrogno, dove nel frattempo si è anche diplomato come perito agrario, ha presentato una richiesta scritta al presidente della Corte d'Assise d'Appello dell'Aquila, Luigi Catelli, che assieme all'altro giudice togato Armanda Servino e alla giuria popolare, sarà chiamato a processarlo nel giudizio di secondo grado, il prossimo 25 settembre.
A Teramo, lo scorso 26 ottobre, il soldato napoletano si è visto condannare all'ergastolo dal gup Marina Tommolini, che lo ha ritenuto colpevole di aver ucciso con 35 coltellate, nel boschetto di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo).
Il processo, con il rito abbreviato, si è svolto secondo procedura a porte chiuse. Stavolta Parolisi, che fino a oggi non ha mai voluto parlare dinanzi ai giudici e tantomeno ai pm teramani Greta Aloisi e Davide Rosati dopo i primissimi interrogatori, chiede che vengano aperte le porte dell'aula dove sarà processato, «per permettere alla gente di vedere come va il processo e capire tante cose».
Non è escluso che questa richiesta sia il preludio di una partecipazione attiva dello stesso Parolisi, che cioè abbia deciso di fornire una sua ricostruzione o di fare dichiarazioni spontanee. La richiesta dell'imputato è attualmente al vaglio del presidente della Corte, che fino ad oggi non si è pronunciato. Chiedere un processo pubblico è diritto dell'imputato, anche se non vincola i giudici a concederlo. 


IN 260 PAGINE ACCUSE SMONTATE
Il ricorso del collegio difensivo rappresentato dagli avvocati Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato si compone di 260 pagine tutte incentrate a smontare le motivazioni di condanna.
I legali contestano in 12 punti i motivi secondo cui si ritiene spropositata l'applicazione della massima pena a Parolisi. Secondo gli avvocati l’ex militare va assolto perché non ci sono prove concrete che a commettere il delitto sia stato il loro assistito.
Per il giudice (leggi tutte le motivazioni), invece, Parolisi sarebbe «un attore che non si è mai pentito» e il movente sarebbe una «ennesima umiliazione» subita da sua moglie, ossia il rifiuto di consumare un rapporto sessuale nel parco dove Melania verrà ritrovata cadavere.