DISORDINE SUL RIORDINO

Abruzzo. Riordino Province, Pd contro Chiodi: «è il presidente delle barzellette»

Consiglieri, sindaci e presidenti di Provincia furiosi. Tutti contro tutti. Sempre più caos

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ABRUZZO. Parole dure, durissime, quelle che oggi il Partito Democratico ha rivolto al presidente della Regione Gianni Chiodi.
Ma giudizi negativi sono arrivati anche dalle fila del centrodestra (sindaco Di Primio e presidente Di Giuseppantonio tra tutti) a tutto il Consiglio regionale. A dodici ore dall’approvazione della proposta da inviare al Governo (che contiene di fatto una non proposta) la tensione è alle stelle. Gli esponenti della politica locale si insultano a vicenda, persino quelli che indossano le stesse maglie. Perché la questione, è evidente, va oltre il credo politico e rischia di scontentare tutti: quelli che hanno votato (se Monti deciderà di fare di testa propria); quelli che non hanno votato e quelli che non potevano votare.
Da Roma il riordino delle Province non è in discussione. A fine anno il Governo commissarierà gli enti e se il clima resterà quello di queste ore sarà tutto molto difficile.

CONSIGLIERI DEL PD: «UNA FARSA»
I consiglieri regionali del Pd D’Alessandro, D’Amico, Ruffini, Di Pangrazio, Sclocco e Di Luca, (che ieri al momento del voto hanno lasciato l’aula) questa mattina hanno incontrato i giornalisti.
E non hanno risparmiato critiche, anche molto aspre, al vertice della Regione e alla sua maggioranza. Camillo D’Alessandro: «a Roma considerano Chiodi il presidente delle barzellette, il rappresentante dell’unica Regione che ha deciso di non decidere».
Marinella Sclocco: «il presidente ha rivestito così il ruolo del consigliere di quartiere». Claudio Ruffini: «La verità? Non avevano neanche una proposta e per uscirne si sono dovuti rifugiare in quella di Italia dei Valori, altro che difesa dei territori».
I componenti del Partito Democratico hanno deciso, spiegano, di «non essere attori del teatrino messo in scena da Chiodi e dall’intero centrodestra in Consiglio Regionale che hanno messo in scena la farsa, hanno mentito agli abruzzesi, era tutto un inganno». Per i consiglieri quella che doveva essere «una occasione per parlare di Abruzzo, per immaginarlo, proiettarlo, attrezzarlo per le prossime sfide, per tenerlo unito» alla fine si è trasformato in tutt’altro.
E gli esponenti del Pd non risparmiano critiche nemmeno al sindaco di Teramo Maurizio Brucchi («non ha mai sfilato con la fascia tricolore contro la ASl di Teramo che pure ha raggiunto in negativo fama nazionale») a quello di Chieti, Umberto Di Primio («non ha mai occupato il Consiglio regionale a difesa dei lavoratori della Sixty») e ai 4 presidenti delle Province : («si sono lavati le mani ed hanno rimandato la palla al Consiglio regionale»).
Il consigliere teramano Giuseppe Di Luca ha evidenziato «incapacità decisionale di tutto il centro destra considerando che essi amministrano tutti gli enti in causa e le città capoluogo». Il consigliere Giuseppe Di Pangrazio ha denunciato «la perdita di una opportunità di decisione per il nostro Abruzzo. A tutti gli effetti facendo così Chiodi si è auto commissariato. L’aula ieri più che un’assise regionale sembrava l’aula di un tribunale dove i consiglieri di maggioranza, in ordine sparso, difendevano le loro posizioni come un legale fa per il proprio assistito pur sapendo che è colpevole, visto che la loro proposta ha un vizio di legittimità essendo in evidente contraddizione con quanto previsto dall’articolo 114 della Costituzione».
Camillo D’Amico ha annunciato che nei prossimi giorni una delegazione del partito sarà ricevuta dal segretario nazionale Pierluigi Bersani e dai capigruppo parlamentari di Camera e Senato, Dario Franceschini ed Anna Finocchiaro: «rappresenteremo le ragioni ed i punti di forza del perché Chieti resti Provincia».

