IL PROCESSO

ThyssenKrupp, parte il processo d’appello

Gli ex operai: «quelle 6 morti non sono servite a niente»

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ThyssenKrupp, parte il processo d’appello
TORINO. Mercoledì prossimo comincia il processo d'appello per il rogo Thyssen di Torino che, nel 2007, causò la morte di sette operai.

Il ricorso è stato presentato dai 6 imputati contro le condanne, da 10 a 16 anni, inflitte in primo grado.
L'impianto della difesa si basa sul fatto che la morte degli operai non sarebbe imputabile a mancanze o colpevolezze aziendali, ampiamente dimostrate in aula, ma alla distrazione dei ragazzi.
«Questa è un'accusa ignobile», accusano gli ex lavoratori ThyssenKrupp Torino che parlano di «uno scarica barile ignobile che vorrebbe far ricadere le responsabilità di questa strage sui lavoratori stessi»
E per i lavoratori la cosa più incredibile è che «queste morti atroci non hanno insegnato niente perchè le morti per profitto continuano senza sosta nei cantieri, nelle fabbriche e sulle strade, ora anche nei luoghi di divertimento».
Nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 otto operai dello stabilimento di Torino furono investiti da un getto di olio bollente in pressione che prese fuoco. Sette morirono nel giro di un mese, mentre un altro operaio subì ferite non gravi. Critiche all'azienda furono sollevate da più parti, sia perché alcuni degli operai coinvolti nell'incidente stavano lavorando da 12 ore, avendo quindi accumulato 4 ore di straordinario, sia perché secondo le testimonianze di alcuni operai i sistemi di sicurezza non funzionarono (estintori scarichi, idranti inefficienti, mancanza di personale specializzato)
L'azienda ha smentito che all'origine dell'incendio vi fosse una violazione delle norme di sicurezza.
Il 1º luglio 2008 i familiari delle sette vittime accettarono l'accordo con l'azienda in merito al risarcimento del danno per una somma complessiva pari a 12.970.000 euro. In seguito all'accordo i familiari rinunciarono al diritto di costituirsi parte civile nel processo ai dirigenti.
Il 15 aprile 2011 la seconda corte d’assise di Torino ha condannato Harald Espenhahn, amministratore delegato del gruppo tedesco, a 16 anni e 6 mesi di reclusione. Altri cinque manager dell'azienda sono stati condannati a pene che vanno da 13 anni e 6 mesi a 10 anni e 10 mesi.