SENTENZA MONDIALE

Le dimissioni di Maiani: «i Grandi rischi li corriamo noi della Commissione»

Dopo la sentenza il presidente ha sbattuto la porta

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ROMA. Un «grande sconcerto» e un disagio altrettanto profondo.

Presiedere la commissione Grandi Rischi è stata una scommessa che il fisico Luciano Maiani aveva cominciato ad affrontare nel migliore dei modi. Salvo poi scontrarsi con l'impossibilità di far valere ogni regola. Presidente della commissione dal gennaio scorso, Maiani è stato il protagonista di un grande sforzo di rinnovamento: «ci siamo dati un nuovo regolamento, che sembrava aver eliminato i problemi che avevano portato al processo dell'Aquila».
Il problema da rimuovere, spiega, era che la commissione dovesse parlare al pubblico. Secondo le nuove regole, «la commissione fornisce pareri e si pronuncia su domande provenienti dal capo dipartimento della Protezione civile, il quale informa i suoi referenti». Una comunicazione "blindata", quindi, che poteva permettersi di essere sufficientemente tecnica e precisa con il suo unico interlocutore diretto. Tuttavia, rileva Maiani, «nell'arco di un anno abbiamo visto erodere questa paratia fra la commissione Grandi Rischi e gli amministratori». E' accaduto, spiega, che «le autorità con le quali parla il capo dipartimento della Protezione civile chiedono ulteriori pareri o risposte e che il nostro parere venisse girato direttamente ad altri».
E' quanto è accaduto, per esempio, per il terremoto in Emilia. «In quell'occasione abbiamo fornito un parere molto circostanziato e di cui sono fiero. Un parere nel quale si esprimevano preoccupazioni e che è stato girato al Governo, che ci ha chiesto di renderlo pubblico e di dare una spiegazione documentata. Questa scelta - osserva - ha fatto sì che la commissione Grandi Rischi fosse di fatto la responsabile del cessato allarme. In questo non c'é nulla di male, ma ha esposto la commissione a dei rischi».
Per fare un esempio, dice ancora Maiani, «basti pensare che in estate i sindaci avevano minacciato di denunciarci per procurato allarme. Per fortuna la stagione turistica è andata bene, ma se le prenotazioni fossero state cancellate se la sarebbero presa con noi».
«In queste condizioni la commissione non ha nessuna difesa. Si è sentita molto esposta». Non a caso, racconta scherzando, «qualcuno una volta mi ha detto che i grandi rischi li corriamo noi che facciamo parte della commissione» e la sentenza dell'Aquila «ha fatto precipitare la situazione». L'illusione che fosse sufficiente attenersi a comportamenti scientificamente corretti è andata delusa. «Penso che ci sia qualcosa di sbagliato, avvertiamo un senso di disagio».