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Imu, la rivolta di Anci e sindaci: tutti al Tar

Si contestano le differenze di gettito dell’Ici 2010

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Imu, la rivolta di Anci e sindaci: tutti al Tar
ROMA. I sindaci tornano a puntare i riflettori sull'Imu.

Come annunciato a novembre scorso l'Anci ha avviato un ricorso al Tar del Lazio contro il Ministero dell'Economia. Sul banco degli imputati le differenze di gettito dell'Ici 2010 servite per il calcolo dell'Imu, contestate aspramente sin dal primo momento dai primi cittadini, che ora puntano il dito anche sul mancato rifinanziamento del fondo sperimentale di riequilibrio.
Il tutto, ha spiegato il presidente dell'Anci Graziano Delrio, si è tradotto in una manovra aggiuntiva da 760 milioni di euro piovuta ancora una volta sulla testa dei sindaci. Con il ricorso al Tar del Lazio, promosso in realtà il 14 dicembre scorso (e passato sotto silenzio per le attività febbrili di quei giorni dell'Anci al Senato, nel tentativo di far approvare nella legge di Stabilità alcuni emendamenti utili ai Comuni), i sindaci italiani contestano a via XX Settembre tre punti fondamentali: il calcolo errato dell'Ici 2010 dei singoli comuni senza le necessarie innovazioni dei documenti contabili di base; l'inclusione del valore dell'Imu degli immobili di proprietà comunale non utilizzati per fini istituzionali con la relativa riduzione delle risorse; l'attribuzione di quote di gettito potenziale in eccesso realizzabili, a detta del Ministero dell'Economia, in occasione del saldo di dicembre e non direttamente derivabili dai pagamenti in acconto.
Tradotto in risorse il combinato disposto di questi atti ha prodotto un taglio di risorse per circa 300 milioni, derivante dall'inclusione nel gettito degli immobili di proprietà dei Comuni, e di 460 milioni per l'errato calcolo del gettito dell'Ici 2010.
«Una sorta di manovra aggiuntiva - spiega il presidente dell'Anci Graziano Delrio - che è andata a sommarsi ai tagli inferti con la spending review e alle difficoltà provocate dal Patto di stabilità». Per questa ragione, afferma, «il ricorso al Tar del Lazio è sacrosanto», anche perché dovrebbe servire «a impedire manovre aggiuntive in corso d'opera contro i Comuni, che peraltro violerebbero le regole che noi e governo ci eravamo dati».
Ma nel frattempo sono stati numerosi i Comuni che, prima dell'Anci, hanno promosso il ricorso ai magistrati amministrativi: «si tratta di tanti sindaci - spiega Delrio - che lo hanno fatto perché erano nell'impossibilità di chiudere i propri bilanci, ma a questi presto se ne aggiungeranno tanti altri».
Tra i fautori del ricorso c'é anche Guido Castelli, delegato per la Finanza locale dell'Anci: «é stato promosso perché da troppo tempo stava passando sotto silenzio l'applicazione improvvisata dall'imposta - chiarisce - che è stata gestita in maniera farraginosa a livello amministrativo». Quando l'Ue boccia l'Imu «lo fa per evidenziare profili di iniquità, ma in questo caso - precisa l'esponente Anci - è nel mirino la transizione dall'Ici all'Imu, che ha provocato numerose distorsioni, non ultime sul calcolo delle aliquote medie di ogni singolo Comune e sulle eventuali risorse da destinare ai Municipi con il fondo di riequilibrio, creando quindi forti problemi visto che alla fine sono saltati i meccanismi perequativi».