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Salasso Imu su seconde case, aumenti in 56% comuni

Tre enti su 10 hanno alzato anche aliquota su prima

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Salasso Imu su seconde case, aumenti in 56% comuni
ROMA. E' un salasso l'Imu sulla seconda casa.

Il 56% dei Comuni ha aumentato l'aliquota rispetto al valore base con il quale era stato pagato l'acconto a giugno e circa l'8% ha spinto la tassa fino al massimo consentito (10,6 per mille). Per la casa di abitazione le decisioni dei Comuni sono state più favorevoli per i contribuenti ma in ogni caso 3 amministrazioni su 10 hanno aumentato l'aliquota di base; tra questi 257 centri (il 3,21% del totale) hanno optato per l'aliquota massima al 6 per mille.
Un calcolo che tra l'altro va fatto su una base imponibile che è stata rivalutata e con gli sconti 'comunali' ormai ridotti al lumicino. Sono pochissimi infatti i Comuni che hanno utilizzato la leva delle detrazioni per andare incontro alle fasce più disagiate della popolazione. A poche ore dalla scadenza del saldo della tassa sulla casa (si paga fino a lunedì 17 dicembre) è la Consulta nazionale dei Caf , i Centri di Assistenza Fiscale, a fare i conti; l'Ufficio Studi ha analizzato le decisioni del 98,85% dei Comuni. Abitare in centri più piccoli conviene: oltre a godere di rendite di immobili generalmente meno elevate di quelle dei centri di grandi dimensioni, nei paesi più piccoli l'aumento dell'Imu, dall'aliquota di base applicata per l'acconto, è stato inferiore.
Se invece si guarda alle aree geografiche i maggiori aumenti, soprattutto per le seconde case, sono stati registrati al Centro Italia. Ci sono tuttavia Comuni dove il saldo Imu sarà più leggero dell'acconto. Per le case di abitazione sono 562 Comuni (il 7,62% del totale), mentre per le seconde case sono 143 (1,78%). Secondo uno studio della Cgil, invece, il maggiore esborso per la casa di abitazione sarà a Roma dove per una casa di 70 mq in zona semicentrale si pagherà complessivamente un'Imu di 819 euro (512 al saldo); seguono Milano (616 euro di cui 308 il saldo) e Torino (561 euro) dove la seconda rata risulta più che doppia (396 euro) rispetto alla prima (165). Nel 2012, a differenza di quanto era stato fatto per la vecchia Ici, "la quasi totalità dei Comuni non ha adottato lo strumento delle detrazioni quale possibile mezzo di 'governance' dell'imposta", rileva lo studio della Consulta dei Caf. Solo una manciata infatti le decisioni nelle quali sono state aumentate le detrazioni per casi particolari, come la presenza di invalidi nel nucleo o case affittate. Cospicuo però il numero dei Comuni (5.046, il 63% del totale) che ha deciso l'agevolazione prima casa per gli anziani ricoverati nelle case di riposo.
«Occorre inserire le decisioni sugli sgravi e sulle facilitazioni per l'Imu in un perimetro nazionale, definito dagli stessi Comuni, dall'Anci, ma che consenta di richiamare quelle amministrazioni che escono fuori da quest'ambito», commenta il presidente della Consulta dei Caf, Valeriano Canepari, facendo notare che dall'analisi delle delibere emerge che «quasi tutti i Comuni hanno spinto l'aliquota verso l'alto e pochissimi hanno invece utilizzato le detrazioni per gestire sul territorio decisioni di sgravi e facilitazioni che invece sarebbero servite». Per Canepari senza un'indicazione a livello nazionale, il risultato «é una giungla». I Caf sottolineano inoltre che sarà necessario nel 2013 «anticipare il più possibile le date delle delibere dei Comuni per evitare che i cittadini siano costretti, come è accaduto quest'anno, a fare i conti all'ultimo momento».