LA CONDANNA

La sentenza ‘pilota’: alunno si getta dalla finestra, preside condannata

Accusata di non aver vigilato

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La sentenza ‘pilota’: alunno si getta dalla finestra, preside condannata

La sentenza ‘pilota’: alunno si getta dalla finestra, preside condannata
Accusata di non aver vigilato
Sentenza, giudice di pace, bologna, risarcimento sanni
BOLOGNA. Per non aver vigilato su uno studente in punizione che salì sulla finestra del suo studio e si gettò nel vuoto, suor Stefania, al secolo Calogera Vitali, preside della scuola delle Maestre Pie dell'Addolorata di Bologna, è stata ritenuta colpevole dal giudice di pace Vittoria Michela Pesante di lesioni colpose. 
La religiosa è stata condannata a 24 giorni di permanenza domiciliare (nei fine settimana per tre mesi di fila), e a risarcire con 25 mila euro il danno morale del fratello maggiore del ragazzino, più le spese processuali. Il giovane, all'epoca (5 novembre 2009) tredicenne, rimase alcuni mesi in coma e dopo un periodo di cura negli Stati Uniti si trova tuttora all'estero, gravemente invalido. In sede civile - con la causa ancora in corso - era già stato ordinato alla scuola di saldare un acconto di 300mila euro alla famiglia.
 La sentenza è severa, anche perché inflitta da un giudice di pace, competente per questo tipo di reati, che solitamente decide con sanzioni pecuniarie. Ci sarà ovviamente l'appello, ma in ambiente giudiziario c'é chi la considera una decisione 'pilota'. Anche perché risultano precedenti di episodi di responsabilità di vigilanza nella scuola, ma è difficile trovarne uno analogo. In una memoria presentata dai difensori di parte civile nel processo bolognese, avvocato Gianluigi Lebro e Giulio Basagni, è stata richiamata invece una sentenza di Cassazione, riferita ad un episodio del 2002: in una gita scolastica in un parco a Pratolino (Firenze) una bambina di 11 anni si, arrampicò con dei compagni su una parete muraria, eludendo forse la sorveglianza dei docenti. 
Si staccò un macigno che la schiacciò e la uccise. Due insegnanti accompagnatori della scolaresca furono condannati a sei e quattro mesi per omicidio colposo. E' del 2007, invece, un'altra decisione della Cassazione che annullò una condanna del tribunale dell'Aquila che aveva condannato per omessa vigilanza un professore di una scuola superiore: durante un'assemblea autorizzata da lui, nel laboratorio di chimica, uno dei ragazzi, per gioco, aveva spruzzato una sostanza ustionante addosso ad un compagno. Nella scuola bolognese quella mattina il ragazzo era stato convocato in presidenza per dare spiegazioni su delle sigarette, restò in ufficio circa 50 minuti, insieme ad un compagno; a un certo punto chiese di poter aprire la finestra e si buttò. La preside era affacciata sul corridoio. La vicenda suscitò clamore anche perché avvenne in una scuola piuttosto conosciuta nel capoluogo emiliano. E oggi continua a suscitarlo: «Succede nelle scuole private cattoliche di Bologna che...», ha commentato la notizia su Facebook Maurizio Cecconi, esponente di punta del comitato referendario del 26 maggio sui fondi alle paritarie, creando un putiferio di polemiche, con critiche che non gli sono state risparmiate anche da esponenti del proprio fronte
BOLOGNA. Per non aver vigilato su uno studente in punizione che salì sulla finestra del suo studio e si gettò nel vuoto, suor Stefania, al secolo Calogera Vitali, preside della scuola delle Maestre Pie dell'Addolorata di Bologna, è stata ritenuta colpevole dal giudice di pace Vittoria Michela Pesante di lesioni colpose. 
La religiosa è stata condannata a 24 giorni di permanenza domiciliare (nei fine settimana per tre mesi di fila), e a risarcire con 25 mila euro il danno morale del fratello maggiore del ragazzino, più le spese processuali. Il giovane, all'epoca (5 novembre 2009) tredicenne, rimase alcuni mesi in coma e dopo un periodo di cura negli Stati Uniti si trova tuttora all'estero, gravemente invalido. In sede civile - con la causa ancora in corso - era già stato ordinato alla scuola di saldare un acconto di 300mila euro alla famiglia. La sentenza è severa, anche perché inflitta da un giudice di pace, competente per questo tipo di reati, che solitamente decide con sanzioni pecuniarie. Ci sarà ovviamente l'appello, ma in ambiente giudiziario c'é chi la considera una decisione 'pilota'. Anche perché risultano precedenti di episodi di responsabilità di vigilanza nella scuola, ma è difficile trovarne uno analogo. In una memoria presentata dai difensori di parte civile nel processo bolognese, avvocato Gianluigi Lebro e Giulio Basagni, è stata richiamata invece una sentenza di Cassazione, riferita ad un episodio del 2002: in una gita scolastica in un parco a Pratolino (Firenze) una bambina di 11 anni si, arrampicò con dei compagni su una parete muraria, eludendo forse la sorveglianza dei docenti. Si staccò un macigno che la schiacciò e la uccise. 

Due insegnanti accompagnatori della scolaresca furono condannati a sei e quattro mesi per omicidio colposo. E' del 2007, invece, un'altra decisione della Cassazione che annullò una condanna del tribunale dell'Aquila che aveva condannato per omessa vigilanza un professore di una scuola superiore: durante un'assemblea autorizzata da lui, nel laboratorio di chimica, uno dei ragazzi, per gioco, aveva spruzzato una sostanza ustionante addosso ad un compagno. Nella scuola bolognese quella mattina il ragazzo era stato convocato in presidenza per dare spiegazioni su delle sigarette, restò in ufficio circa 50 minuti, insieme ad un compagno; a un certo punto chiese di poter aprire la finestra e si buttò. La preside era affacciata sul corridoio. La vicenda suscitò clamore anche perché avvenne in una scuola piuttosto conosciuta nel capoluogo emiliano. E oggi continua a suscitarlo: «Succede nelle scuole private cattoliche di Bologna che...», ha commentato la notizia su Facebook Maurizio Cecconi, esponente di punta del comitato referendario del 26 maggio sui fondi alle paritarie, creando un putiferio di polemiche, con critiche che non gli sono state risparmiate anche da esponenti del proprio fronte