PD TERAMANO CONTRO I COLLEGHI CONSIGLIERI
Ma oggi da Teramo arriva una dura presa di posizione dei militanti del Pd teramano nei confronti dei consiglieri regionali del Partito Democratico.
«Siamo profondamente delusi e offesi», denunciano, «dalle feroci parole utilizzate nei confronti della nostra città da D’Alessandro durante il Consiglio Regionale di ieri. Siamo ancora più sconcertati per aver registrato il comportamento passivo dei nostri due consiglieri Di Luca e Ruffini. Entrambi, infatti, non hanno proferito parola a difesa di Teramo capoluogo. Ruffini, ex presidente della Provincia di Teramo ed attuale consigliere regionale espressione di questo territorio, ha anche applaudito Il Capogruppo D’Alessandro alla fine del suo intervento».

DI GIUSEPPANTONIO: «PAGINA NEGATIVA»
Insoddisfatto di quanto accaduto ieri in Consiglio anche il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio: «si è scritta una pagina negativa, l’unica speranza è che il Governo e il Parlamento siano più saggi del Consiglio Regionale». Di Giuseppantonio si dice «ferito» perché il Consiglio regionale avrebbe sacrificato le Province «ritenendo tale soluzione la più idonea al fine di ridurre i costi della politica. Una motivazione che fa specie perché arriva da un Consiglio regionale che, come altri in Italia, brucia somme da capogiro nella spesa pubblica». Per l’esponente dell’Udc, «è mancato anche un lavoro di collaborazione fra Regione, Comuni e Province».

DI PRIMIO: «E’ UNA VERGOGNA»
Per il sindaco Umberto Di Primio la decisione della Regione «è una vergogna» e sintomo di «una posizione di debolezza che mette in pericolo l’intera regione, la quale rischia un riordino deciso da chi non conosce il territorio, le sue peculiarità, le sue eccellenze ed esigenze».
«Non posso che esprimere profonda delusione – ha rimarcato il sindaco - per la condotta avuta dall’intero Consiglio Regionale. Insomma, rischiamo per davvero che a Roma, un Governo di tecnici non eletto dal popolo, decida per il nostro territorio, per la nostra regione, per il nostro futuro. Resta l’idea, a margine del Consiglio, che per non penalizzare qualcuno rischiamo di mortificare un’intera regione».

ANCHE TAGLIENTE CONTRO LA PROPOSTA
Il Consigliere regionale Giuseppe Tagliente ha dichiarato invece di non condividere la posizione della sua maggioranza (che infatti non ha votato). Ha parlato di «una commedia del nonsense, alla Groucho Marx piuttosto che alla maniera di Eugene Ionesco», e ha rivolto pesanti critiche alla politica regionale «nel suo complesso» responsabile di non aver saputo gestire una questione così importante.
Secondo l’esponente politico invece «era questo il momento di mostrare cervello e muscoli e intervenire per ridisegnare l’Abruzzo del 2000». Anche perché, ha aggiunto, «la moralità dei comportamenti richiesti alla classe dirigente non può essere riferita soltanto alla corretta gestione del denaro pubblico, ma deve estendersi anche all’etica dell’assunzione della responsabilità».

«APPROCCIO FRUTTO DI IGNORANZA, IGNAVIA ED IMPOTENZA»
Attilio Francesco Santellocco del Comitato territoriale parla invece di «spettacolo indecoroso e desolante» e attacca a spada tratta i consiglieri regionali definiti irresponsabili, che sarebbero sfuggiti alle proprie responsabilità «con un approccio frutto di ignoranza, ignavia ed impotenza».
A questo punto Santellocco si augura che he l’invito al Governo di predisporre con la massima urgenza un progetto di legge costituzionale e l’eventuale ricorso alla Corte Costituzionale «siano rapidamente accolti, in modo che si avvii un percorso di riforme condivise che riporti fiducia nelle Istituzioni ed elimini enti e soggetti che, chiamati a rappresentare e difendere i diritti e gli interessi dei cittadini abruzzesi, con il loro atteggiamento imbelle ne hanno venduto pure la dignità».
Il Comitato Territoriale ha inoltre annunciato che avanzerà proposta formale di un referendum popolare per «consentire a tutti i cittadini abruzzesi, in piena libertà ed autonomia, riaffermando la propria dignità, di essere artefici del proprio destino e di non accettare imposizioni dall’esterno».