IN ATTESA DEL GIUDIZIO

Omicidio Melania, i difensori di Parolisi:«è un bugiardo, assolvetelo»

Il gup in Camera di Consiglio

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Omicidio Melania, i difensori di Parolisi:«è un bugiardo, assolvetelo»
TERAMO. Nell’arringa difensiva conclusasi poco dopo le 15 gli avvocati di Parolisi, Nicodemo Gentile e Valter Biscotti, avevano chiesto l’assoluzione piena per Parolisi per non aver commesso il fatto.

Le conclusioni della difesa sono andate avanti per circa 5 ore: prima ha preso la parola l'avvocato Gentile e a seguire, dopo una breve pausa, ha concluso Biscotti con la richiesta di assoluzione.
I due hanno puntato su cinque punti per sostenere la mancanza di prove a carico dell’uomo: insussistenza del reato di vilipendio del cadavere, prove scientifiche favorevoli, ora della morte non certa, testimoni a scoppio ritardato dopo aver letto sui giornali i fatti.
Ma i legali hanno ammesso anche che Parolisi ha raccontato dopo il ritrovamento del corpo della donna una serie di bugie «ma come uomo e marito, e non certo come assassino della moglie».
Come emerso in questi mesi, infatti, l’uomo aveva una vera e propria seconda vita, una amante, un cellulare dedicato alle conversazioni extra coniugali, ma questo, hanno ribadito gli avvocati, non vuol dire che Salvatore abbia ucciso sua moglie.
In parole povere, come ha confermato Valter Biscotti, «é il classico processo da insufficienza di prove, se questo delitto fosse accaduto tra il 1930 e il 1989 Salvatore sarebbe stato prosciolto proprio con l'istituto dell'insufficienza di prove. Ma con la riforma il processo è cambiato, e siamo qui a voler dimostrare, con assoluta serenità, l'innocenza di Salvatore Parolisi».

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E se Parolisi ha seguito con sguardo impassibile l’avvicendarsi delle varie arringhe solo un attimo ha scalfito la sua maschera impenetrabile: quando il legale Gentile ha accennato alla piccola Vittoria, figlia di Salvatore e Melania.
Ben più tesi sono apparsi i parenti della giovane mamma assassinata nel corso di questa lunga giornata. «Il primo pensiero è per mia nipote, attendiamo fiduciosi nella giustizia», ha detto il fratello Michele. «Vederlo (Salvatore, ndr) così impassibile mi infastidisce. Lo guardo ogni momento, è una mancanza di rispetto nei confronti di sua moglie». Una eventuale condanna di Salvatore, però, non attenuerà in ogni caso il dolore della famiglia Rea. «Se ci sarà la condanna – aveva detto Michele - per noi sarà comunque un grande dolore, anche perché Vittoria perderà il padre».
Dopo le repliche della Procura di Teramo con il pm Davide Rosati (l’accusa ha chiesto l’ergastolo) e dell'avvocato di parte civile Mauro Gionni il gup Marina Tommolini è entrata in camera di consiglio non prima però di avere spiegato ai presenti in aula che non tornerà per leggere il dispositivo prima delle 19.30