SENTENZA MONDIALE

Grandi Rischi, dopo la sentenza i vertici si dimettono

Lasciano Maiani, Zamberletti e Rosi

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Luciano Maiani

Luciano Maiani

ROMA. «Non credo che ci siano le condizioni idonee per poter proseguire il nostro lavoro con serenità».
Così Luciano Maiani, attuale presidente della Commissione Grandi Rischi (non implicato nel processo), annuncia le sue dimissioni dal ruolo di capo della Commissione. La sentenza pronunciata ieri nel tribunale aquilano sta producendo una infinita sequenza di reazioni, anche aspre.
«Avevamo già fatto presente che le condizioni in cui opera la commissione - ha aggiunto Maiani - non permettono di lavorare con tranquillità e in serenità. La commissione e' completamente disarmata. Per questo ritengo di interrompere il mio lavoro e insieme a me hanno consegnato la lettera di dimissioni anche il presidente emerito (Giuseppe Zamberletti) e il vicepresidente (Mauro Rosi)».
Ieri sera, a caldo, dopo la decisione del giudice Maiani aveva parlato di «un profondo errore» e sui condannati aveva avuto solo parole di elogio: «sono professionisti che hanno parlato in buona fede e non spinte da interessi personali. Sono persone - aggiunge - che hanno sempre detto che i terremoti non sono prevedibili». A fronte della loro condanna, aveva contestato, «non c'é nessuna indagine su chi ha costruito in maniera non adeguata ad una zona antisismica. Questo è un profondo sbaglio».
Questa mattina si è espresso sulla vicenda anche il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri che ha parlato di «una vicenda drammatica. La giustizia ha comunque i suoi tempi e potra' manifestarsi al meglio».
Per il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, invece, «èl rischio e' che si sia affermato il principio che non e' ammesso il dubbio in una valutazione scientifica. Il ruolo della scienza non e' quello della politica e non e' neanche quello dell'amministrazione. Probabilmente c'e' un po' di confusione di ruoli».

SI DIMETTE ANCHE VINCI
Anche Roberto Vinci, direttore dell'Istituto per le tecnologie della costruzione del Cnr e componente della Commissione Grandi Rischi, ha comunicato le proprie dimissioni. La decisione di dimettersi, ha detto Vinci, si devono a due motivi: il primo, spiega, è una sorta di «autodifesa»: «ho visto che cosa è successo e ho pensato alla mia famiglia, conosco le persone condannate e sono persone per bene. Scatta l'autodifesa quando si è sotto attacco per un fraintendimento totale delle responsabilità. Il tipo di accusa e di pena mi hanno fatto pensare ai tempi dei Giacobini».

Il secondo motivo delle dimissioni è voler «dare un segnale, per quanto valga in questo Paese, di un appoggio al persone che, forse per aver agito con una certa ingenuità e certamente sotto il peso di una grande pressione , sono state accusate di omicidio multiplo».