PROTESTE

Sciopero generale Cobas contro il patto di stabilità

La protesta si terrà il 27 ottobre ed il 14 novembre

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1803

sciopero cobas
ITALIA. 27 ottobre e 14 novembre.

Due giornate per scendere in piazza e dire no alla politica di austerity voluta dal Governo Monti.
Hanno le idee chiare i Cobas ed invitano studenti, lavoratori precari a partecipare al moto di protesta ed allo sciopero. La categoria dice basta ai tagli imposti dal Governo sotto diversi nomi: spending review prima, patto di stabilità, oggi.
Mentre la manifestazione del 27 ottobre avrà portata nazionale (è indetta dal Comitato No Monti Day, e si terrà a Roma), quella del 14 novembre è di livello internazionale. Quel giorno, infatti, si terrà uno sciopero nazionale in Grecia, Spagna e Portogallo, Paesi che, come l’Italia, sono stretti nella morsa della crisi.
Si protesterà contro la disoccupazione, la chiusura delle fabbriche, i licenziamenti, lo spread crescente sui titoli di Stato, i contratti della scuola e sanità già fermi al 2009 che resteranno bloccati fino al 2014 senza l’indennità di vacanza contrattuale, la spesa e salute pubblica che sarà ancora tagliata (tra i 600 ed i 1500 mln annui), l’iva in aumento di un altro punto percentuale.
I Cobas ce l’hanno con il Governo «che vorrebbe aumentare di un terzo l’orario dei professori medie e superiori a parità di salario, cancellando altre decine di migliaia di posti di lavoro oltre a quelli già eliminati dal Governo Berlusconi (150 mila)».
«Scenderemo in piazza insieme all’Europa che lotta», ha detto Piero Bernocchi portavoce nazionale Cobas, «per dire no al governo, alla distruzione di scuola, sanità e servizi sociali, alla chiusura delle fabbriche, ai licenziamenti, alla cancellazione dei diritti del lavoro, al blocco dei contratti e degli scatti, all’aumento dell’orario per i docenti, al concorsaccio per i precari, alla deportazione degli insegnanti “inidonei”; no all'Europa dei patti di stabilità, del Fiscal Compact, dell'austerità, dell'attacco alla democrazia; sì ad una democrazia vera nel paese e nei luoghi di lavoro… e ancora sì, a massicci investimenti nei beni comuni e ambiente, all'assunzione dei precari, ad una politica economica pagata dalle finanze dei ricchi, dal taglio delle spese militari e dalla cancellazione delle missioni di guerra, dalla soppressione della corruzione e dei privilegi delle caste politiche e manageriali».