Giustizia, avvocati contro Bruno Vespa: «ci ha offesi»

Non hanno gradito affermazioni fatte durante il programma

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Giustizia, avvocati contro Bruno Vespa: «ci ha offesi»


ABRUZZO. Nell’ultima puntata di ‘Porta a Porta’ Bruno Vespa, affrontando il tema della Corte Costituzionale che ha dichiarato incostituzionale la mediazione obbligatoria ha espresso giudizi «gratuiti e offensivi» nei confronti della categoria degli avvocati.La denuncia arriva dal segretario generale dell’Anf, Ester Perifano, che parla di una «pagina triste per l'informazione,e siamo di fronte a un palese conflitto di interessi».
Vespa ha detto testualmente, rivolgendosi ai parlamentari presenti in studio che «la mediazione obbligatoria serviva ed è stata dichiarata incostituzionale e non ne farete un’altra perché gli avvocati ve lo impediranno», aggiungendo poi che «gli avvocati guadagnano sui processi lunghi».
«E' bene ricordare – aggiunge Perifano- che la moglie del giornalista, Augusta Iannini, è stata, come dirigente del ministero di giustizia, tra i principali fautori dell'approvazione di una normativa che sin dall'inizio presentava profili evidenti di incostituzionalità, al punto che il Parlamento (e non gli avvocati) aveva piu' volte invocato radicali correzioni. Ma gli interessi economici hanno prevalso e alla fine e' stato varato un meccanismo inutile, sbagliato, costoso e dannoso per i cittadini e le cui ricadute sulla efficienza del sistema giustizia sono state limitatissime».
L’associazione valutano molto grave l'attacco «all'indipendenza di giudizio della Corte Costituzionale» e rispediscono al mittente «le offese gratuite che ci ha rivolto».
Gli avvocati si difendono a spada tratta: «noi abbiamo utilizzato gli strumenti a disposizione di ogni cittadino, rimettendoci al giudizio della Corte Costituzionale e non alle buone entrature familiari nei salotti del giornalismo televisivo italiano. I fatti ci hanno dato ragione».
Ora l'ANF sta attentamente valutando se esistono, nel comportamento del giornalista, profili rilevanti dal punto di vista penale e anche disciplinare, in considerazione del ruolo che egli svolge nella Rai che, come tutti sanno, svolge un servizio pubblico.