Fisco: non pagavano Iva su jet, nei guai 11 imprenditori

Sequestrati 9 aerei privati, finta importazione da Danimarca

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Fisco: non pagavano Iva su jet, nei guai 11 imprenditori




CAGLIARI. Aerei di lusso, jet privati destinati a facoltosi imprenditori acquistati negli Stati Uniti e utilizzati in Italia senza pagare l'Iva.
Sono accusati di frode fiscale e contrabbando gli undici imprenditori indagati dalle Fiamme gialle di Cagliari per aver importato in Italia senza pagare le tasse aerei provenienti dagli Usa. Il valore totale dei jet sottoposti a sequestro - otto monomotori SR22 della Cirrus Aircraft e un Piper P46 Executive turboelica - è di circa 4.500.000 euro e l'Iva all'importazione evasa pari a 900.000 euro.
Gli indagati sono Antonello Morina, 56 anni di Rimini; Viliam Peruzzi, di 48, di Narni; Raffaello Cortina, di 52, di Milano; Bernardo Finco, di 55, di Bassano del Grappa; i padovani Claudio Peruzzo, 51 anni, Franco Traverso, di 59, e Stefano Cestarelli, di 53; il torinese Gianni Guala, di 49; Giovanni Venturelli, 70 anni, di Pavullo nel Frignano; Michele Giuseppe Greca, 47 anni di Palermo e Giordano Emendatori, di 62 di Morciano di Romagna.
Le indagini sono partite circa un anno fa durante una normale verifica - inizialmente fiscale per il redditometro - sugli aerei fermi nell'aeroporto di Cagliari-Elmas.
L'attenzione della Guardia di Finanza si è subito concentrata su un aereo immatricolato negli Stati Uniti. Le verifiche hanno permesso di scoprire che il jet - e poi gli altri individuati - era stato acquistato da un intermediario negli Usa, era poi transitato in Danimarca, dove non si paga l'Iva, per poi essere utilizzato, dagli imprenditori italiani. Una "triangolazione fittizia" come l'hanno definita gli inquirenti, utilizzata solo per non pagare le tasse.
«La normativa d'oltreoceano - si legge nel decreto di sequestro - non consente la proprietà di aeromobili registrati negli Usa a stranieri, ragion per cui l'acquirente deve fare totale ricorso a società appositamente operanti in loco (le famose Trust) che assumano la proprietà ufficiale del velivolo».
Una pratica che secondo gli investigatori sarebbe prevista dal Codice della Navigazione, ma che «non prescinde da un corretto e soprattutto trasparente adempimento degli obblighi doganali».
Fondamentale nelle indagini si è rivelata la collaborazione della Federal Aviation che ha fornito tutti i dati degli aerei. E' proprio grazie a questa documentazione che la Finanza ha scoperto che gli imprenditori italiani avevano stipulato contratti per assicurare i velivoli. Una conferma questa del fatto che fossero destinati all'Italia e che le intestazioni straniere fossero fittizie.