ISTRUZIONE CON GLI SPICCIOLI

Abruzzo, docenti sul piede di guerra per i tagli del Governo

A L'Aquila proteste ma senza interruzioni

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Abruzzo, docenti sul piede di guerra per i tagli del Governo
ABRUZZO. La misura, contestatissima, contenuta nel ddl di stabilità potrebbe avere le ore contate.

Ieri pomeriggio Pd, Pdl e Udc hanno predisposto un emendamento per abrogare la norma che prevede l'aumento dell'orario, da 18 a 24 ore, delle lezioni frontali per gli insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado.
Lo hanno annunciato le deputate della Commissione Cultura della Camera Maria Coscia (Pd), Elena Centemero (Pdl) e Luisa Santolini (Udc) e «in accordo con il governo e i colleghi della Commissione Bilancio stiamo cercando le necessarie coperture finanziarie».
Quello delle coperture finanziarie - 182,9 milioni di euro per il 2013 - è il vero problema, visto che ormai pare assodato che i risparmi non si faranno più sulle spalle degli insegnanti. E proprio per questo i sindacati di categoria hanno accolto la notizia dell'emendamento con «cauto ottimismo» mantenendo, per il momento, le mobilitazioni e gli scioperi proclamati.
«E' importante l'emendamento presentato da Pd, Pdl e Udc per cancellare l'aumento dell'orario di lavoro nella scuole secondarie» dichiara il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, ma - aggiunge - «non basta. I 183 milioni previsti dalla spending review come tagli imposti alla scuola devono essere reperiti da altre voci di spesa pubblica a partire dalla riduzione delle spese militari. La scuola pubblica non può sopportare altri tagli dopo quelli epocali del Governo Berlusconi».
E anche i docenti abruzzesi sono, come i colleghi di tutta Italia, sul piede di guerra in vista dei disegni di legge in discussione (Legge di Stabilità, ddl 953) che aumentano la sforbiciata per l’istruzione nei prossimi tre anni.

Tra i tagli figurano il blocco del rinnovo contrattuale, il blocco degli scatti di anzianità, il taglio dell’indennità di vacanza contrattuale, le mancate deroghe alla riforma delle pensioni, oltre a quell’aumento dell’orario di lezione che potrebbe essere cancellato con un colpo di spugna. Ma resta il “lavoro invisibile” dedicato alla preparazione delle lezioni, alla preparazione e correzione delle verifiche scritte, e quant’altro serva per attivare il processo di insegnamento e apprendimento.
«Noi docenti siamo indignati e offesi dall’atteggiamento assunto dal Ministro per l’Istruzione Francesco Profumo e dal governo Monti», denunciano gli insegnanti dell’Istituto Acerbo di Pescara.
I provvedimenti predisposti «violano il nostro contratto di lavoro, modificandolo unilateralmente e di fatto calpestando i nostri diritti e costringendoci a condizioni di lavoro non dignitose e non rispettose della professionalità dei docenti, creando un grave precedente per tutti i lavoratori».
Stesse critiche arrivano dal Liceo Scientifico Statale Galileo Galilei di Pescara: «ogni nuovo taglio significa meno qualità, uccidere la scuola pubblica significa uccidere il futuro del Paese, con buona pace delle dichiarazioni su sviluppo e crescita». 

Gli insegnanti hanno già preso in considerazione il blocco di attività collaterali quali la progettazione e la realizzazione di visite di istruzione e di attività pomeridiane rivolte agli studenti, tutte portate avanti su base volontaria, gratuitamente o dietro corresponsione di somme spesso così esigue da poter essere definite «offensive».
«Stiamo studiando», avvertono, «forme di lotta che portino all’esterno della scuola la nostra protesta».
Gli insegnanti rivolgono un appello a tutte le scuole «perché si possa fare rete al fine di costruire una mobilitazione massiccia e di lungo periodo» e a genitori e studenti si chiede solidarietà: «non è solo il nostro futuro di lavoratori ad essere messo in discussione, il pericolo è che sia sempre meno garantito per i ragazzi di oggi e per quelli di domani il diritto costituzionale all’istruzione ed alla formazione».
In fermento anche Il personale dell’Istituto Tecnico Statale “Aterno-Manthonè” di Pescara, che nei giorni scorsi si è riunito in Assemblea sindacale e ha deciso di ritirare la propria disponibilità a ricoprire qualsiasi incarico o funzione all’interno dell’Istituto che non sia strettamente previsto quale obbligo dal vigente contratto di lavoro.
Tutto il personale è d'accordo che d’ora in poi – e finché non sarà definitivamente cancellato l’articolo 3 del ddl di stabilità - «si atterrà esclusivamente allo svolgimento delle attività obbligatorie con conseguente blocco di tutte le attività aggiuntive, ed è pronto a mettere in atto tutte le eventuali ulteriori forme di protesta che saranno stabilite nei prossimi giorni».

A L’AQUILA PROTESTA SENZA INTERRUZIONI
Anche a L’Aquila la protesta dei docenti si fa sentire e il collegio dei professori dell’Istituto Cotugno, con 76 firme su 96 hanno sottoscritto un documento per manifestare il proprio dissenso rispetto alle ultimi disposizioni del disegno di legge di Stabilità.
«Data, però», sottolineano gli insegnanti, «la  perdurante e particolare situazione di disagio  post-sisma della città dell’Aquila e dato il ruolo che in essa riveste la scuola come centro di aggregazione degli studenti  proponendo ampliamenti dell’offerta formativa e attività di sostegno anche in orario pomeridiano, si ritiene opportuno per il momento non sospendere tutte le attività non obbligatorie svolte dal personale docente ed ata, ma riservarsi invece, se le richieste dei sindacati non verranno accolte dal governo, il blocco dei viaggi di istruzione e dell’adozione dei libri di testo, ferma restando la validità dello strumento dello sciopero, eventualmente a oltranza  anche su scrutini ed esami finali».