IL FATTO

Quando D'Alfonso negava i voli sugli aerei di Toto (e accusava...)

Dopo l’interrogatorio dell’ex sindaco spunta una incoerenza dal "lontano" 2007

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d'alfonso sindaco

D'Alfonso ad una inaugurazione

PESCARA. C’è una bella domanda che l’ex sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, ha lanciato nelle sei ore di interrogatorio all’interno del processo per tangenti che lo vede indagato.
La domanda più o meno è questa: come si può ipotizzare che l’appalto per l’aria di risulta sia pilotato quando bisognerebbe ammettere che una moltitudine di persone sia a conoscenza della “magagna”? Come si può pensare che tante persone mantengano un tale segreto per tanto tempo?
Eppure c’è un precedente che riguarda proprio l’ex primo cittadino: un segreto che è riuscito a mantenere per almeno 20 anni ed è quello dei voli a bordo degli aerei dell’imprenditore Carlo Toto.
Dall’ultima deposizione di D’Alfonso sappiamo che il primo volo è stato fatto nel 1988, che i viaggi sono stati molteplici, diverse decine i viaggi in giro per il mondo e chissà quanti passaggi a bordo del jet privato.
Proprio nel 1988 Toto rilevava Aliadriatica, una piccola società di Pescara che svolgeva servizio di aerotaxi e D’Alfonso inizia a volare gratis con quella compagnia di bandiera. Nel giugno 1994 Toto acquista il primo Boeing da un fallimento e comincia con i charter sul medio raggio finché, poi nel 1995 Aliadriatica diventa AirOne e D’Alfonso vola.
«Ci siamo alzati in volo molte volte», ha detto l’ex sindaco facendo trasparire una più che consolidata consuetudine. Se è capitato spessissimo per forza di cose molte persone dovevano esserne a conoscenza: alcuni dipendenti dell’impresa, alcuni dipendenti del Comune, alcuni dipendenti dell’aeroporto, i piloti, le forze dell’ordine presenti alle dogane e chissà quante altre persone sapevano.
Eppure la circostanza che D’Alfonso volasse sugli aerei di Toto non è mai stata argomento di alcun articolo della stampa locale almeno fino a gennaio 2007. Nessuno ne ha mai parlato.
Che l’argomento più che sconosciuto fosse in realtà un tabù è una circostanza che viene provata grazie ad un articolo de L’Espresso dal titolo “Benvenuti al rischia Toto” di Primo Di Nicola e Marco Lillo che approfondiva l’ascesa dell’imprenditore e che in poche righe liquidava la circostanza che il sindaco di Pescara, Luciano D’Alfonso, volasse molto spesso con il jet di Toto, un Falcon 20.
Quella notizia, che parlava tra l’altro di due illustri abruzzesi, non trovò inspiegabilmente spazio in nessuno degli organi di informazione locali nemmeno su Il Centro che è parente stretto de L’Espresso. Il perché oggi forse è un po’ più chiaro dopo le inchieste e le audizioni in aula dei testimoni che sono sfilati nel processo Housework.
Sta di fatto che l’unico quotidiano a parlarne è stato un “giovane” PrimaDaNoi.it che riprendendo le notizie de L’Espresso le rilanciava mentre si cercava di aggiudicare la gara dell’area di risulta all’unica ditta che si era offerta (la Toto spa), mentre si viveva l’apoteosi del mecenatismo per effetto della politica dalfonsiana e si raccoglievano fondi di importanti aziende (anche Toto) per costruire l’opera simbolo di quel periodo: il ponte del mare.
Pdn invitava sommessamente ad una riflessione profonda quanto mai necessaria in quel gennaio 2007: era opportuno che un sindaco di una città sfruttasse passaggi tanto onerosi da un imprenditore che in qualche modo era connesso con l’amministrazione comunale di Pescara?
Un articolo davvero in anticipo sui tempi che fa un certo effetto leggere oggi, scritto prima di tutte le grandi inchieste, prima degli arresti, quando D’Alfonso era all’apice. quando molte cose si dicevano a mezza bocca e non si potevano scrivere.


LE «FALSITA’» DI PRIMADANOI.IT
La cosa che oggi però risulta di grande rilevanza è la risposta piccata a quell’articolo che dal Comune di Pescara arrivò all’indirizzo proprio di PrimaDaNoi.it (ma non de L’Espresso) che si era permesso di «fare illazioni», proporre un articolo «tendenzioso» e propalare «falsità». Il comunicato firmato da Marco Presutti (imputato nello stesso processo con D’Alfonso) è un lampo improvviso che illumina la scena dell’era D’Alfonso e riporta al clima di allora. Una risposta che già allora era un pesante monito.
Sull’area di risulta il comunicato del Comune diceva:

D'Alfonso sul jet

«è del tutto inverosimile e fuorviante presentare questa procedura come una sorta di ombroso rapporto a due, quando è stata esperita una regolare procedura di gara ai sensi del nuovo Codice dei Contratti Pubblici».


Sul mecenatismo degli imprenditori il Comune spiegava:

«E' ingiurioso, inoltre, parlare di "falsa beneficenza" a proposito delle iniziative di sponsorizzazione che numerosi soggetti privati hanno attivato a favore dell'Amministrazione, che hanno comportato risparmi milionari per le casse del Comune e quindi dei contribuenti. Le liberalità dei privati sono frutto della stima e della condivisione dell'operato della Giunta D'Alfonso per la riqualificazione e lo sviluppo della città, e non hanno alcuna contropartita».


Le ultime righe del comunicato, quelle relative ai passaggi aerei sono però le più importanti:


«Circa i passaggi a bordo di aerei privati, è verosimile che l'articolo dell'Espresso facesse riferimento ai voli messi a disposizione da Air One, grazie ai quali l'Amministrazione ha potuto far venire a Pescara a costo zero personalità straniere come i Sindaci di Spalato, Mostar e Durazzo, città che attualmente non sono collegate con Pescara in tutti i mesi dell'anno e per le quali l'aereo è l'unica possibilità di collegamento per persone che non sempre possono dedicare 2 o 3 giorni a un singolo viaggio».


Peccato che nell’articolo de L’Espresso si parlasse proprio del jet privato di Toto e a quel tempo Luciano D’Alfonso (lo sappiamo solo oggi) aveva già effettuato più di 20-30 vacanze, oltre una serie incalcolata di “passaggi” sul jet privato, voli pagati tutti da Toto (che sia un reato lo deciderà il tribunale) sta di fatto che avendone l’occasione nel 2007 per parlarne, il sindaco decise invece con eleganza oratoria di negare e smentire la circostanza con un comunicato ufficiale del Comune.
Perché D’Alfonso allora non parlò dei suoi innumerevoli viaggi con Toto?
Perché con la stessa naturalezza di oggi non spiegò già allora che quei viaggi erano solo frutto di amicizia invece di accusare un quotidiano di tendenziosità, di imperizia, falsità ed altre cose poco eleganti?
Sarebbe stato senza dubbio meglio: oggi l’ex sindaco avrebbe potuta vantare una coerenza che invece non c’è.


a.b.