LA SENTENZA

Cassazione: «licenziamento per chi ruba in ufficio»

Il dipendente aveva rubato lo zaino ad un collega

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Cassazione: «licenziamento per chi ruba in ufficio»

 

 

ROMA. E' legittimo il licenziamento di chi viene sorpreso a rubare in ufficio.
Lo si evince da una sentenza con cui la Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'appello di Bologna di rigettare il ricorso di un uomo licenziato perche' accusato di aver sottratto uno zainetto a un collega. I giudici del merito avevano ritenuto tale condotta «idonea ad incrinare la fiducia che nel lavoratore deve essere riposta non solo dal suo datore di lavoro ma anche dei colleghi, con i quali lo stesso e' quotidianamente a contatto», e ribadito l'«irrilevanza, ai fini del venir meno dell'elemento fiduciario, della modestia economica del bene sottratto», evidenziando anche che l'imputato «non poteva sapere quale fosse il reale contenuto dello zainetto asportato».
La Suprema Corte (sentenza n.1814, sezione lavoro), ripercorrendo i fatti, ha ricordato che lo zaino 'trafugato' era stato ritrovato nell'auto dell'imputato, senza che la vettura presentasse segni di infrazione.
«Un fatto costituente reato contro il patrimonio - osservano gli 'alti' giudici - ancorchè determinativo di un danno (patrimoniale) di speciale tenuità, alla stregua della legge penale, può essere considerato di notevole gravità nel diverso ambito del rapporto di lavoro», tenuto conto della «natura del fatto medesimo (in ragione delle esigenze di organizzazione e della relativa disciplina), della sua sintomaticità (in relazione all'impossibilità per l'azienda di apprestare sicure difese idonee ad impedire furti o comunque manomissioni di materiali aziendali) e - conclude la Corte - finalità (volte anche a prevenire danni patrimoniali gravi) della regola violata».