SENTENZA MONDIALE

Sentenza Grandi rischi, la Protezione Civile avverte: «ora si blocca tutto»

Rutelli: «colpevoli di mancata stregoneria»

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Sentenza Grandi rischi, la Protezione Civile avverte: «ora si blocca tutto»

Il Twitt di Rutelli

L'AQUILA. E' stata un'altra scossa di magnitudo fortissima, la sentenza del giudice Marco Billi che ha condannato i sette della commissione Grandi rischi 2009 a 6 anni di carcere.

A saltare non sono stavolta case e palazzi, ma i vertici attuali dell'organismo: «non vedo le condizioni per lavorare serenamente», ha detto il presidente in carica della Grandi Rischi, il fisico Luciano Maiani che ieri si è dimesso («non abbiamo nessuna difesa», ha detto Maiani).
Con lui va via l'intero ufficio di presidenza, con Giuseppe Zamberletti e il vicepresidente, Mauro Rosi.

«ERRORI DI COMUNICAZIONE»
E Zamberletti ieri in un'intervista a Radio Radicale, ha sottolineato che «ci sono stati degli errori di comunicazione o comunque una interpretazione dei fatti lontani dalle cautele che i quattro membri della commissione grandi rischi avevano messo in evidenza».
Zamberletti ricorda che non partecipò alla riunione dell'Aquila, «però avevo sconsigliato a Bertolaso, che mi aveva telefonato, di riunire la commissione a l'Aquila, perché in quei giorni era nata un polemica tra la comunità scientifica ufficiale ed il ricercatore Giuliani e per questo temevo che l'incontro sarebbe stato travisato. Avevo suggerito di tenere la riunione a Roma. E' stato un errore convocare all'Aquila quella riunione perché è stata interpretata come una visita che si sarebbe conclusa con un rapporto alla popolazione». Quanto al famoso verbale della Commissione, «io non lo prendo in considerazione - dice Zamberletti - perché i verbali o si fanno seduta stante o non si fanno, non si possono fare dopo la scossa del 6 aprile. Lo stesso Boschi si rendeva conto del nessun significato di un verbale redatto dopo la scossa del 6 aprile».

«ORA SI BLOCCA TUTTO»
Ed la Protezione civile avverte: ora si arriverà «alla paralisi delle attività di previsione e prevenzione, poiché è facile immaginare l'impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori considerati i pilastri di una moderna Protezione civile. Il rischio è che si regredisca a oltre vent'anni fa, quando la protezione civile era solo soccorso e assistenza a emergenza avvenuta».
Il Dipartimento lancia quindi un appello alle Istituzioni del Paese affinché «trovino il modo per restituire serenità ed efficienza all'intero sistema nello svolgimento delle proprie attività».
Sentenza choc per i giapponesi, «giacobina», per Roberto Vinci, anche lui nella Grandi Rischi, direttore dell'Istituto per le tecnologie della costruzione del Cnr. Vinci va via per due motivi: per «autodifesa», «per un fraintendimento totale delle responsabilità», e perché il tipo di accusa e di pena «mi hanno fatto pensare ai tempi dei Giacobini».
Gli scienziati Usa della Union of Concerned Scientists, parlano di decisione «assurda e pericolosa», e addirittura chiedono l'intervento Napolitano e rievocano persino la condanna di Galileo Galilei, ossia la scienza messa sotto processo.

LA PREVISIONE NON C’ENTRA
A leggere però il capo di imputazione scritto dal Pm Fabio Picuti si evince che «il compito degli imputati non era certamente quello di prevedere (profetizzare) il terremoto e indicarne il mese, il giorno, l'ora e la magnitudo». Ma più realisticamente, quello di «procedere, come dice la legge, alla 'previsione e prevenzione del rischio'».
«Di tutto questo, però - prosegue l'accusa - non vi è traccia nel verbale della Commissione Grandi Rischi». Ad alzare lo sciame delle polemiche sono intervenuti anche i rappresentati della politica a cui hanno subito risposto gli aquilani.

«LA SENTENZA VA CORRETTA»
Se a ricordare Giordano Bruno e Galilei c'ha pensato il presidente della Toscana Rossi, per tutti la frase più forte é quella di Gianfranco Fini: «La sentenza va corretta», ha detto il presidente della Camera, perché «é impossibile prevedere la gravità di un sisma», e quando questo sisma possa accadere. Condannate i cattivi costruttori, non gli scienziati, ha replicato a sua volta Pier Ferdinando Casini.
Eppure nel capo di imputazione Picuti scrive che «sarebbe stato sufficiente non definire il fenomeno in atto normale e non pericoloso; evitare la formulazione di prognosi fauste; sarebbe stata sufficiente una valutazione complessiva, secondo canoni di prudenza e nell'ottica dei doveri di previsione e prevenzione». Gli aquilani, che nei mesi scorsi hanno ben letto il capo di imputazione, non ci stanno alle accuse della politica e hanno immediatamente contrattaccato. Loro stanno coi giudici perché «chi protesta non sa nulla e non conosce carte e documentazione», come ha detto Antonio Valentini, l'avvocato penalista che con un esposto ha dato il via all'inchiesta della Procura. 

RUTELLI, COLPEVOLI DI MANCATA STREGONERIA...
«La condanna dei tecnici e scienziati della 'Grandi Rischi', in base a tutto ciò che l'esperienza scientifica ha dimostrato, sembra configurare un reato da Inquisizione alla rovescia: colpevoli di mancata stregoneria»: scrive Francesco Rutelli sulla sua pagina Facebook. «La conseguenza: chi si metterà più a servire lo Stato se rischia di finire in carcere per non avere predetto eventi imprevedibili?».