RIFIUTI

Raccolta differenziata, superato il 40%? Fars (Rc): «quei dati non esistono»

L’osservatorio regionale fermo al primo semestre del 2011

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Mauro Di Dalmazio

Mauro Di Dalmazio

ABRUZZO. «Superata la soglia del 40% della raccolta differenziata», ha annunciato nei giorni scorsi l’assessore Mauro Di Dalmazio.

«Dove sono i dati ufficiali?», chiede Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione Comunista. «Non ci sono», si risponde da solo.
L'osservatorio Regionale Rifiuti, fa notare l’esponente dell’estrema sinistra, è fermo a dati non validati del primo semestre 2011 quando la provincia aquilana si trovava al 19,09%, quella di Chieti al 36,5%, la provincia di Teramo al 41% e Pescara al 26,5%.
«E' inutile che dica», va avanti Fars, «che ho seri dubbi sulla trasparenza di un eventuale aggiornamento che comparisse oggi improvvisamente. Va poi detto che per legge fanno testo solo dati validati e consolidati su base annuale». La legge regionale prevede tale verifica a febbraio pertanto parlarne oggi, secondo l’esponente di Rifondazione, «è puramente strumentale». Mentre potrebbe avere senso «solo un dato validato del 2012 certificato a febbraio 2013». Ma dai proclami della Regione pare sia già arrivato il momento di muoversi e pensare alla soluzione dei termovalorizzatori.
Sulle considerazioni di Isidoro Malandra che ha accusato i ‘compagni’ di Rifondazione Comunista di essere responsabili della Legge Regionale rifiuti che sdoganava e quindi spianava la strada agli inceneritori in Abruzzo, Fars non ha dubbi: «se non avessimo votato quella legge, innalzando la soglia al 40%, in Abruzzo vi sarebbe già l'incenerimento come le inchieste hanno ampiamente dimostrato». «Certo», continua il segretario regionale, «potevamo votare contro il Piano regionale rifiuti facendo dunque passare gli inceneritori già 5 anni fa. Ad inceneritore realizzato però potevamo dire di aver votato contro, bella soddisfazione».
Fars ricorda inoltre che nella legge poi non vi è alcun automatismo tra raggiungimento della soglia e realizzazione dell'incenerimento. Essa infatti costringe, qualora si voglia procedere su quella strada, a portare in Consiglio un apposito Piano in materia. La questione della termovalorizzazione infatti non è volutamente compresa nella legge regionale.


WWF: CI VUOLE IL COMPOSTAGGIO
Altro che inceneritori, sbotta invece Ines Palena del Wwf: «è ora di puntare su compostaggio e aumento della differenziata».
Negli ultimi giorni diversi Comuni della Provincia di Chieti si sono visti rifiutare il conferimento dell'organico negli impianti del Civeta, dal momento che le vasche di trattamento risultavano essere quasi tutte piene a causa di una grande mole di conferimenti, e costretti a conferire in impianti dell'Emilia Romagna. Una scelta che, dopo aver portato quasi al blocco della raccolta differenziata (con la frazione organica non raccolta, comprensibili disagi e possibili rischi sanitari per i cittadini), ha portato notevoli aggravi ai bilanci comunali.
«La direttiva Europea 98/2008», ricorda Palena, «impone agli Stati una gestione virtuosa e ambientalmente sostenibile del ciclo dei rifiuti. E' da almeno 12 anni (quando per la prima volta si tentò di riscrivere il Piano Regionale dei Rifiuti) che si continua a ipotizzare la realizzazione di inceneritori nella nostra regione. Questi impianti, non ci stancheremo mai di ripeterlo, sono fonti primarie di emissioni nocive (molte delle quali cancerogene, come le diossine e le polveri sottili), nonché costosissimi e con lunghi tempi di costruzione (10 anni almeno). Anni nei quali, mentre a cadenza più o meno regolare si tornava a riproporre l'incenerimento, si è accumulato questo gravissimo e inaccettabile ritardo».