GIUSTIZIA

Anno giudiziario: prescrizione per migliaia di processi mentre le mafie avanzano

Lombardia in mano 'ndrangheta. Toghe in lista dividono i giudici

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Anno giudiziario: prescrizione per migliaia di processi mentre le mafie avanzano


ROMA. L'emergenza prescrizione - causata anche dalle leggi che ne hanno accorciato i termini - e il sovraffollamento delle carceri, insieme ai dati in aumento per quanto riguarda le mafie, le truffe e la corruzione sono stati gli argomenti nelle relazioni sullo stato della giustizia svolte - per l'inaugurazione del nuovo anno giudiziario nei distretti delle 26 Corti d'Appello - dai presidenti e dai procuratori generali che guidano gli uffici 'regionali'.
Ma si è parlato molto anche dei magistrati, in particolare dei pm - i riferimenti sono stati soprattutto al caso di Antonio Ingroia - che scendono in politica. Il tema divide le toghe, mentre il Guardasigilli Paola Severino - presente alla cerimonia svoltasi nella Corte di Appello di Torino - ha gettato acqua sul fuoco facendo presente che l'accordo a intervenire c'è da parte di tutti. Se ne occuperà il prossimo governo.
«L'Italia ha il triste primato in Europa del maggior numero di processi estinti per prescrizione (circa 130.000 quest'ultimo anno) e paradossalmente - ha detto il Presidente della Corte di Appello di Milano, Giovanni Canzio, alla presenza del premier uscente Mario Monti - del più alto numero di condanne della Corte europea dei Diritti dell'uomo per la irragionevole durata dei processi». Canzio ha poi aggiunto che le carceri «hanno superato ogni livello di tollerabilità». Quanto sia estesa l'infiltrazione dei clan in Lombardia, lo ha fatto capire la presidente della Corte d'appello di Brescia, Graziana Campanato: «la regione, non lo possiamo negare, è ormai in mano a tutti i gruppi mafiosi. E i reati che vengono percepiti meno dalla cittadinanza, ma che sono sintomatici di un malessere del vivere civile, sono quelli che vengono 'governati' proprio dalla criminalità organizzata».
 Corruzione, concussione, frode comunitaria (registra un +70% in Sicilia), traffici di droga e rifiuti: gli affari dei clan non conoscono crisi tanto che a Roma - ha sottolineato il presidente della Corte di Appello Giorgio Santacroce - i locali storici della 'Dolce Vita' sono in mano alle cosche. In aumento anche i morti ammazzati nei regolamenti di conti del crimine organizzato: a Napoli sono aumentati del 18%, senza nemmeno contare gli agguati di Scampia, e del 10% sono cresciuti nell'intera Campania. In Calabria, ha rilevato il presidente della Corte di Appello Giovanni Macrì, «la densità criminale riguarda il 27% della popolazione» e le cosche fatturano 43 miliardi di euro l'anno: «l'unica proficua soluzione è intensificare le confische». Dalla Sicilia, dove è stato ricordato l'omicidio del cronista Mario Franzese, il Presidente della Corte di Appello Vincenzo Oliveri chiede che non ci siano arretramenti nella lotta alla mafia e ricorda che la cattura del boss Matteo Messina Denaro deve essere una priorità perchè le 'famiglie' potrebbero anche "ricompattarsi" e tornare alla stagione del sangue. Ma non sono solo le mafie a preoccupare i giudici: da Torino il procuratore generale Marcello Maddalena invita a non sottovalutare i no-Tav e il rischio di "degenerazioni" che potrebbero sfociare in una deriva terroristica.
Il pg ha poi espresso solidarietà a Giancarlo Caselli per gli attacchi subiti durante le inchieste sui no-Tav. Dalla Puglia, i magistrati si sono apertamente schierati contro il decreto salva-Ilva e hanno detto 'no' al ricatto occupazionale a discapito della salute dei cittadini. Con forza il presidente della Corte d'Appello de L'Aquila ha denunciato lo stallo nella ricostruzione post-sisma e ha difeso la sentenza che ha condannato la Commissione grandi rischi. Sulle toghe in politica, si registra il totale favore espresso da Santacroce, contrario però a chi sfrutta le inchieste come trampolino. Il Procuratore di Cagliari, Ettore Angioni, invece, vorrebbe una legge per proibire persino le foto dei pm. Per il Procuratore di Perugia Giovanni Galati è grave se scende in campo chi ha condotto indagini sulle istituzioni e il suo "collega" di Genova, Mario Torti, lo ritiene una "anomalia".