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Province: Consiglio ministri approva il ddl 'Svuotapoteri' aspettando l’abolizione

Non mancano le polemiche: «è una follia»

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Province: Consiglio ministri approva il ddl 'Svuotapoteri' aspettando l’abolizione





ROMA. Il Consiglio dei ministri ha dato il primo via libera al decreto 'svuota Province' che le lascia in vita - fino a quanto non verranno eliminate dalla Costituzione - di fatto quasi privandole di poteri.
Sono state istituite le città metropolitane e rafforzate le Unioni e le fusioni di comuni. Il testo dovrà ora passare al vaglio della Conferenza Unificata e poi tornare nuovamente al Consiglio dei ministri per il varo definitivo. Il provvedimento serve ad «essere coerenti con l'indirizzo che ha ottenuto la fiducia delle Camere. Questa è la norma del superamento e della gestione della fase transitoria», ha detto il premier Enrico Letta al termine del Cdm. Si prefigurano dunque due soli livelli istituzionali eletti dal popolo, Regioni e Comuni. Questi ultimi organizzeranno tra loro l'area vasta, quella che si chiamava Provincia e che continuerà a chiamarsi così fino a quando non entrerà in vigore la loro abolizione dalla Carta Costituzionale. I comuni avranno poteri amministrativi, le Regioni quelli pianificatori.
«Noi puntiamo che non ci sia il rinnovo delle amministrazioni provinciali nelle elezioni del 2014, pensiamo di convincere il Parlamento che sia necessario. Siamo pieni di speranza e fiducia ma non di certezze», ha scherzato il ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio, conscio del fatto che sono stati, negli anni, vari e fallimentari i tentativi di abolire le Province.
Da questa rivisitazione del sistema istituzionale italiano, Delrio si aspetta, in due anni, risparmi per 1 miliardo. «Il personale politico costa 120 miliardi di euro, con l'accorpamento delle funzioni i risparmi saranno subito di circa 600-700 mln. Altri risparmi arriveranno con la norma a regime», ha spiegato.
Ma per il presidente dell'Unione delle Province d'Italia, Antonio Saitta, era sull'accorpamento e sulla riduzione delle sedi dello Stato nei territori (per esempio, uffici distaccati dei ministeri e prefetture) che si doveva puntare: si avrebbe avuto un risparmio di ben 2,5 miliardi mentre«"lo svuotamento delle funzioni è folle: si spostano sui Comuni, che non hanno strutture tecniche per gestirle, funzioni cruciali, come la gestione di 5000 edifici scolastici. I Comuni in dissesto come potranno assicurare manutenzione e sicurezza?».

LE CITTA’ METROPOLITANE
Tra i punti cardine della riforma approvata dall'Esecutivo, l'istituzione delle città metropolitane. «In tutta Europa - ha spiegato Delrio - nelle grandi città si sviluppa l'innovazione, la ricerca e l'occupazione. L'Italia è indietro. Persino i fondi comunitari, nella prossima programmazione settennale, andranno sulle grandi aree urbane. Infine aiutiamo i comuni ad aggregarsi, ad associarsi con altri». Soddisfatti i sindaci, che con il primo cittadino di Bologna, Virgino Merola, delegato Anci alle riforme istituzionali, riconoscono al Governo il merito di «essersi assunto la responsabilità di mettere mano, nei tempi promessi, a questa importante riforma, che avrà ricadute positive per la nostra comunità» ma si mostrano comunque, prudenti sugli sviluppi del provvedimento. «Ora - ha concluso Merola - attendiamo il testo definitivo per capire bene l'organizzazione della nuova Città metropolitana, come sarà strutturata e quali funzioni avrà».
Per il primo cittadino di Roma, Ignazio Marino, «così com'è scritta la legge un comune può aderire solo se confinante con altri comuni che hanno già aderito. Ci sarebbero dei comuni, ad esempio Bracciano, che non potrebbero aderire se non l'hanno già fatto Anguillara e Fiumicino. Questo aspetto secondo me va chiarito meglio nella legge». Sul piede di guerra i sindacati, «auspichiamo che tanto lei, quanto tutti i Presidenti delle Province, siano al nostro fianco nelle prossime iniziative pubbliche», scrive in una lettera aperta al presidente Upi l'Unione sindacale di base del pubblico impiego. E Fp-Cgil chiede garanzie su servizi e occupazione.